Cinema georgiano dopo il 1989

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Indice
Cinema georgiano dopo il 1989
Il Caucaso e il cinema georgiano
Il "caso" Ioseliani
Cinema georgiano dopo il 1989
Pagina 5
Dal 1966 in poi
Con lo sguardo agli altri
I film di cui parliamo
Pagina 9
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Pagina 14
Tutte le pagine

La Georgia come una goccia d'acqua

Nel novembre 1989 il crollo del muro di Berlino ha spezzato molte catene, abbattuto o cambiato profondamente istituzioni polverose la cui grigia ombra gravava da poco meno di mezzo secolo su molti paesi. La ventata d'aria fresca originata dalla fine dell'impero sovietico si è presto trasformata in una tempesta che ha percorso, a velocità crescente, pianure e montagne polverizzando regimi che, sino a pochi mesi prima, sembravano eterni.
Gli effetti sono stati diversi da nazione a nazione; in paesi di più antico spirito unitario e maggiore tradizione parlamentare ci si è limitati a brevi mareggiate, in altri il trauma è stato profondo e ha innescato guerre civili, imbarbarimento, sanguinosi scontri etnici. In Cecoslovacchia e Ungheria il potere passava di mano, in modo più o meno "vellutato", tanto che persino la divisione in nuovi stati autonomi, come nel caso delle repubbliche ceca e slovacca, avveniva più in un turbinio di decreti e appelli ai tribunali internazionali che non a colpi di mitra. In altre regioni, invece, esplodevano terribili guerre civili. La dissoluzione dell'Unione sovietica, nel 1991, ha ulteriormente aggravato la situazione, scatenando una serie di conflitti regionali accompagnati da guerre civili, perduranti tensioni su base etnica e religiosa. In questo modo ha preso il via la più pericolosa esplosione di nazionalismi che la storia contemporanea abbia conosciuto. Un marasma che ha innescato di feroci scorribande, pogrom razziali e crudeltà indicibili. In questo, sia detto per inciso, si misura la dimensione del fallimento del così detto "socialismo reale" e la degenerazione che una classe dirigente boiarda e gretta che ha gettato nel fango un'idea generosa e tutt'altro che priva d'attualità, quella del socialismo. Il segno più evidente è stato il proliferare di repubbliche e repubblichine, spesso rette dai medesimi satrapi allevati nel ventre del PCUS. Staterelli che hanno subito issato le bandiere di una pletore di nazionalismi storicamente giustificati, quanto modernamente incongrui. Il crollo delle strutture socialiste, dunque, se ha abbattuto molti regimi autoritari, ha anche fatto terra bruciata d'istituzioni e normative il cui bilancio contiene anche dati positivi. La furia con cui, spesso, è stato ripudiato tutto ciò che era stato varato in passato, ha assunto toni razionalmente non spiegabili. E' un processo che, spesso, è sembrato assai più simile ad una forma di vendetta le cui radici affondano in quello stesso terreno che, con coincidenza più o meno stretta, ha fatto divampare passioni religiose e furori etnici. Certo, nei paesi di più antica tradizione politico - parlamentare anche il recupero della razionalità è avvento in tempi abbastanza rapidi. In Ungheria, ad esempio, molte strutture sociali, messe in discussione nelle settimane in cui il regime è crollato, sono state ripristinate, dopo essere state adeguatamente riformate, nel giro di un paio d'anni. Nella Repubblica Ceca la voglia di liberismo selvaggio è durata più a lungo, ma anche a Praga il moto d'intelligente recupero appare avviato. In Slovacchia, invece, il vecchio dirigismo statale stenta a morire sorretto, anche, da forti stimoli nazionalisti. Particolare la situazione polacca ove, molti fattori interni - il tradizionale odio verso gli occupanti russi, il potere della chiesa e le conseguenze dei conflitti dei primi anni ottanta - hanno complicato il quadro, tuttavia anche a Varsavia ci si sta muovendo sul terreno dell'equilibrio fra voglia di libertà e impegni solidaristici. Diversa la situazione nei paesi balcanici e in quelli caucasici ove il passaggio di regime ha assunto quasi sempre un carattere devastante. In Romania più che in Bulgaria, in Abhasia più che in Georgia, in Azerbaigian più che in Cecenia tensioni etniche, interessi economici, fanatismi religiosi hanno innescato conflitti sanguinosi. Quasi tutte le vecchie strutture statali sin sono sbriciolate, lasciando il posto ai clan, ai gruppi gangsteristici, alle consorterie etnico - tribali. La guerra per bande è diventata norma, la pulizia etnica si è trasformata in regola, gli odi atavici - mascherati, ma non disinnescati da settant'anni di potere sovietico - sono esplosi con una virulenza proporzionale al lungo periodo in cui erano stati compressi.