Un’ora e mezzo di ritardo ···

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Un’ora e mezzo di ritardo ···

ImageUna ricca coppia borghese si accinge ad andare a cena da amici, quando la moglie, apparentemente per un capriccio, decide che non ha voglia di uscire. Quello che sembrava un banale bisticcio coniugale, si trasforma presto in una sorta di resa dei conti in cui si scodellano frustrazioni, antichi rancori, emergono scheletri dagli armadi. Il tutto all’insegna della malinconia per lo scorrere del tempo, la paura per la vecchiaia, delle insoddisfazioni ammantate di benessere. Un'ora e mezza di ritardo nasce dalla penna di due attori - sceneggiatori francesi, molto attivi nel cinema e sul palcoscenico: Jean Dell e Gerald Sibleyras. Pietro Maccarinelli cura un’edizione italiana di questo testo su traduzione e adattamento di Michele Ainzara e interpretazione di Stefania Sandrelli e Luciano Virgilio, subentrato a Massimo De Francovich, che ha dovuto interrompere le recite per motivi di salute.

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Urfaust ··

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Urfaust ··

ImageIl mito di Faust, che vendette l’anima al Diavolo per avere in cambio l’eterna giovinezza, è uno dei grandi nodi della cultura romantica. Il personaggio fu ideato da Johann Wolfgang von Goethe nel 1808, che lo completò nel 1832, poco prima di morire. Andrea Liberovici ha fatto riferimento alla prima edizione nel proporre quest’Urfaust, in cui Ugo Pagliai ha un ruolo fondamentale. Lo spettacolo si basa su quattro interpreti – Faust, Mefistofele, Marta e Margherita – ed è costruito mescolando recitazione di tipo tradizionale ad immagini videoregistrate, burattini, maschere, materiali vari. Ne nasce una proposta che lascia abbastanza freddi per la contraddittorietà che la percorre.

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Così è (se vi pare) ····

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Così è (se vi pare) ····

ImageCosì è (se vi pare) è stata scritta da Luigi Pirandello nel 1917 ed è la prima fra le tragedie in cui si disegna in modo il pensiero relativista, rispetto all’individuazione della verità, di questo autore; pensiero che darà frutti ancor più netti ne Il gioco delle parti (1918) e, soprattutto, Sei personaggi in cerca d'autore (1921). In una piccola città arriva un nuovo funzionario prefettizio, accompagnato da moglie e suocera, che vanno a vivere in due appartamenti diversi e si parlano solo da lontano. La cosa suscita pettegolezzi e scandalo da parte della buona società locale. Marito e suocera, costretti a giustificarsi, danno versioni contrastanti, ma unite nella reciproca solidarietà. Nel finale la moglie, chiamata a furor di popolo a chiarire quale sia la verità, non di pronuncia, dando ragione a chi, sin dall’inizio, ha messo in dubbio che si possa cercare, anzi che esista, una verità unica. Giulio Bosetti, in veste di regista e interprete, presenta una versione di questo testo segnata da grande misura interpretativa e di precisione registica.

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Datemi tre caravelle ··

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Una cosa è sicura: Datemi tre caravelle non entrerà nella storia del musical e neppure in quella, più modesta, della commedia musicale italiana. La storia del soggiorno di Cristoforo Colombo presso la corte d’Isabella La Cattolica - la regina che sconfisse i mori, ma cacciò anche gli ebrei dalla Spagna - è un puro pretesto per un quadretto modestamente coreografato e pessimamente musicato, basato sulla melensa idea che un uomo, se impregnato di forte volontà e devozione a Dio, otterrà sicuramente gli obiettivi che si è posto. Il musical è, per definizione, quanto più lontano dal realismo, perciò ad infastidire non è tanto il pressappochismo della collocazione storica o l’approssimazione delle psicologie – Cristoforo Colombo era tutt’altro che uno stinco di santo e un idealista - quanto la banalità dello stile, la modestia delle parti cantate, la banalità delle coreografie e dei costumi. Un’ultima nota.

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Il medico dei pazzi ··

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Il medico dei pazzi ··

ImageEduardo Scarpetta, autore e attore napoletano (1853 - 1925), rappresentò Il medico dei pazzi nel 1908, un anno prima di ritirarsi dalle scene. La storia ha al centro i guai che capitano ad un giovanotto dissipato che si finge proprietario di una clinica psichiatrica, gabellando per tale una normale pensione, per giustificarsi agli occhi dello zio che ne ha foraggiato abbondantemente gli studi. La commedia ha una struttura che deve molto al teatro leggero francese di fine secolo (scambi di persona, porte da cui entrano ed escono continuamente i personaggi), innestata nella tradizione partenopea a cui si deve, in modo particolare, la soluzione accomodante finale, che qualcuno ha definito a tarallucci e vino. Carlo Giuffrè, nella veste d’interprete e regista, propone una versione di questo testo affidandolo ad una serie di macchiette, volutamente esagerate, che n’esalta gli aspetti comico – farseschi.

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Chi ha paura di Virginia Woolf?····

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Chi ha paura di Virginia Woolf?····

ImageChi ha paura di Virginia Woolf? è stato scritto da Edward Albee nel 1962 e trasferito in film, nel 1966, da Mike Nichols, interpreti Elizabeth Taylor e Richard Burton. Il testo ha un forte aggancio con i temi psicologici in voga fra gli anni cinquanta e sessanta nel teatro americano. Si pensi a Tennessee Williams (da Un tram che si chiama desiderio, 1951 a La notte dell’iguana, 1964) o a Truman Capote (da Il tesoro dell'Africa, 1953 a Colazione da Tiffany, 1961). Gabriele Lavia propone oggi una lettura originale di questo testo trasformandolo in simbolo della decadenza occidentale.

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Variazioni sul cielo····

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Variazioni sul cielo····

ImageVariazioni sul cielo è costruito su un prologo, sette capitoli e un epilogo. Mette assieme video e recitazione, musica e spiegazioni scientifiche. Più che un testo di divulgazione, è una performance, un progetto di videoarte che tocca il teatro solo lateralmente. In realtà è imparentato più con la videopoesia che non con lo spettacolo inteso in senso tradizionale. L’opera prende spunto dal libro Sette variazioni sul cielo di Margherita Hack ed è stato adattato dalla stessa astrofisica con Sandra Cavallini, che n’è anche la principale interprete.

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Il malato immaginario····

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Il malato immaginario····

ImagePer molti che s’interessano al teatro Il malato immaginario è il simbolo dell’opera e della morte di Jean-Baptiste Poquelin, detto Molière. Fu, infatti, alla quarta rappresentazione di quest’opera, il 17 febbraio 1673, che l’autore – attore si accasciò sul palcoscenico, stremato dalla fase terminale di un male che, da lì a poche ore lo avrebbe portato nella tomba. Curioso destino, per un testo che si burlava e polemizzava con la classe medica, accusata di non servire a nulla.

 

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La bisbetica domata ···

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La bisbetica domata ···

ImageWilliam Shakespeare (1564 - 1616) scrisse La bisbetica domata (The Taming of the Shrew) fra il 1590 e il 1594 prendendo spunto da un testo di Ludovico Ariosto. È un’opera particolarmente fortunata, di cui si contano moltissime rappresentazioni teatrali ad almeno una ventina fra edizioni cinematografiche e televisive. Alberto Giusta - fondatore con Jurij Ferrini dell’Unità di Ricerca Teatrale (URT), ora animatore della compagnia Gank - ne propone una versione dagli arredi scenici essenziali, interpretata da attori usciti dalla scuola di recitazione dello Stabile di Genova e rivista nell’adattamento, con battute che, ricercando una similitudine con il teatro popolare dell’epoca, abbondano in parolacce.

 

 

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Come due gocce d'acqua····

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Come due gocce d'acqua····

ImageAlessandro Benvenuti è, fra i registi d’origine toscana, uno fra i più interessanti. Nella decina di film che ha diretto è possibile gustare un impasto di malinconia e ironia che ricorda gli umori più originali e produttivi della commedia italiana classica. E’ lo stesso sapore che si rintraccia nei suoi lavori teatrali, non sempre misurati, ma sempre ben costruiti. È quanto accade anche in Come due gocce d’acqua, un testo del 1991 ora ripreso, interprete e regista lo stesso Alessandro Benvenuti. È un lavoro a due voci, l’altra è quella di Gianni Pellegrino, in cui si raccontano i difficili rapporti fra un macchinista e un elettricista che stanno montando le scene per una rappresentazione di Aspettando Godot di Samuel Beckett.

 

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