11° Festival del Cinema Europeo - Pagina 2

Stampa
PDF
Indice
11° Festival del Cinema Europeo
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
I premi
Tutte le pagine
Cinque minuti di Paradiso
Cinque minuti di Paradiso
Migliore sceneggiatura è stata considerata quella di Five minutes of Heaven (Cinque minuti di Paradiso), una produzione irlando - britannica diretta dal regista tedesco Oliver Hirschbiegel e la cui interprete Anamaria Marinca ha ricevuto il riconoscimento quale migliore attrice non protagonista. In Irlanda, nel 1975, Alistar, un giovane militante protestante uccide un cattolico davanti agli occhi del fratello. Siamo in piena guerra civile e gli omicidi politici si susseguono a ritmo incalzante. Sono passati più di trent’anni, alla guerra è subentrata la pace fra le due comunità, ma i sentimenti e i ricordi non sono per niente sopiti. Complice una trasmissione televisiva, i due dovrebbero rincontrarsi, ma Joe, che pensa di cogliere l’occasione per vendicarsi, fugge prima che l’incontro avvenga. A questo punto sarà il militante protestante ad andarlo a cercare e i due avranno uno scontro fisico che rasenta la tragedia. Tuttavia saranno proprio quelle botte a siglare una sorta di chiusura della vicenda prima che la tragedia si ripeta. Il film è strutturato in modo che i due interpreti principali vi abbiano un ruolo decisivo, in questo James Nesbitt, più ancora che Liam Neeson, riesce a rendere credibile il suo personaggio pur con qualche caduta nel gigionismo e nell’esagerazione di gesti ed espressioni. In complesso è un film di ottima confezione professionale, ma tutt’altro che originale e, cosa che più conta, del tutto estraneo al cuore dei temi che segnarono il lungo massacro irlandese.
La riberlle
La ribelle
Miglior interprete è stato giudicato Michel Piccoli protagonista de L’insurgée (La ribelle) del francese Laurent Perreau. Il film racconta il difficile rapporto fra un anziano combattente della Resistenza, ossessionato da ciò che ha visto e fatto, e la nipote diciottenne che non vuole studiare, gli ruba i soldi e vive solo per il nuoto. I due abitano da soli in una grande casa deruta, non si parlano e, frequentemente si guardano in cagnesco. Complice un infarto dell’anziano e una delusione d’amore della giovane, troveranno finalmente il modo di aprirsi l’uno all’altra e di stabilire un rapporto e una separazione non traumatici. È il classico film di cultura e struttura transalpina, pieno di monologhi fluviali alternati a lunghi silenzi. E’ un film molto di testa e quasi niente di pancia. Un dato molto positivo è nell’interpretazione in cui una giovanissima Pauline Etienne tiene testa senza alcun timore a un mostro di bravura come Michel Piccoli.
Cosmonauta
Cosmonauta
Per completare la lista dei riconoscimenti c'è, poi, il Premio Mario Verdone, vera novità di questa edizione. Il primo riconoscimento è andato a Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli di cui abbiamo già parlato al momento della presentazione sugli schermi e che qui ricordiamo. La trentaquatrenne regista esordisce nel lungometraggio dopo una consistente e fruttuosa esperienza nel corto e avendo sovrainteso al backstage de Il Caimano di Nanni Moretti (2006). L’asse del film è una storia, non inedita, di crescita – in questo caso dall’infanzia all’adolescenza – ma con l’originalità di un’ambientazione, l’Italia delle sezioni comuniste dagli anni che vanno dal 1957 al 1963, abbastanza precisa. All’inizio Luciana, nove anni, rifiuta la comunione nel bel mezzo della cerimonia, perché si dichiarano comunista e ammiratrice delle capacità scientifiche, soprattutto nel campo dell’esplorazione cosmica, dell’URSS. Sua madre, rimasta vedova con lei e un altro figlio moderatamente handicappato a carico, si risposa con il classico membro del generone impiegatizio romano, un benestante baffuto e di simpatie, se non proprio di destra, sicuramente conservatrici. Sono passati sei anni e la ragazza, ormai avviata a diventare donna, deve destreggiarsi fra entusiasmi politici e compromessi, ambiente familiare opprimente e sogni di un futuro radioso, rabbia per il tradimento dei cugini socialisti che, dopo il tentativo paragolpista del democristiano Fernando Tambroni (1960), si apprestano a realizzare al primo centro – sinistra, e speranze di vittorie elettorali che, tuttavia, si limitano a qualche punto percentuale in più, senza intaccare la solida predominanza del potere democristiano. Un clima e ambienti che la regista descrive con buona precisione, tuttavia ciò che conta è la sensibilità nella descrizione dei sussulti della psicologia femminile in un’età e in tempi difficili. E’ questo il vero lato politico del film, quello che trasforma la giovane compagna in un’incubatrice di quelle che saranno le lotte operaie e studentesche della fine degli anni sessanta.