52° SITGES Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya - Pagina 2

Stampa
PDF
Indice
52° SITGES Festival Internacional de Cinema Fantàstic de Catalunya
Pagina 2
Pagina 3
Pagina 4
Pagina 5
Pagina 6
Pagina 7
Pagina 8
Tutte le pagine
4x4Oggi, giorno dell’omaggio a Pupi Avati, del quale viene presentato Il signor diavolo, ha in programma una ventina di lungometraggi. La sezione Órbita si apre col film argentino 4x4, esordio individuale di Mariano Cohn dopo la regia con Gastòn Duprat che qui collabora alla sceneggiatura. Peter Lanzani, nei panni di un ladro, forza la serratura di un’auto super lusso parcheggiata in un quartiere di Buenos Aires. Si introduce con molta facilità, arraffa alcuni oggetti di valore e tenta di uscire, ma tutte le porte sono bloccate. Non riesce neanche a sfondare i finestrini e decide di farlo con un colpo di pistola. Il cristallo resiste, la pallottola rimbalza e gli ferisce una gamba. Totalmente insonorizzata e con cristalli che non permettono di vedere l’interno, l’auto diventa una prigione. Lui vedrà gli abitanti del quartiere pestare a sangue un giovane che ha tentato di rubare una macchina; una ragazza specchiarsi al finestrino per rifarsi il trucco e una coppia appoggiarsi sul cofano per un fugace rapporto, ma nessuno intuisce la sua presenza e neanche il proprietario si fa vivo. Ridotto allo stremo, senza bere e senza mangiare, vive come una liberazione l’arrivo del padrone dell’auto, un chirurgo che gli prende la pistola e che vorrebbe giustiziarlo invece di consegnarlo alla polizia. Dura 92 minuti, si svolge quasi totalmente all’interno dell’auto, ma la tensione da thriller, alcune scene esterne e l’illustrazione di un incubo neutralizzano sensazioni claustrofobiche. “Film di meccanismi”, dichiara il regista, “molto tecnico, realizzato in quattro settimane, in uno studio che fungeva da quartiere di Buenos Aires. È basato sull’adattamento di fatti reali e abbiamo lavorato seguendo una scaletta molto studiata”. In Argentina il film ha fatto discutere perché si presenta come un racconto morale in tempi nei quali l’insicurezza urbana è all’ordine del giorno e adombra il tema della giustizia fai da te.
220px-Vivarium film theatrical posterSembra invece svolgersi all’interno di un dipinto di Magritte, il film della sezione ufficiale Vivarium, secondo dell’irlandese Lorcan Finnegan. Surreale, sicuramente, e tanto nero da morire seppure ambientato in un moderno agglomerato da fiaba. Una giovane coppia in un’agenzia immobiliare viene invitata dal gestore, personaggio eccentrico quasi meccanico, a visitare un nuovo nucleo urbano. Centinaia di nuovissime case unifamiliari disposte a schiera, con giardino e posto auto, sorprendono i giovani. Introdotti nella numero 9 sono affascinati, ricevono un omaggio e vengono lasciati soli per riflettere sull’eventuale acquisto. Poi decidono di andar via, ma l’intermediario è sparito. Salgono in macchina e macinano chilometri senza poter uscire dal nuovo quartiere che è totalmente deserto. Decidono di pernottare nella casa che avevano visitato, ma non sanno che da quel labirinto non usciranno più. Interpretazione libera, potremmo dire, lasciando a tutti la scelta del senso da attribuire al racconto, ma va detto che la narrazione fila senza intoppi, mistero e curiosità tengono alta la tensione, e il tutto si svolge in un contesto apparentemente felice e dorato. Il regista, ex studente di Belle Arti a Dublino, ha preso prestito da Magritte atmosfere sospese e cieli tersi con nuvolette simboliche, quasi imprigionando per 97 minuti i due protagonisti in un quadro del pittore belga dal quale non usciranno più.