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La resa dei conti La resa dei conti Hot

La resa dei conti

Cast, Crew, Infos - Teatro

Titolo originale
La resa dei conti
Autore
Michele Santeramo
Interpreti
Daniele Russo e Andrea Di Casa
Scene
Lino Fiorito
Luci
Cesare Accetta
Compagnia
Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

Prima di iniziare a parlare della bella commedia che ci giunge in una bella edizione creata nei lidi culturali napoletani, è di rigore scoprire chi sia riuscito a creare un mondo parallelo in cui tutto è l’opposto di tutto, dove quello che appare spesso non è, in cui si riesce a convincere che il Libero Arbitrio è una grande fregatura che aiuta solo chi lo ha imposto agli uomini.

Non è una commedia anticlericale, semmai laica. Scritta nel 2018 e messa subito in scena, è dovuta all’originalità di Michele Santeramo nato Terlizzi nel 1974. È attore, drammaturgo, regista ma, soprattutto, uomo capace di non fermarsi all’esteriorità imposta dalle nostre conoscenze che limitano le nostre possibilità di cambiare, di crescere. Nel 2009 scrive Sequestro all’italiana che arriva in finale al Premio Riccione per il Teatro; nel 2011 lo vince con Il Guaritore. Gli è stato assegnato anche il premio Ubu per la migliore novità italiana nel 2014. I suoi testi sono stati tradotti e messi in scena in Romania, Francia, Polonia, Stati Uniti, Brasile e trovano buona circuitazione anche in Italia. In 60 minuti riesce a fare ridere, a fare capire la disperazione dei suoi personaggi, a trasformarli da nemici ad amici vincolati dallo stesso dramma di non potere accettare sé stessi. È un testo che fluidamente scorre sul palcoscenico, che richiede grande vigore e assoluta padronanza scenica da parte dei protagonisti. Due soli interpreti, ma di grande bravura. Daniele Russo, diplomato all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli, ha una venticinquennale esperienza teatrale e ha saputo creare con sensibilità l’uomo che non è riuscito a morire nonostante avesse affrontato con determinazione il suo suicidio; il tutto a causa dell’intervento di una persona che ha bisogno di ottenere un riscontro per le sue capacità di salvatore (ma soprattutto di Salvatore con la S maiuscola). Gli dà vita Andrea Di Casa, uscito dalla scuola dello Stabile di Genova, attore di grande esperienza che spazia dal cinema alla televisione per poi tornare al suo grande amore: il teatro. Si presenta come Gesù Cristo, come figlio imbronciato col Padre Celeste che non lo aiuta ad avere un’esistenza migliore. È uomo tra gli uomini ma ha più debolezze di chi dovrebbe aiutare. La commedia mette a confronto questi due disadatti, persone che potevano avere un’esistenza normale ma che i casi della vita hanno trasformato in qualche cosa che loro stessi non possono accettare. Ogni cosa detta nasconde molto di non detto, ogni parola potrebbe più celare che svelare il mistero su cui finge di fare luce. Per meglio capire lo spirito del testo, può essere utile citare le parole dell’autore: Ci devono essere momenti in cui quel che si è fatto non deve bastare a raccontare quel che si è diventati. Normalmente, il mondo nel quale viviamo, quello fatto di relazioni reali e virtuali, non ammette cambiamenti. Ti identifica in un personaggio e in quello ti lascia per sempre. Ma potrebbe non essere così per sempre. Dovremmo poterci prendere tutti una rivincita sul passato, su quel che siamo stati, inventarci un personaggio, crederci prima noi e poi aspettare che qualcuno ci creda insieme a noi. Cambiare la vita se la vita non funziona. Per evitare che diventi una condanna. L’uomo abbandonato dalla moglie che da persona ‘normale’ si trasforma in barbone, l’altro che nasconde la sua origine e cerca di trasformarsi in Gesù Cristo urlano il loro disagio ma nessuno li vuole ascoltare fino a quando non cercano di aiutarsi l’uno all’altro. La bravura di Michele Santeramo è stata di stemperare i momenti più drammatici con passaggi che portano al sorriso, a tratti alla risata. Tutta la prima parte della commedia parrebbe avere una logica, sembrerebbe raccontare una realtà possibile pur avendo in scena uno dei due interpreti che professa essere il figlio del Creatore. È come un miraggio, un qualche cosa che ben presto si trasforma in una realtà completamente diversa in cui vediamo due uomini prigionieri prima di se stessi e poi della società. È nel loro rapporto, nel parlare, urlare, contestarsi, impietosirsi il valore di un’opera di assoluto interesse. Dirige con bravura Peppino Mazzotta, attore e regista teatrale particolarmente dotato, ma conosciuto soprattutto per aver interpretato, in tutti i film per la TV della serie Il commissario Montalbano realizzati fino ad oggi l'ispettore Giuseppe Fazio, uno dei protagonisti della serie dei libri di Andrea Camilleri. Scenografie ridotte al minimo e la luce che diviene un preciso elemento narrativo, raccontando e facendo immaginare quello che non si vede.

opinioni autore

 
La resa dei conti 2020-01-18 11:22:04 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
8.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    18 Gennaio, 2020
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