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Victoria e Abdul Victoria e Abdul

Victoria e Abdul

Cast, Crew, Infos - Cinema

Titolo originale
Victoria and Abdul
Sceneggiatura
Lee Hall tratto dal libro Victoria & Abdul: The True Story Of The Queen's Closest Confidant di Shrabani Basu edito In Italia da Piemme, collana Piemme voci (2017), pagg. 312.
Interpreti
Judi Dench, Ali Fazal, Eddie Izzard, Adeel Akhtar, Tim Pigott-Smith, Olivia Williams, Fenella Woolgar, Paul Higgins, Robin Soans, Julian Wadham, Simon Callow, Michael Gambon.
Nazionalità
Anno
Durata
111

Ogni film di Stephen Frears, autore britannico che ha saputo affrontare con bravura temi a dire poco scottanti, merita di essere visto non fosse altro per l’ottima confezione. Sembra quasi si sia convertito al cinema di James Ivory in cui anche vicende eventualmente drammatiche vengono trattate con lievità, evitando al massimo cadute nel dramma. In questo modo sicuramente ha conquistato gli esteti, ha soddisfatto certo pubblico femminile ma ha creato disagio in chi ha iniziato ad amarlo attraverso My beautiful Laundrete (1985), Le relazioni pericolose (Dangerous Liaisons, 1988) e Rischiose abitudini (The Grifters, 1990).

Il libro scritto da Shrabani Basu – giornalista nata a Calcutta – racconta una storia sconosciuta ai più e che coinvolge un suo compatriota. Nel taglio narrativo del romanzo, in cui unisce cronaca alla leggerezza del romanzo al femminile, ha il predominio la vena rosa, la vicenda umana più che l’attenzione ai particolari storici o il desiderio di fare conoscere realmente i contenuti che racconta. Il lavoro di ricerca fatto dalla romanziera è comunque interessante, tanto da fare apparire quasi dal nulla una vicenda non molto gradita alla Famiglia Reale che faceva vedere la Regina Vittoria debole nei confronti dei sentimenti, capace di provare amicizia per persone autentiche, al di fuori del rigido protocollo che la costringeva a vivere condannata a non essere mai completamente sé stessa. Il romanzo, affidato a Lee Hall – sceneggiatore di film di livello quali War Horse (2011) diretto da Steven Spielberg e Billy Elliot (2000) di  Stephen Daldry – è divenuto un inno all’amicizia sincera. Questo regista si è addentrato con ottimo mestiere in una storia, privata quasi completamente di riferimenti ai drammi che dilaniavano l’India in quegli anni raccontano la di una imperatrice che non era mai stata in quel Paese. Nei dialoghi punta molto sull’ignoranza della monarca di qualsiasi cosa riguardasse questo possedimento asiatico: del resto, negli ultimi anni di regno lei serviva unicamente per rappresentare l’Inghilterra in manifestazioni ufficiali, ma senza la possibilità di decidere alcunché. Il regista cura in maniera perfetta la ricostruzione di ambienti e vestiti, utilizza con bravura i primi piani soprattutto di Judi Dench che da al suo personaggio grande espressività, racconta la vita di corte fin dalla prima scena ambientata nella caotica cucina in cui tutti vivono drammaticamente la preparazione del cibo per i continui banchetti ufficiali. Fa entrare Abdul in contatto con il mondo di corte attraverso il suo sbalordimento per un qualcosa che in India non aveva mai visto. Lui ed il suo compagno di ventura, scelti per consegnare una moneta commemorativa alla Regina, sono sopportati dagli altri perché considerati esseri inferiori imposti loro da scelte utilitaristiche che non comprendono. Molto bella la lunga scena del banchetto con la Regina che è costretta a mangiare tutto quanto le viene posto davanti e tende ad addormentarsi da una portata all’altra. Lei assaggia e basta, le tolgono il piatto ancora pieno e questo provoca l’interruzione del pasto anche per tutti gli invitati. Nell’ultimo periodo della sua vita è stanca, ma ha un momento di brillantezza intellettuale proprio quando arrivano i due indiani, vestiti da sarti inglesi con abiti lontani dalle loro vere tradizioni, che le consegnano la moneta. Uno scambio di sguardi proibiti e la nascita di una reciproca curiosità che si trasformerà in amicizia vera. Da questo momento, il film si sviluppa in maniera molto prevedibile, raffinato ma privo di vero interesse, puntando verso un finale in cui finalmente appare, seppure per pochi attimi, il colore del dramma. Il film è in memoria di Tim Pigott-Smith, qui perfetto responsabile della Corte nei panni di Sir Henry Ponsonby. Un giovane scrivano che lavora in una prigione, Abdul Karim, è scelto per il suo aspetto fisico per consegnare durante il Giubileo d’oro della Regina Vittoria una moneta commemorativa. Contro ogni regola, incrocia gli occhi della Sovrana che rimane affascinata dal suo carisma. Diventa il suo servitore personale, poi segretario, infine Munshi, (maestro spirituale). L’uomo è forse l’unico devoto amico della anziana donna, ma questo rapporto viene osteggiato da tutta la Corte, primo fra tutti il futuro Re Edoardo VII.

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opinioni autore

 
Victoria e Abdul 2017-10-31 16:35:49 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    31 Ottobre, 2017
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