52° SITGES Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya - Pagina 5

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52° SITGES Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya
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Dopo l’invasione del fine settimana al Festival, con treni da Barcellona per fan decisi a vedere film giorno e notte, e un lunedì interlocutorio ma non troppo, di nuovo lunghe file per entrare in sala. C’è l’immagine popolare, e presto anche la persona alla quale verrà assegnata una Macchina del Tempo, di Maribel Verdù, famosa attrice. Gerardo Herrero, produttore e regista, l’ha voluta nel suo film presentato nella sezione Orbita, El asesino de lo Caprichos (L’assassino dei Caprichos), una detective story di 95 minuti, nei panni dell’ispettore Carmen Cobos. Girato nei quartieri alti di Madrid, si apre con l’omicidio di un benestante nel suo appartamento, in una posizione e con vestiti che raffigurano una delle ottanta incisioni di Francisco Goya, i famosi Caprichos. Quando viene scoperto il secondo delitto con l’iconografia di un’altra incisione del pittore, al commissariato si teme l’azione di un killer seriale. Si scopre inoltre che le vittime erano collezionisti che possedevano acqueforti di Goya e si decide di indagare nel mondo dei musei e dei galleristi. Sarà il commissario Cobos, donna istintiva, fumatrice e beona, a scoprire le tracce dell’assassino, anche se non vivrà abbastanza per partecipare alla sua cattura. Nell’epoca attuale, satura di quelli che una volta si chiamavano libri gialli e di serie Tivù poliziesche, non è facile proporre una detective story originale nel contenuto e nella forma, questo film Herrero non fa eccezione, ma vanta l’interpretazione aggressiva e grintosa di Maribel Verdù, donna decisa, indipendente e ribelle, e sottintende anche un omaggio al celebre pittore aragonese.
Al genere fantastico appartiene senza ombra di dubbio la produzione di Francia, Belgio e Lussemburgo, The Room (La stanza) del pittore e regista francese Christian Volckman, presentato nella sezione ufficiale. Due sposi (Olga Kurylenko, Kevin Janssens) comprano un’antica casa isolata nella campagna. Lui disegna, lei fa traduzioni. Hanno speso quasi tutto, ma il giovane dietro una spessa carta da parati scopre una porta di ferro che immette in una stanza disadorna. Sfinito nell’aver tentato di sistemare la vecchia magione, si lascia cadere sul pavimento ed esprime il desiderio di poter tracannare una bottiglia di whisky. E la bottiglia appare davanti a lui. Incredulo, ma incuriosito dal fatto che il suo desiderio possa essere stato esaudito, esprime un altro desiderio e scopre che in quella stanza può ottenere ciò che vuole, anche un milione di dollari. Si confida con la moglie e la loro felicità è alle stelle. Lei, che ha subito due aborti, nella stanza chiede un bambino e lo ottiene. Scopriranno poi che qualsiasi oggetto ricevuto nella stanza, appena oltrepassa la soglia di casa si tramuta in polvere. E il bambino che lei porta candidamente all’aria aperta, invecchia di quasi dieci anni in pochi minuti. Si vedono costretti a vivere all’interno e occuparsi del bambino, che durante una scappatella in giardino cresce ancora di una dozzina di anni diventando antagonista del padre nell’affetto della madre. Finirà come tante favole, con un violento ritorno alla realtà in un racconto di un centinaio di minuti che perde colpi nella seconda parte.
In una sorta di medioevo atemporale, con un attento studio di costumi e di dialoghi, è ambientato il bel film dell’attrice e regista australiana Mirrah Foulkes, Judy & Punch iterpretato da  Mia Wasikowska e Damon Herriman. I protagonisti sono maestri pupari in un villaggio dove misoginismo e intransigenze religiose possono trasformare i sospetti in condanne a morte. Istrione e alcolizzato, Punch è ammirato dai contadini e gode delle stime dei possidenti. Dispotico e prepotente, durante una sbornia provoca la morte della loro bambina e risponde con alcune sprangate alle lamentazioni della moglie, ritenuta morta la nasconde nel bosco e accusa i vecchi servitori. Lei sarà trovata e rimessa in sesto da una comunità di eretici che vive nascosta nella foresta. Inevitabile la vendetta di Judy ch si prefigge di salvare gli anziani innocenti e spiegare al popolo i guasti provocati dalle false credenze. Favola garbata, seppure con pochi momenti violenti e non priva di qualche spunto umoristico, dura 105 minuti e il suo primo Festival è stato quello di Sundance.