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Il padre (a)

Cast, Crew, Infos - Teatro

Titolo originale
Le Père
Autore
Florian Zeller
Interpreti
Alessandro Haber, Lucrezia Lante della Rovere, Paolo Giovannucci, Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo, Riccardo Floris.
Scene
Gianluca Amodio
Musica
Antonio Di Pofi
Luci
Umile Vainieri
Compagnia
Goldenart Production

Il drammaturgo francese Florian Zeller affronta un tema complesso e scomodo quale può essere l’Alzheimer, una malattia che vigliaccamente non danneggia l’esteriorità di chi ne soffre ma che lo trasforma nel suo intimo, nelle sue percezioni del mondo esterno, donandogli drammatiche situazioni ma anche momenti diversi in cui si trasforma in una persona che era dentro di lui senza mai essersi palesata. 

Non si sa mai quale sarà l’esternazione del malato, se sarà un momento di apparente serenità o uno scagliarsi contro il mondo. È proprio l’impossibilità di sapere chi in quel momento avrà di fronte che distrugge la figlia, devota a lui con amore e molta preoccupazione, accompagnandolo su quella strada che difficilmente lo riporterà ad un’esistenza quasi normale. Alessandro Haber vive dall’interno il personaggio, lo condivide col pubblico, affronta ogni momento con intensità, incapace di capire quale sia la realtà o quanto distorto dal suo cervello. Si rende conto che qualcosa non va bene, e la sua rabbia si rivolge dapprima contro quello che lo circonda, ma alla fine colpisce anche sé stesso. Non riesce ad accettare di non riconoscersi in certi momenti, di non essere più la persona che tutti conoscevano e, probabilmente, stimavano e temevano. Haber è attore camaleontico, lui è sempre il personaggio che interpreta e mette lo stesso impegno (e la stessa bravura) in un film di un esordiente o in un dramma come questo che ha superato in tre stagioni le 200 repliche. È un animale da palcoscenico che si muove con naturalezza, spostandosi in maniera quasi frenetica, sottolineando in questa maniera un particolare momento anche emotivo. Alterna momenti in cui si imprigiona in secondo piano ma è presentissimo (belle le scene in cui si nasconde dietro una porta perché si vergogna di se stesso ma anche per origliare) ad altri in cui con voce tonante vuole imporre la sua figura di offeso padrone di casa (ma l’appartamento è della figlia) di fronte al comportamento che ritiene lesivo della sua figura. Non urla mai come, purtroppo, anche attori di livello alle volte fanno; cambia il tono e la sua duttile voce, legata all’esperienza ed allo studio portato avanti in una vita di recitazione: fa capire la rabbia, il disagio ma anche l’insicurezza. Non serve vedere il suo volto per capire quello che sta succedendo, basta sentire quello che dice e come lo dice. Coinvolge come pochi, sa trasmettere emozioni, fa ogni volta dimenticare la sua presenza per fare vivere il personaggio che in quel momento si è appropriato di lui. Per Zeller questa è stata la prima parte di una trilogia che ha avuto in mente da sempre, in cui racconta con sensibilità della famiglia, della sua forza costruttiva e incredibilmente negativa, spesso non per colpe di chi queste situazioni di crisi sta vivendo ma per un insieme di casi della vita che rendono certe situazioni ineluttabili. La madre ha debuttato con grande successo, il 20 febbraio al Atlantic Theater Company- Linda Gross Theater di New York e avrà repliche fino a metà aprile: interprete è una splendida Isabelle Huppert. Per l’anno prossimo è previsto Il figlio. Piero Maccarinelli, regista e responsabile dell’adattamento italiano, ha scelto una tecnica cara a certo cinema, con l’oscuramento del fotogramma (pardon, del palcoscenico…) per creare quei minimi spostamenti delle scenografie che danno la sensazione di quello che prova il padre, un’insicurezza che non gli fa riconoscere la posizione dei mobili (soprattutto, il carrello in cui sono appoggiate bottiglie di liquore ma anche medicine) che lui vede sempre in luoghi lievemente differenti. Utilizza lo stesso sistema per creare anche lo scambio delle persone che il malato non riconosce (due attrici per la figlia, due per il compagno della donna, due per la badante). Funziona ma non regge il peso di uno spettacolo che dura un centinaio di minuti.

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Il padre (a)
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opinioni autore

 
Il padre (a) 2019-03-09 12:00:31 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    09 Marzo, 2019
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