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Effetti collaterali

Cast, Crew, Infos - Cinema

Titolo originale
Side Effects
Sceneggiatura
Scott Z. Burns
Interpreti
Jude Law, Catherine Zeta-Jones, Rooney Mara, Channing Tatum, Vinessa Shaw, David Costabile, Marin Ireland, Polly Draper, Jacqueline Antaramian, Katie Lowes, Mamie Gummer, Elizabeth Rodriguez, Peter Friedman.
Nazionalità
Anno
Durata
106

Steven Soderbergh realizza un thriller psicologico di buona qualità sceneggiato da Scott Z. Burns che fece esordire nella regia nel 2006 con PU – 239 e che per lui aveva già scritto The Informant e Contagion. Inizialmente il film appare come denuncia per le multinazionali farmaceutiche che fanno capo a lobby potentissime capaci di creare grandi guadagni e incapaci di rinunciare a parte di questi quando un prodotto presenta pesanti effetti collaterali. Tuttavia, dopo alcuni sviluppi poco aggressivi, ci si rende conto che il regista si limita a raccontare fatti noti ai più e lo fa senza eccessivo livore. Ci addentriamo nel mondo della sanità in cui ai medici sono fatti ricchi regali (orologi, crociere, auto e quant’altro) per spingere un prodotto piuttosto che un altro, dove gli informatori sanitari di alto livello possono promettere incredibili guadagni a chi collabora.

Lo psichiatra Jude Law, che ha accettato cinquantamila dollari per sperimentare un antidepressivo, convince i pazienti a prenderlo assicurando che, se accettano di collaborare, avranno gratuitamente il carissimo medicinale. I malati firmano e sottoscrivono molte condizioni di non responsabilità del produttore, clausole che rendono difficili interventi contro il fabbricante in caso di problemi provocati alla salute delle cavie umane. Il protagonista è’ un medico stimato che lavora in ospedale, è consulente per il Tribunale, fa parte di un avviato studio medico. Si è guadagnato tutto con grande fatica perché è un inglese che ha deciso di esercitare nella ricca New York, pestando i piedi a non pochi colleghi e, per questo, si dimostra più determinato quando rischia di perdere quanto ottenuto anche con compromessi di cui, forse, non è orgoglioso. Quando prende in cura la donna accusata di avere ucciso il marito in stato d’incoscienza crede di poterle esserle d’aiuto, è convinto che con le sue cure potrà migliorare lo stato psichico della paziente. Non a caso, cita la famosa frase di DuPont better living through chemistry, in altre parole la chimica aiuta a vivere che potrebbe meglio essere esemplificato con la vita migliora usando medicinali. La donna viene da un periodo di quattro anni molto difficili in cui l’affermato marito era finito in carcere per insider trading. Lei lo attende, sembra felice ma cade in una forte depressione ed è curata con psicofarmaci che, forse, la inducono a uccidere il marito in stato d’incoscienza. In precedenza, aveva tentato di buttarsi sotto la metro, fermata in tempo da vigilante. L’uxoricida è in pratica scagionata perché incapace di intendere e volere al momento del fatto, mentre per il medico considerato il vero colpevole inizia un periodo difficile in cui perde l’amicizia dei colleghi, la moglie, il lavoro nello studio e in ospedale, nonché i soldi della ricerca. Non si rassegna, inizia ad avere dei dubbi e, dopo avere interpellato la precedente psichiatra che aveva in cura la donna, ha nuovi elementi per cercare di capire cosa è realmente successo. In questa lunga parte del film si respirano atmosfere hitchcockiane rese attraverso personaggi che potrebbero essere stati da lui creati. Nulla è come sembra, ogni cosa mette in discussione quanto fino a quel momento era un fatto accertato. Il film è tradizionale nello sviluppo e ha nella perfezione della ricostruzione visiva la parte più interessante, quella che il regista, responsabile di fotografia e montaggio sotto pseudonimo, cura in maniera quasi maniacale. Alcuni sviluppi possono essere facilmente prevedibili ma nulla nella sceneggiatura è inesatto; la descrizione della depressione è da manuale e hanno voluto certi apparenti errori nella costruzione drammaturgica che servono a fare capire subito ai più smaliziati spettatori gli sviluppi successivi. Il film coinvolge lo spettatore che vuole credere alle favole, che accetta con sereno piacere il ricongiungimento dei coniugi felici: è un’illusione di vita perfetta che piace ma che subito è messa in crisi da realtà come la morte che trasforma il sogno in incubo. E’ un giallo tradizionale, nel quale Soderbergh non cerca di firmare l’originalità o imporre una firma stilistica, ma dove riesce a raccontare con grande raffinatezza una storia che potrà appassionare i fan dei thriller classici anche se condita con piccole aperture all’horror: del resto, in molti considerano l’accoltellamento in Psyco come una delle più belle scene di tutta la storia del cinema. Questi cineasta dice da tempo di volersi ritirare dal cinema se non altro in veste di regista ma questo suona quantomeno difficile da credere se si pensa che negli ultimi diciotto mesi ha girato tre film: Magic Mike, Effetti collaterali e il televisivo, per la potente HBO, Behind the Candelabra che sarà presentato a fine maggio in concorso al festival di Cannes e per il quale già si parla di candidatura all’Oscar. Il film poggia in gran parte sulle spalle di Jude Law convincente in tutte le varie fasi che il suo personaggio attraversa: uomo di successo e marito orgoglioso, incriminato dalle autorità e abbandonato da tutti, cittadino che non si fida più di chi dovrebbe indagare e si trasforma in brillante segugio. Rooney Mara è la figura chiave della vicenda, è la moglie devota che sa aspettare il marito, che accetta una vita meno agiata che prima e lavora per mantenersi: è indecifrabile eppure sensuale e magnetica. Appare logico che possa essere depressa, che veda inconsciamente il marito causa di tutti i suoi mali. Attraverso i suoi sguardi si leggono i momenti diversi della sua crisi, ma non sempre riesce a essere accettabile che l’inespressività del voto sia dovuto all’uso di psicofarmaci. Sembra più che le manchi una certa capacità recitativa per essere considerata davvero un’attrice completa. Catherine Zeta-Jones è brava, ma il suo personaggio è forse il più fragile. Le battute scritte dallo sceneggiatore non lo aiutano a dare attendibilità a questa psichiatra cui anni addietro si era rivolta l’uxoricida. Convince ancora meno quando consiglia al collega un certo prodotto con effetti collaterali a dir poco devastanti, tra cui il sonnambulismo. E’ l’anello, drammaturgicamente parlando, più debole della catena, una figura incapace di reggere alla compattezza della vicenda. Il finale è fin troppo buonista, con Jude Law che sa perdonare tutti, anche la moglie: perfetto messaggio cristiano, poco funzionale situazione per chiudere un thriller.



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opinioni autore

 
Effetti collaterali 2013-05-03 18:51:59 Umberto Rossi
Giudizio complessivo 
 
7.0
Opinione inserita da Umberto Rossi    03 Mag, 2013
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