Brutta cosa amare tanto un progetto da esserne involontariamente l’affossatore. È quanto successo al bel manga Gunnm creato dal giapponese Yukito Kishiro di cui erano stati comprati i diritti dalla 20th Century Fox che registrò il nome di dominio battleangelalita.com a nome di James Cameron intorno al giugno 2000.
E da quel momento, il regista di Titanic (1997) e Avatar (2009) si occupò praticamente soltanto di quest’ultimo prodotto, ritardando a dismisura l’inizio della lavorazione del film che avrebbe voluto dirigere lui stesso senza affidarlo ad altri. Il vero scopritore del personaggio era stato Guillermo del Toro che lo fece conoscere a Cameron che se ne innamorò immediatamente. In effetti, Kishiro era riuscito a creare un mondo affascinante – la Terra nel 2563 – in cui, pur parlando del decadimento della Società che è stato incessante dalla fine dell’ultima guerra, 300 anni prima, si raccontava di realtà dissimili tra loro – la città volante e l’altra con le fabbriche dove la vita era grama – con caratteristiche che creavano la possibilità di avventure di vario tipo. Anche il film, come la graphic novel, si svolge unicamente nelle zone più povere e Zalem, l'ultima delle città sospese, concepita come sogno irraggiungibile ma a cui tutti tendono. Visto il perdurare dei suoi impegni, Cameron aveva deciso di far rielaborare a Robert Rodriguez, per renderle più fluide, le 186 pagine di sceneggiatura e le circa 600 pagine di note che aveva scritto. Sembra che quanto scaturito lo avesse soddisfatto, tanto da convincere i produttori ad affidargli la regia (anche se inizialmente lo aveva affiancato) di questo colossal degli effetti speciali. Il film entrò in lavorazione nell’ottobre del 2016 e terminò quattro mesi dopo. La Fox ha tentato di ridurre il budget di 200 milioni di dollari ritardandone l’uscita e affidando a Studi meno onerosi l’enorme lavoro degli effetti visivi, ma non ci è riuscita per cui il film arriva sugli schermi con forte ritardo, ma co un costo è ancora più lievitato. La storia ruota attorno ad Alita (il nome è quello della figlia morta del dottore che la cura), una cyborg scoperta in un deposito di rottami che non ha ricordi della sua esistenza precedente. Ben presto scopre di essere una combattente e, quando si lancia in imprese apparentemente impossibili, iniziano a riaffiorare i ricordi. Pur essendoci una storia d’amore adolescenziale tra lei e un ladro di componenti elettroniche che ruba alle persone che vivono solo con quegli ausili tecnologici, il punto di forza dell'operazione è l'apparato visivo, spettacolare con sequenze piene d'azione. Purtroppo, ogni cosa scivola nella noia quando la sceneggiatura dovrebbe dare visibilità ai personaggi. Molti buoni attori nel cast, alcuni solo in mediocri cammei, ma soprattutto i protagonisti maschili - Christoph Waltz e Mahershala Alì - sono sacrificati sull’altare di una spettacolarità a sé stante.