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Lebensraum Lebensraum

Lebensraum

Cast, Crew, Infos - Teatro

Titolo originale
Lebensraum
Autore
Jakop Ahlbom con la collaborazione di Judith Wendel.
Interpreti
Reinier Schimmel, Jakop Ahlbom/Yannick Greweldinger, Silke Hundertmark, Leonard Lucieer, Ralph Mulder/Empee.
Scene
Douwe Hibma e Jakop Ahlbom
Musica
Alamo Race Track
Luci
Yuri Schreuders coadiuvato da Tom Vollebregt, Yuri Schreuders, Allard Vonk, Michel van der Weijden.

Difficile che la Biennale di Venezia, sezione teatro, ospiti spettacoli che facciano ridere in continuazione, ancora di più che lo stesso autore sia accolto due volte in un breve lasso di tempo. Se questo accade, probabilmente siamo di fronte ad un artista eccezionale, a un creatore di emozioni che riesce a superare i pregiudizi verso un modo di intendere il teatro non tradizionale.

Questo piccolo-grande miracolo ha come artefice Jakop Ahlbom, svedese di nascita e olandese di adozione, appassionato di film horror, del cinema muto, di un mondo collaterale che ama riproporre nelle sue opere. Il suo precedente lavoro era semplicemente intitolato Horror ed era basato su stereotipi di quel filone vissuto attraverso la storia di una donna che assieme a due amici arriva in una vecchia casa infestata da oscure presenze. È iniziato con quel bel lavoro l’excursus in ha utilizzato il teatro e la scenografia realistica di altissimo livello, e ha dimostrato che è possibile tornare alla magia del palcoscenico, contenitore di emozioni. Con Lebensraum questo artista decide di affrontare la difficile strada della sperimentazione unendo sketch delle commedie musicali a metà tra varietà e circo, con il recupero di uno dei must dello spettacolo tedesco, quello della bambola meccanica. Due uomini più la ‘bambola’: oltre a loro, un duo di chitarristi in grado di interagire con gli attori diventando loro stessi interpreti di vari quadri non solo suonando. Tutto si svolge in uno piccolissimo monolocale studiato in maniera perfetta per utilizzare al massimo lo spazio. Con wc in bella vista, un pianoforte che si trasforma in letto, aperture che parrebbero finestre ma che si trasformano in un ulteriore spazio da utilizzare per entrare senza essere notati dagli altri o scappare nei momenti più concitati, porte che si aprono normalmente o ruotano su se stesse creando la possibilità tanto cara a Feydeau di fare sfiorare ma non incontrare i suoi personaggi, un divano cassapanca da cui esce davvero di tutto e un tavolo da colazione che all’occorrenza si trasforma in mille altre cose. È stato bravissimo Rob Hillenbrink nella creazione di oggetti impossibili (anche forchette allungabili e un frigorifero davvero multiuso) che sono stati indispensabili a Jakop Ahlbom per dare vita a questa coinvolgente drammaturgia dove lo spazio dato alla bravura degli interpreti è notevole, come notevole è il loro apporto perché tutto funzioni perfettamente. Sono acrobati, mimi, atleti, ballerini in continuo movimento che devono calcolare al millesimo entrate ed uscite per evitare di scontrarsi tra loro, per permettere ai tecnici di trasformare le funzionalità di quanto c’è sul palcoscenico, con una scenografia mai statica che sa essere coprotagonista di questa ora e poco più di autentico divertimento permeato di sana pazzia. Si inizia vedendo l’esistenza dei due uomini che condividendo ogni cosa (davvero irresistibile la lunga scena della prima colazione con ritmi, oggetti concertati in una fitta e precisa partitura di azioni che entrambi coinvolge). La routine è involontariamente messa in discussione dal loro desiderio di creare una donna meccanica che li aiuti a sbrigare le faccende domestiche accesa quando serve, per poi essere riposta inerte quando termina il suo compito. L’oggetto scopre di avere sentimenti ed intelligenza, si ribella ai suoi costruttori volendo dimostrare la propria libertà di esistere estrinsecando caratteristiche umane. È difficile per loro gestirla perché è imprevedibile, è anche un po’ imbranata e non riesce a compiere il suo lavoro di cameriera in maniera accettabile. Questa sua inaspettata ribellione dà vita ad una serie di scene molto esilaranti, basate sulla grande bravura acrobatica dei tre. Si ride, e tanto, ma permane nello spettatore il senso di disagio che si ha di fronte a oggetti senz’anima, vere creature create con intelligenza dall’uomo - in questo caso la bambola - ma sempre di fronte a robot intelligenti o quant’altro: dove finisce la macchina e dove può iniziare l’uomo?

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opinioni autore

 
Lebensraum 2019-04-06 10:16:02 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
8.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    06 Aprile, 2019
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