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L'angelo del crimine L'angelo del crimine

L'angelo del crimine

Cast, Crew, Infos - Cinema

Titolo originale
El Ángel
Sceneggiatura
Luis Ortega, Rodolfo Palacios, Sergio Olguin
Interpreti
Lorenzo Ferro, Chino Darín, Mercedes Morán, Daniel Fanego, Luis Gnecco, Peter Lanzani, Cecilia Roth, Malena Villa, Sofía Inés Torner, Marcelo Cancemi
Nazionalità
Anno
Durata
119

Il trentottenne argentino Luis Ortega, regista di alcuni lungometraggi cinematografici, tenendo ben presente i precedenti del filone biografico che racconta di ‘cattivi’ più o meno famosi, porta sullo schermo la figura di un ragazzino che aveva tendenze sessuali molto complesse ed il piacere di uccidere a sangue freddo. Carlos Eduardo Robledo Puch, arrestato dalla Polizia quando non aveva ancora 20 anni, è stato ritenuto colpevole di 11 omicidi (ma si ipotizza fossero molti di più) compiuti durante azioni criminali, ma non necessari per l’economia del furto. Lui dichiarava di essere ladro da sempre, di non dare valore alla proprietà, di fare questa vita solo perché lo emozionava.

Aveva una famiglia con buon tenore di vita, un volto efebico che nascondeva molto bene la perfidia che lo pervadeva. Siamo nel 1971 in una Buenos Aires piena di movimento. Il film inizia in una scuola superiore dove quello che sarebbe divenuto il più feroce serial killer dell’Argentina cerca e incontra il figlio di un piccolo delinquente, più che altro trafficante di armi e di quant’altro, con cui inizia a lavorare facendo colpi sempre più rischiosi dove cerca il contatto fisico con le persone che malauguratamente incontra, massacrandoli o uccidendoli. Per raccontare questa pagina di storia del suo paese, Ortega ha utilizzato tutte le strategie dei film gangster soprattutto anni ’70. Ricostruzioni attente, costumi scelti con attenzione, auto del periodo, musiche. In poche parole, perfezione assoluta di quanto è l’esteriorità per dare l’impressione di essere in quegli anni. Ma la quasi morbosa attenzione ai particolari risulta essere particolarmente negativa per la narrazione che mai riesce ad avere il sopravvento sopra l’esteriorità. Anche la scelta del debuttante Lorenzo Ferro, davvero somigliante a Robledo Puch, non risulta essere felice: a Ferro manca la capacità di rendere con vigore una figura che avrebbe messo in difficoltà attori di comprovata esperienza. Discorso differente per l’altro ragazzo, interpretato con bravura da Chino Darín figlio del grande attore argentino Ricardo. Sul suo volto si alterna la gioia iniziale nell’avere trovato un complice perfetto con la paura di essere vicino ad uno psicopatico di cui non si possono controllare le reazioni. Mai si penetra nella Buenos Aires di quegli anni, tutto si limita ad un bel contenitore pieno del nulla. Ortega, per problemi di censura, non ha fatto vedere l’efferatezza di alcuni delitti da macellaio dell’Angelo della morte; per fortuna, sarebbe stato davvero superfluo. Un diciassettenne coi riccioli d'oro e le labbra tumide entra con facilità nelle residenze di lusso lasciate indifese dai proprietari, in un mondo in cui per i ricchi è ancora inconcepibile la violazione del proprio spazio privato. Non si limita a rubare: si permette il lusso di attardarsi, esplorare, ballare sulla musica di un disco che gira su uno stereo costoso. A scuola incontra il figlio di un piccolo malvivente e riesce ad entrare nella loro gang familiare: ma presto i due si pentono di averlo accolto.

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L'angelo del crimine
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opinioni autore

 
L'angelo del crimine 2019-06-07 16:02:24 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
6.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    07 Giugno, 2019
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