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Mobbing!···· Mobbing!···· Hot

Mobbing!····

ImageMobbing è una parola inglese che deriva dal verbo to mob e significa, letteralmente, fare ressa attorno a una persona. In senso traslato descrive l’azione di quei dirigenti d’azienda che mettono in croce un qualche impiegato per costringerlo a licenziarsi. Giulio Beraldi ha assunto questo termine in senso molto ampio per uno spettacolo che allinea le confessioni di quattro lavoratori, due uomini e due donne, resi nevrotici dalle condizioni in cui sono costretti. Non sempre si tratta di vittime della volontà dispotica aziendale, in un caso, anzi, viene da pensare che forse è la ditta ad essere succube delle nevrosi dell’impiegata.

S’inizia, appunto, con una segretaria che finisce isolata in un lontano archivio causa le sue manie orientaleggianti – tisane, vestiti, mantra, e via elencando – che la rendono insopportabile ai colleghi. Si prosegue, più che un caso di mobbing è un esempio evidente di molestie sessuali, con una giovane finita in un ufficio di soli uomini che, per due anni, la martirizzano con allusioni sessuali, vere e proprie aggressioni verbali, scherzi di pessimo gusto. Si va avanti ed è più un caso di abuso d’autorità che non di mobbing, con un impiegato che non riesce ad andare in ospedale, ad orario di lavoro concluso, per vedere l’ultima volta il padre morente: un dispotico direttore gli affida in continuazione incarichi da servo, minacciandolo di licenziamento. L’ultimo episodio è, tecnicamente parlando, quello che più si avvicina alla casistica sindacale del mobbing. Un medico onesto denuncia le malefatte di un primario ladro e finisce per essere messo da parte ed evitato dai colleghi. Non si tratta, dunque, di qualche cosa di pansindacale, ma di un mosaico di nevrosi impiegatizie lucide e terribili. Superata l’iniziale sconcerto, la proposta rivela per intero la sua forza scenica e , soprattutto attoriale. Uno spettacolo di ottimo livello, appassionante e di alta professionalità.

valutazione: 1 2 4 5

Regia e drammaturgia: Giulio Baraldi; interpretyi: Alessandro Castellucci, Chiara Petruzzelli, Rocco Ricciardulli, Debora Zuin;  assistente alla regia: Claudine Castay; foto: Alessandro Genovesi; musiche: Tiro Mancino; produzione Macrò Maudit; 2003

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