Cinema georgiano dopo il 1989 - Pagina 11

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Indice
Cinema georgiano dopo il 1989
Il Caucaso e il cinema georgiano
Il "caso" Ioseliani
Cinema georgiano dopo il 1989
Pagina 5
Dal 1966 in poi
Con lo sguardo agli altri
I film di cui parliamo
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Pagina 10
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Pagina 14
Tutte le pagine
Outsko (L'indesiderabile) Regia: Zourab Toutberidze; sceneggiatura: Zourab Toutberidze; fotografia: J. Kristessachvili; scenografia: N. Tarielachvili; suono: J. Devnozachevili; produzione: O. Souladze; contatti: Otar Ioseliani 13, rue du Faubourg Montmatre, 75009 Parigi; colore; durata: 6' 20''.
Un gruppo di militari sta tendendo un'imboscata ad alcuni nemici intenti a riposarsi. Il comandante manda un uomo ad eliminare un soldato avversario che si e allontanato per raccogliere legna. Compiuta la missione, il militare sente una serie di raffiche di mitra. Ritornato al punto di partenza scopre che nessuno e sopravvissuto.
OTAR IOSELIANI
Et la lumière fut (Un incendio visto da lontano, 1989) Regia: Otar Ioseliani; sceneggiatura: Otar Ioseliani; fotografia: Robert Alazraki, operatore: Muriel Enderson; suono: Alix Comte; assistente alla regia: Jacques Arhex; scenografo: Yves Brover; costumi: Charlotte David; trucco: Eric Pierre; musica: Nicolas Zourabichvili; suono: Pierre Tucat; interpreti: Sigalon Sagna, Saly Badji, Binta Cissé, Marie-Christine Dieme, Fatou Seydi, Alpha Sane, Abdou Sane, Souleimane Sagna, Marie-Solange Badiane, Moussa Sagna, Ouissman Vieux Sagna, Salif Kambo Sagna, Fatou Mounko Sagna, Oswalda Olivera, Bouba Sagna; nazionalità: coproduzione Francia, Germania, Italia; lingua: francese; colore; durata: 106'.
Un villaggio africano nel cuore della foresta è abitato da un popolo felice la cui esistenza è regolata da leggi ataviche. La vita scorre calma segnata dai piccoli fatti di tutti i giorni: qualche lite, un divorzio, la nascita di una nuova famiglia. Improvvisamente arrivano i portatori della civiltà: conducenti di grandi camion, guardie forestali, un esercito di taglialegna. Le presenze estranee aumentano di giorno in giorno, sconvolgendo la vita degli abitanti il borgo. Alcune ragazze trovano un pneumatico nel fiume e scoppia una lite per il suo possesso. Ad un certo momento è un'intera tribù sconosciuta ad attraversare il villaggio. Dopo poco si scopre che al posto del villaggio dovrà nascere una segheria. Gli abitanti sono costretti ad andarsene e le capanne sono date alle fiamme. E' passato qualche tempo, quasi tutti sono andati a vivere in città, c'è chi vende giornali e chi statuette fatte in serie. Solo una coppia decide di ritornate per ricostruire una capanna.
La chasse aux papillons (Caccia alle farfalle, 1992) Regia: Otar Ioseliani; sceneggiatura: Otar Ioseliani; fotografia: William Lubtchansky; montaggio: Otar Ioseliani, Jocelyne Ruiz, Nathalie Alquier, Ursula West; suono: Anne- Marie L'Hote; missaggio del suono: Ekaterina Evans; musica: Nicholas Zourabichvili; scenografia: Emmanuel De Chauvigny; assistente alla regia: Claire Lusseyrand; interpreti: Mathieu Amalric, Jean-Baptiste Arhex, Alexander Askoldow, Irene Babet, Pierette Pompom Bailhache, Narda Blanchet, Emile Breton, Yannick Carpentier, Vincent Darasse, Emmanuel De Chauvigny, Annie De La Celle, Anne-Marie Eisenschitz, Viola Hell, Franziska Jablonskaja, Swetlana Lafond, Alexandra Liebermann, Maimouna N'Diaye, Irena Oberberg, Lilia Ollivier, Victor Oshiro, Sacha Piatigorsky, Liouba Protassieff-Ballu, Bella Roit, Bronia Roit, Natascha Sikorsky, Indira Solowiewa, Tamar Sombart, Thamara Tarassaschvili, Alexandre Tscherkassoff, Gouram Tsouladze, Françoise Tsouladzé, Sylvie Van den Elsen, Leonard Vindry, Kenji Watanabe; nazionalità: coproduzione Francia, Germania, Italia; lingua: francese; colore; durata: 115'.
La Francia dei nostri giorni. Due vecchie signore vivono in un enorme castello. Il fabbricato ha un aspetto decrepito, ma è ancora pieno d'oggetti di valore. Le due anziane dame sono, nonostante l'età, curiose, vivaci ed energiche. Passano le giornate ad ascoltare le notizie che provengono dal mondo esterno e che radio e televisione rilanciano ogni minuto. E' un lungo catalogo di guerre, violenze, catastrofi, delitti, genocidi il cui ritmo sembra in continuo aumento. Le due anziane sono considerate una sorta di anima del paese che circonda il castello. Tutti le stimano, ma nessuno le protegge seriamente dalle ruberie di antiquari avidi o dalle brame di alcuni speculatori giapponesi che vorrebbero trasformare il castello in un albergo di lusso. Anche i nipoti, desiderosi di entrare in possesso della loro eredità, non fanno nulla per aiutarle. I giorni passano e l'ora della fine si avvicina. Quale sorte attende il patrimonio che le due donne hanno custodito con tanto amore?
Seule, Georgie (Sola, Georgia, 1994). Regia: Otar Ioseliani; sceneggiatura: Otar Ioseliani; fotografia: Nougsar Ercomaïcivili; produzione: Francia; documentario; nazionalità: Francia; lingua: francese; video; colore; durata: 240'.
Documentario di quattro ore sulla turbolenta storia della Georgia. Il film è diviso in tre parti. La prima s'intitola "Preludio" e traccia la storia di questa nazione nel 18° secolo. Nel 1801 la Russia si annette la Georgia e gli zaristi tentano in ogni modo di russificare i costumi e la cultura della regione. In questo modo sono inferti colpi mortali a una cultura antica che aveva il suo alfabeto, le sue tradizioni letterarie e filosofiche, le sue canzoni e il suo… vino. La seconda parte è intitolata "Tentazione" e riguarda un periodo che inizia con la Rivoluzione d'Ottobre ed è segnato da periodica repressione, espulsione di abitanti, rigido collettivismo. Solo dopo la salita al potere di Gorbaciov e il lancio della perestrojka, la Georgia ha la possibilità di riprendere il cammino verso l'indipendenza nazionale e culturale. La terza parte s'intitola "Processo" e vi compaiono le prove delle violenze esercitate sulle minoranze oppresse. Con la dichiarazione d'indipendenza della Georgia, il movimento separatista dell'Abhasia scatena una sanguinosa guerra civile che sconvolge il paese di cui il resto del mondo ha immagini scioccanti quanto politicamente ambigue. A questo punto il regista passa a uno stile quasi giornalistico e tenta di analizzare politicamente i fatti tenendo sempre presente una precisa prospettiva storica.