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Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane Hot

Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane

Cast, Crew, Infos - Teatro

Titolo originale
Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane
Autore
Giorgio Gallione, collaborazione alla drammaturgia Giulio Costaioegio Gallione
Interpreti
Neri Marcorè, Ugo Dighero, Rosanna Naddeo, Fabrizio Costella, Alessandro Pizzuto.
Scene
Guido Fiorato
Musica
Paolo Silvestri
Luci
Aldo Mantovani
Compagnia
TEATRO NAZIONALE DI GENOVA

Come ai tempi dei romani, dove gli spettacoli del Colosseo e di tanti anfiteatri erano donati al popolo per distoglierlo da problemi, economici, sociali e politici, in parte della storia del XX secolo è stato confermato questo sistema, sostituendo le lotte dei gladiatori con il calcio utilizzato per non fare pensare alle ingiustizie, a situazioni politiche impossibili, al male.

 

Come ai tempi dei romani, dove gli spettacoli del Colosseo e di tanti anfiteatri erano donati al popolo per distoglierlo da problemi, economici, sociali e politici, in parte della storia del XX secolo è stato confermato questo sistema, sostituendo le lotte dei gladiatori con il calcio utilizzato per non fare pensare alle ingiustizie, a situazioni politiche impossibili, al male. Da qui, partendo dal Fútbol giocato e vissuto in Latino America, ha origine il bel testo messo in scena da Giorgio Gallione che si sviluppa su eventi, quasi sempre drammatici, che hanno utilizzato da tramite lo sport per giustificare anche incredibili efferatezze. Giorgio Gallione è personaggio importante nel panorama teatrale (ma ha anche lavorato con successo per la televisione) ed è legato a Genova, città in cui è nato e si è diplomato nel 1980, dove dall’anno successivo ha iniziato la sua attività registica continuando anche nella drammaturgia. Tra i suoi testi più riusciti Alda diario di una diversa (sulla figura di Alda Merini) e Scritti corsari (che racconta Pier Paolo Pasolini). Sono passati poco più di 40 anni da quei campionati mondiali di calcio disputati nell’Argentina, dominata dai militari e triste terreno in cui proliferò il terribile mondo dei desaparecidos. Era il 25 giugno 1978 e al Estadio Monumental di Buenos Aires si gioca Argentina-Olanda, finale dei mondiali di calcio a cui tutti gli Stati hanno partecipato non dando peso alla situazione del Paese dove la vita di un uomo poteva avere poco valore. I giocatori della nazionale ospitante devono obbligatoriamente vincere, pena ritorsioni contro di loro e le famiglie. Sulle tribune, tra gli ospiti illustri c’è il generale Jorge Videla al potere dal golpe del 1976, e Licio Gelli, il Venerabile della loggia P2 suo amico personale nonché socio in varie imprese industriali e commerciali. Per la cronaca, vinsero 3 a 1 e in quel particolare giorno il paese, festoso come non mai, si dimenticò dei continui eccidi; con questo incontro ebbe termine la onerosa operazione di propaganda politica a mezzo dello sport che può essere paragonata solo alle Olimpiadi tedesche del ’36 volute da Hitler. Gallione racconta questo mondo dove si parla delle uccisioni in Colombia ma anche ricordi di personaggi qual l’anziano portiere Gato Diaz che para un rigore per amore, calciatori ingaggiati per una forma di formaggio (poi divenuti grandi campioni) e il dramma del capitano del Cile Francisco Valdés che dovette accettare di fingere un’azione e conseguente gol senza avere di fronte un’altra squadra. C’è spazio anche per il figlio del cowboy Butch Cassidy amante della filosofia ma costretto a fare l’arbitro con tanto di pistole per farsi rispettare. La presenza delle Madri di Plaza de Mayo con il loro composto dolore e il desiderio di non abbandonare mai le speranze aggiunge un ulteriore contatto alla realtà in cui tutto avveniva. Racconta tutti questi eventi a un uomo che vive ancora le emozioni di quando era bimbo 40 anni prima, anche attraverso i ricordi di suo nonno. Con un tono dolce, suadente e aperture verso il dramma, Neri Marcoré vive in maniera completa un personaggio che sente Suo. Balla, suona, canta con bravura, si muove rendendo importante anche la volutamente scarna scenografia – pali che pendono dall’alto, tavolini, sedie ma anche una enorme pellicola trasparente che scende dall’alto e trasforma le luci in momenti di intensa emozione – rendendo in maniera perfetta questo mix tra commedia e tragedia condito con i suoni e la drammaticità del tango. Coprotagonisti Ugo Dighero e Rosanna Naddeo, che assieme a Marcoré hanno varie volte collaborato con Giorgio Gallione, presenze sicure in grado di tratteggiare con ironia i vari personaggi a loro affidati. Piacevole sorpresa i giovanissimi Fabrizio Costella e Alessandro Pizzuto in perfetta simbiosi con i più esperti compagni di avventura. Le musiche di Paolo Silvestri e la colonna sonora in generale, sono coprotagoniste al pari dei dialoghi.

 

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Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane
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opinioni autore

 
Tango del calcio di rigore – Per non dimenticare le dittature latinoamericane 2019-02-27 10:53:04 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    27 Febbraio, 2019
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