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Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa

Cast, Crew, Infos - Teatro

Titolo originale
Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa
Autore
Eugenio Barba, Lorenzo Gleijeses e Julia Varley
Interpreti
Lorenzo Gleijeses
Scene
Roberto Crea
Luci
Mirto Baliani
Compagnia
Fondazione Teatro Piemonte Europa, Nordisk Teaterlaboratorium, Gitiesse Artisti Riuniti con il sostegno di Centro Coreografico Körper

Questo impegnativo progetto artistico, per la sua realizzazione, ha richiesto l’unione di varie entità con modi differenti di intendere l’Arte, linguaggi che hanno trovato un equilibrio all’interno di uno spettacolo di circa 70 minuti in cui l’unico protagonista ‘visibile’ si addossa il peso di una drammaturgia composita e complessa, in grado di creare tensione e capace di raccontare psicosi comuni a molte persone. 

Un attore ballerino che alla ricerca della perfezione compie un viaggio verso l’autodistruzione, con voci fuori campo che non lo aiutano certo a trovare un equilibrio quasi inconsciamente rifiutato. Metamorfosi di Franz Kafka è sempre presente con la voce del padre che impone un percorso al figlio fatto di sudore, sofferenza, perfezione in cui mai appare la pietas (o, meglio, in un breve momento gli ‘concede’ di fermarsi per prendere fiato). Ma tutte le persone (meglio, le voci) con cui si confronta creano in lui ulteriori tensioni. Del padre abbiamo già detto ma c’è anche la psicanalista che non si fa trovare quando il suo intervento sarebbe indispensabile, la fidanzata che non gli dona serenità ma aggiunge problemi a problemi, la voce ‘automatica’ del cellulare che gli preclude la possibilità di registrare un messaggio rivolto al padre/maestro ma anche di registrare per intero un sogno da fare valutare alla psicanalista. È un percorso che non potrà portare ad altro se non alla tragedia che si respira nello svolgere di azioni che tendono ad annullare la volontà di un artista di essere anche un uomo. Ovviamente, non è un caso che il nome Gregorio Samsa accomuni i due personaggi i cui destini sono speculari: Kafka è la base di questo dramma in cui assistiamo, senza potere intervenire, ad un auto annullamento senza via di ritorno. L’impostazione drammaturgica, anche se è parto di tre differenti autori, è da ascriversi al 83enne Eugenio Barba che ha sviluppato tutta la sua vita artistica all’estero: una delle figure di spicco del teatro contemporaneo. Noto come allievo ed amico di Jerzy Grotowski (tre anni con lui in Polonia), fondatore e direttore del Nordisk Teaterlaboratorium Odin Teatret dal 1964. Questa è la prima regia al di fuori della sua compagnia composta da attori in maggior parte autodidatti, o espulsi dalle Accademie dei loro paesi, che hanno negli anni elaborato un progetto pedagogico fondato sul confronto e l'acquisizione di diverse culture e tradizioni performative. Il suo messaggio è chiaro: spesso le istituzioni tendono a premiare la normalità, contenuti e sviluppi narrativi classici vissuti attraverso performance prive di originalità dove anche il linguaggio non riesce a superare i livelli della prevedibile ripetitività. L’incontro artistico con Lorenzo Gleijeses è accaduto anni addietro ma questo è il primo progetto completamente creato dal loro modo dissimile ma coerente di intendere il linguaggio teatrale; la gestazione è durata anni. Nel 1991 aveva debuttato giovanissimo col padre Giuseppe (Geppy) e Regina Bianchi che è stata per anni sua madrina artistica. Sempre generoso nel suo lavoro, ha alternato testi più classici con esperienze da performer. In questo suo mettersi sempre alla prova c’è lo spirito di Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa che richiede a lui, oltre una concentrazione assoluta, un notevolissimo impegno fisico. Dialoga con personaggi invisibili, ha come unica compagnia un’aspirapolvere robot che si muove creando con lui un dialogo visivo. Quarto autore, non citato come tale, è Mirto Baliani che ha creato la magia dello spettacolo attraverso uno studio delle luci e dei suoni che spesso sono protagonisti di quanto accade sul palcoscenico. Dapprima si occupa di presentarci Glaijeses illuminando parti del suo corpo o creando riquadri di luci che interrompono il buio per creare spazi vitali per le prove del ballerino, alla fine racconta con sapienza e con drammaticità visiva e sonora il crollo dell’uomo: qui ogni cosa parla di fine imminente. Julia Varley, diretta collaboratrice di Barba, è attrice e regista formatasi in Italia ma da sempre uno dei punti di riferimento del Odin Teatret di cui è componente molto attiva. Il suo apporto al progetto, oltreché nella scrittura, è nella costruzione registica dei vari momenti visivi; inoltre, è la voce della psicoanalista. Lo spettacolo si occupa di un danzatore, omonimo del protagonista della Metamorfosi di Kafka, prigioniero della continua ripetizione dei propri materiali performativi in vista di un imminente debutto. Ma il suo perfezionismo lo catapulta in un limbo in cui si erodono i confini tra reale e immaginario, tra teatro e vita quotidiana.

opinioni autore

 
Una giornata qualunque del danzatore Gregorio Samsa 2020-03-04 10:28:34 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    04 Marzo, 2020
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