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Nella notte tra il 4 ed il 5 settembre 2014, attorno alle 2,30, c’è stato un inseguimento nel quartiere Traiano di Napoli tra un motorino su cui si trovavano tre persone e un’auto con due carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli. I carabinieri hanno chiesto alle persone sul motorino di fermarsi ma queste non hanno obbedito. E’ stato sparato un proiettile dall’arma di uno dei carabinieri e il proiettile ha colpito Davide Bifolco. Il ragazzo è stato portato all’ospedale San Paolo ma è morto poco dopo il ricovero. Pochi giorni dopo avrebbe compiuto 17 anni.

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Sono come voi, amo le mele

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Sono come voi, amo le mele

 

Terzo dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Sono come voi, amo le mele è una commedia a tratti molto divertente che tratta di temi a dire poco drammatici, attraverso un dialogo che avviene tra tre ex first Lady di autentici dittatori, il tutto prima di una conferenza stampa che dovrebbe presentare un ipotetico film su di loro. Il titolo della commedia si riferisce a uno scritto di Muammar Gheddafi: l'ex dittatore libico si presentava come un sovrano solitario che viene ingiustamente perseguitato dal popolo. Qui la frase è detta dalla vedova del ex presidente tunisino Ben Ali. Le donne sono fedeli al cliché che ha caratterizzato fino ad allora la propria vita e si pasciono della loro appartenenza politica, anche dopo essere state destituite. L’ironia entra immediatamente in scena quando le tre signore iniziano a scambiare qualche parola come fossero borghesi vicine di casa; ma i loro pettegolezzi riguardano  argomenti un po’ particolari quali feste con Stalin e baci di Mao, collezioni di scarpe (la Marcos ne possedeva più di 3000) e reggiseno antiproiettile. Ma questa apparente familiarità dura ben poco. Col passare del tempo diventano sempre più violente, difendendo e glorificando il loro passato fatto di azioni crudeli, volendo dimostrare alle altre la liceità del loro comportamento; non solo, di essere superiori alle altre e di avere ancora l’amore del popolo. Personaggio centrico, comicamente grottesco, è il traduttore che dovrebbe traslare ogni cosa in maniera precisa ma ben presto, nel timore di potere fomentare qualcosa che rischia di divenire un incidente diplomatico, inizia ad inventarsi situazioni completamente differenti che utilizza per censurare le frasi fin troppo dirette, farcite di insulti di ogni tipo. L’uomo alla fine non può che soccombere, non riuscendo a mantenere sotto controllo uno scontro che potrebbe cambiare le sorti del mondo. Per intendere la comica drammaticità dei dialoghi basterà citare Margot, moglie di Erich Honecker, che chiede innocentemente Cosa posso fare se qualcuno è tanto stupido da scavalcare il muro?, le altre rispondono con altre perle di saggezza di questo tipo, facendo sorridere e, nello stesso tempo, rabbrividire per la perfidia che emerge. Sono come te, amo le mele è la quinta commedia scritta dalla Walser ed è stata presentata a Mannheim nel 2006. L’edizione italiana si avvale dell’ottima regia di Barbare Alesse che descrive le sue tre protagoniste geni del male ma simpatiche ed affascinanti. Forse il traduttore è visto in maniera fin troppo grottesca, ma considerato che è alla mercé di tre donne dominatrici ogni cosa detta e fatta potrebbe essere possibile. Cristiano Dessì, diplomatosi alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova nel 2009, anche per scelte registiche domina il palcoscenico divenendo autentico mattatore. Brave anche Ernesta Argira, Lisa Galantini e Irene Villa perfettamente affiatate e in grado di fornire la giusta intensità ai propri personaggi.

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Il Grande Salto

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Il Grande Salto

Giorgio Tirabassi è attore che spazia dal comico al drammatico con grande bravura, riuscendo ad essere sempre il personaggio che interpreta in quel momento, con tutte le sue sfumature. Avvicinandosi alla regia, ha cercato di realizzare un film in cui siano presenti comico, commedia, melodramma ma, dopo la prima parte in cui l’equilibrio è bene presente (anche se la comicità è componente più elevata) il regista sembra non avere la capacità di scegliere uno stile, rendendo molto frammentario quello che appare sullo schermo.

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American animals

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American animals

American animals, in programmazione in questi giorni nelle sale italiane, è una pellicola del 2018, sceneggiata e diretta dal giovane documentarista Bart Layton, classe 1974, al suo esordio alla regia. La vicenda raccontata si ispira ad una storia realmente accaduta nel 2003, quando quattro studenti universitari intentano il furto di un rarissimo manoscritto, dal grande valore e custodito con limitate misure di sicurezza, nella biblioteca della Transylvania University di Lexington in Kentucky. Sorprendentemente l’impresa riesce e per i quattro è l’inizio di un viaggio destinato al fallimento in un susseguirsi di tentativi goffi e maldestri ma soprattutto vani di rivendere la refurtiva. Nel ruolo dei quattro studenti, si cimentano quattro giovani promesse delle serie televisive americane: Evan Peters, nel ruolo di Spencer, un annoiato e svogliato studente d'arte che sente nella sua vita l'assenza di qualcosa di significativo che lo ispiri, Berry Koeghan (Warren), nei panni dell’amico d’infanzia, giocatore di calcio ma insoddisfatto del college e della sua mediocre vita di privilegi; Blake Jenner e Jared Abrhamson, nei panni rispettivamente di Erik e Chas, anch’essi compagni di college che si lascano coinvolgere con falese promesse, più per noia che per una reale motivazione. Layton è bravo nel mescolare realtà e commedia nel ricostruire uno spaccato della provincia americana, bianca e benestante, incarnata da una generazione di trentenni, insoddisfatti, senza prospettive e ideali, a cui non manca di niente ma è priva di quegli anticorpi necessari per vivere e farsi strada con le proprie forze nella società. Buona la scelta da parte del regista di inframezzare la narrazione con le interviste di commento ai veri protagonisti della vicenda, che hanno sbagliato e hanno pagato un prezzo importante, ciascuno latore di una versione dei fatti. L’esito è una commedia agrodolce, che ha ritmo e aspetti anche ironici, con un finale aperto su come siano davvero andate le cose.

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X-Men - Dark Phoenix

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X-Men - Dark Phoenix

Nel dodicesimo film della saga degli X-Men si nota subito lo sforzo di affrontare in modo più diretto, senza troppi fronzoli, la vicenda. Si parla della Fenice, apparsa sugli albi degli X-Men per la prima volta a metà degli anni ‘70, informe entità cosmica che annienta e riesce ad impossessarsi dei corpi e delle menti di creature particolarmente dotate. 

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Polaroid

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Polaroid

 

Lars Klevberg, norvegese, autore del corto da cui il lungometraggio è tratto, dimostra di essere un buon regista in grado di creare atmosfere da paura usando più un attento dosaggio tra luce e buio che non nel creare qualcosa di goticheggiante basato troppo sugli effetti speciali.

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L'Angelo del Male - Brightburn

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L'Angelo del Male - Brightburn

 

Kripton sta per esplodere e i genitori decidono di inviare il figlioletto con un razzo sulla Terra, dove potrà avere una nuova vita. I genitori adottivi di quello che sarebbe divenuto Superman lo crescono e lo accudiscono nella loro fattoria senza mai domandarsi troppe cose sulle origini del neonato, per loro un grande dono venuto dal cielo. 

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Quel giorno d'estate

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Quel giorno d'estate

Mikhaël Hers torna su fatti di cronaca che hanno sconvolto la Francia negli ultimi anni, occupandosi dei terribili attacchi terroristici a Parigi. Lo fa con un’impostazione intimista, richiudendo questo immane dramma entro il recinto, forse ancora più coinvolgente, di un microcosmo privato, di vite come tante che in pochi attimi dimenticano la serenità per sprofondare nel dolore. 

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Forse è solo mal di mare

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Forse è solo mal di mare

Simona De Simone, trentaquatrenne di Nardò che utilizza come pseudonimo artistico il nome di Nuanda Sheridan, ha seguito corsi di regia e recitazione teatrale per poi formarsi in regia cinematografica. Dapprima come aiuto, poi come autrice di Satyagraha (2017) - mediometraggio che racconta di una storia d’amore e reincarnazione esplorata attraverso il viaggio di un’anziana donna tra le sue vite precedenti – con Forse è solo mal di mare ha firmato il suo primo lungometraggio. Ha ridimensionato le sue mire di cinema d’autore e ha portato sullo schermo temi molto popolari da commedia sentimentale utilizzando un taglio da prodotto televisivo di routine: purtroppo dimostra  l’incapacità assoluta di creare un film che abbia un minimo di interesse. Non è tra chi lo ha scritto (sceneggiatura davvero poco riuscita) ma lei ci mette molto di sé con la scelta di inquadrature convenzionali in cui Linosa è l’unica che si salva grazie alla sua selvaggia bellezza, con una costruzione narrativa poco interessante. Attori pur di buona qualità non riescono mai a credere a quanto dicono e fanno, quantomeno non riescono a trasfondere all’esterno emozioni. La Sagra del paese con un prete che vuole creare una Festa patronale da ricordare (e, in senso negativo, raggiunge lo scopo), il bar tabaccheria dove tutti vanno ma che è contestato perché smercia brioche non fresche, un Liceo Scientifico che parrebbe essere collocato in questo lembo di terra abitato da poco più di 400 persone sono alcuni dei suoi elementi. Su questi, lo sviluppo di una storia davvero poco interessante. Un fotografo che ha girato il mondo si ferma sull’isola per amore di una bella donna che sposa e da cui ha una figlia che lo adora; il suo nuovo lavoro è il pescatore. La donna, dopo 17 anni, segue un uomo apparentemente poco interessante e li abbandona. La ragazza è molto vicina al padre che praticamente dipende da lei, ma ha anche il sogno di andare a seguire i corsi di pianoforte al Conservatorio di Lugano. Intanto giunge una bella professoressa con una supplenza nel Liceo che è interessata sentimentalmente all’uomo. Tutto qui, per un’opera poco coinvolgente. La speranza è che gli abitanti dell’isola, almeno loro, si siano divertiti. Primo film prodotto dalla Cibbè Film, nata dalla passione per il cinema di alcuni imprenditori tessili pratesi, speriamo non tolga la voglia a questi cinefili di investire denaro in altri progetti, magari valutando in maniera diversa i progetti in cui impegnarsi.

 

 

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Palottole in libertà

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Palottole in libertà

Pierre Salvadori non è uno dei grandi registi d’oltralpe ma, nello stesso tempo, non può certo essere definito decoroso artigiano. Ama temi un po’ diversi, gioca con la commedia in cui riesce ad inserire anche il dramma - Piccole crepe grossi guai (Dans la cour, 2014) – o temi romantici - Beautiful Lies (De vrais mensonges, 2010) e Ti va di pagare? - Priceless (Hors de prix, 2006) – ma anche il thriller come in Les marchands de sable (2000). 

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Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock and Roll. Evento di tre giorni

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Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock and Roll. Evento di tre giorni

Esiste una città, non lontana da New York, che è stata la culla della musica dal jazz al rock per un secolo, con un due zone bene divise tra loro (quella povera abitata da emigranti e dalle persone di colore, l’altra con sfavillanti hotel di lusso). Si arrivò ad avere un centinaio di locali, fossero bar o teatri, balere o ristoranti in cui si suonava e sentiva musica anche fino alle 5 del mattino, dove difficilmente si diveniva ricchi ma in cui il collante dell’arte ha unito per generazioni migliaia di persone che superavano i gravi limiti del colore della pelle ed il diverso ceto per unire le loro emozioni in un fiume strabordante di originalità e di creatività. 

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L'angelo del crimine

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L'angelo del crimine

Il trentottenne argentino Luis Ortega, regista di alcuni lungometraggi cinematografici, tenendo ben presente i precedenti del filone biografico che racconta di ‘cattivi’ più o meno famosi, porta sullo schermo la figura di un ragazzino che aveva tendenze sessuali molto complesse ed il piacere di uccidere a sangue freddo. Carlos Eduardo Robledo Puch, arrestato dalla Polizia quando non aveva ancora 20 anni, è stato ritenuto colpevole di 11 omicidi (ma si ipotizza fossero molti di più) compiuti durante azioni criminali, ma non necessari per l’economia del furto. Lui dichiarava di essere ladro da sempre, di non dare valore alla proprietà, di fare questa vita solo perché lo emozionava.

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Estate in dicembre

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Estate in dicembre

Secondo dei cinque spettacoli inseriti nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, Estate in dicembre è un ottimo esempio di commedia popolare in cui i personaggi riacquistano il loro valore all’interno della storia narrata, con un modo intelligente di unire il dramma a momenti di particolare divertimento. Tre generazioni di donne sul palcoscenico, l’incontro scontro tra le loro personalità, un ritratto assolutamente credibile che coinvolge emotivamente lo spettatore. È la storia di una famiglia segnata dall'assenza del padre in cui vivono donne che cercano disperatamente di separarsi, ma rimangono unite per l’impossibilità di avere un distacco definitivo. E’ una vera e propria riflessione sui conflitti generazionali vissuti da persone che si amano ma continuamente si rimproverano soprattutto perché sono insoddisfatte della vita che interpretano, non si accettano e fanno cadere questo peso su chi le attornia. 

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Teatro Nazionale di Genova

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Bashir Lazhar

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Bashir Lazhar

Primo di cinque spettacoli inserito nell’ambito della XXIV edizione della Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, fiore all’occhiello del Teatro Nazionale di Genova nell’ambito della proposta di nuove tendenze nel teatro, Bashir Lazhar è commedia scritta da Evelyne de la Chenelière nel 2002 quando aveva 27 anni. Attrice, commediografa, scrittrice artisticamente francese, ha inserito in questo testo temi a dire poco drammatici in cui i personaggi mai si piangono addosso, in cui la vita si affronta senza paura per evitare di essere schiacciati. Nel 2011 la commedia era stato fonte ispiratrice del bel film Monsieir Lazhar che ha rappresentato il Canada agli Oscar, diretto da Philippe Falardeau e interpretato dal comico algerino Mohamed Saïd. 

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Teatro Nazionale di Genova

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Mostra Luzzati

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Mostra Luzzati

Si è inaugurato nel Sottoporticato del Palazzo Ducale di Genova Labirinto Luzzati, la mostra antologica dedicata al grande artista genovese che sarà aperta fino all’inizio di novembre.
Dopo la chiusura del Museo a Porta Siberia per evitare che i materiali non siano più visibili il Comune ha voluto ed appoggiato questa mostra curata da Sergio Noberini e organizzata da Palazzo Ducale Fondazione per Cultura assieme alla Lele Luzzati Foundation: in attesa di una collocazione definitiva si possono ammirare alcuni dei pezzi più interessanti.

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L'uomo che comprò la luna

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L'uomo che comprò la luna

Piccolo grande film che ha unito il Continente Sardegna con Argentina ed Albania in uno sforzo produttivo che ha permesso la nascita di una commedia divertente, grottesca che racconta come poche un mondo isolano in cui convivono modernità e tradizione. La Natura serve da sfondo - ma spesso diviene anche protagonista - di scene particolarmente riuscite con interpreti in lingua del livello di Stefano Fresi e Francesco Pannofino (perfetti i loro seriosi funzionari dei Servizi Segreti alla ricerca di chi ha comprato la Luna) in simbiosi perfetta con chi del sardo ha la base del proprio esprimersi. Si gioca con gli incontri tra chi rappresenta la tradizione e un giovane militare originario del luogo a cui viene ordinato di infiltrarsi per fornire informazioni ma che è assolutamente discosto da questo mondo che non conosce, che ha dimenticato forse volontariamente o che ha rimosso senza rendersene conto. 

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Come sono diventato stupido

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Come sono diventato stupido

Martin Page, a 26 anni, ha debuttato nel mondo della narrativa con un libro originale che fa anche sorridere, a tratti dal taglio autobiografico. Parte da una idea tutt’altro che banale – l’uomo che trova nella propria intelligenza un limite per essere accettato da sé stesso e dagli altri – per sviluppare una storia in cui il tono ironico non nasconde la drammaticità di quanto raccontato. Il protagonista, un venticinquenne con intelligenza analitica scollata da una realtà emotiva, tenta di trovare certezze attraverso i libri, la conoscenza, un insieme di nozioni che lo rinchiudono nel lager della cultura.

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Teatro Binario 7, Monza

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Scene da un matrimonio

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Scene da un matrimonio

Andrei Konchalovsky ha ridotto in un paio d’ore il noto film di Ingmar Bergman (169 minuti) nato dalla miniserie televisiva che comprendeva sei episodi (300 minuti). Ambientato nella Roma degli anni ’70, racconta di un professore universitario apparente innamoratissimo dalla bella moglie russa e del loro rapporto che tra alti e bassi dura ormai da 15 anni.

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Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival, Napoli Teatro Festival Italia

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Bangla

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Bangla

Ma che bella sorpresa: un film giovanilistico, bello, ben girato, ricco di trovate con un dialogo mai troppo scontato. Quando poi si ‘scopre’ che l’idea, la co-sceneggiatura, la regia ed il ruolo da protagonista è tutto da ascrivere ad un figlio del Bangladesh nato in Italia 24 anni orsono, il piacere aumenta ancora di più.

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Mò vi Mento – Lira di Achille

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Mò vi Mento – Lira di Achille

Difficile capire le vere intenzioni di questa commedia all’italiana che parrebbe volere approfondire il tema della malapolitica ma che si limita a unire in qualche maniera gag più o meno riuscite col tentativo di creare un film. Stefania Capobianco e Francesco Gagliardi, quest’ultimo anche produttore del film con la sua FG Pictures, sono al debutto nella regia del lungometraggio (Stefania non ha diretto nemmeno uno short) con un passato impegnato di ecologisti e, in genere, di persone coinvolte nel sociale: da loro si poteva attendere tutto tranne che un’opera tanto epidermicamente vacua e, gravissimo per una commedia, che mai riesce a fare ridere.

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John Wick 3 - Parabellum

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John Wick 3 - Parabellum

(F. F.) Anche in questa terza parte di una saga che non dà l’impressione di avere raggiunto l’ultimo capitolo (gli incassi sono davvero elevati) l’azione è realizzata come ai vecchi tempi senza troppi effetti speciali ma con una miriade di stuntman che divengono i veri protagonisti delle azioni adrenaliniche.

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