76ma Mostra Internazionale d'arte Cinematografica di Venezia

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alt76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (29 agosto - 8 settembre 2018)

www.labiennale.org/it/cinema/2019

 La mostra di Venezia è la più prestigiosa rassegna cinematografica d’Europa. Quella di Berlino ha guadagnato prestigio negli ultimi anni, ma rimane ancora a distanza dal Lido. Cannes è diventato uno dei più impostanti mercati di film del mondo, ma ha perso moltissimo come qualità dei film presentati in concorso. A Venezia, invece, anno dopo anno, la qualità è venuta affermandosi giustificano sempre più la qualifica di Mostra D’Arte rispetto a quella di Festival che segna le altre iniziative di questo tipo.  

 
 
IN CONCORSO
La Vérité (La verità) di  Hirokazu Kore-eda (Francia/Giappone) (film di apertura)
The Perfect Candidate (Il candidato perfetto) di Haifaa Al-Mansour (Arabia Saudita/Germania)
About Endlessness (A proposito della mancanza di fine) di  Roy Andersson (Svezia/Germania/Norvegia)
Wasp Network (Il circuito vespa) di Olivier Assayas (Francia/Belgio)
Marriage Story (Storia di matrimonio) di Noah Baumbach (Stati Uniti)
Guest of Honour (Ospite d’onore) di Atom Egoyan (Canada)
Ad Astra (Sino alle stelle) di James Gray (Stati Uniti)
A herdade (La fattoria) di Tiago Guedes (Portogallo/Francia)
Gloria Mundi - Robert Guédiguian (Francia/Italia)
Waiting for the Barbarians (Aspettando i barbari) - Ciro Guerra (Stati Uniti/Italia)
Ema - Pablo Larraín (Cile)
Lan xin da ju yuan (La fiction del sabato) di Lou Ye (Cina)
Martin Eden di Pietro Marcello (Italia/Francia)
La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco (Italia)
The Painted Bird  (L’uccello dipinto) di Václav Marhoul (Repubblica Ceca/Ucraina/Repubblica Slovacca)
Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone (Italia)
Babyteeth (Dente da latte) di Shannon Murphy (Australia)
Joker di Todd Phillips (Stati Uniti)
J'accuse (Io accuso) di Roman Polanski (Francia/Italia)
The Laundromat (Lavanderia a gettoni) di Steven Soderbergh (Stati Uniti)
Ji yuan tai qi hao (No. 7 Cherry Lane) di Yonfan (Hong Kong)
SETTINANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA
Fuori concorso – Film d’apertura
Bombay Rose (La rosa di Bombay) di Gitanjali Rao (Regno Unito, India,
Francia)
In concorso
Jeedar El Sot (Tutte queste vittorie) di Ahmad Ghossein (Libano, Francia,
Qatar)
Partenonas di Mantas Kvedaravičius (Lituania, Ucraina, Francia)
El Principe (Il principe) di Sebastian Muñoz (Cile, Argentina, Belgio)
Psykosia (Psicosi) di Marie Grahtø (Danimarca, Finlandia)
Rare Beasts (Animali rari) di Billie Piper (Regno Unito)
Sayidat Al Bahr (Bilancia) di Shahad Ameen (Emirati Arabi Uniti, Iraq, Arabia
Saudita)
Tony Driver (L’autista Tony) di Ascanio Petrini (Italia, Messico).
Fuori concorso – Film di chiusura
Sanctorum (Santo) di Joshua Gil (Messico, Qatar, Repubblica Dominicana)
GIORNASTE DEGLI AUTORI
CONCORSO
Seules les Betes (Solo gli animali) di Dominik Moll
You Will Die At 20, (Morirai alle 20) di Amjad Abu Alala
Un Monde Plus Grand (Un mondo più grande) di Fabienne Berthaud
La Llorona (La donna piangente) di Jayro Bustamante
Bor Mi Vanh Charkthe (La lunga camminata) di Mattie Do
Barn (Fai attenzione ai ragazzi) di, Dag Johan Haugerud
5 è il numero perfetto, Igort
Boze Cialo (Corpus Christi) di Jan Komasa
Un Divan a Tunis (Un divano a Tunisi) di Manele Labidi
Aru Sendo No Hanashi (Dicono che niente sarà lo stesso) di Jo Odagiri
Lingua Franca di Isabel Sandoval

 FILM FUORI CONCORSO
Les Chevaux Voyageurs (I cavalli dei viaggiatori), Bartabas
MIU MIU WOMEN’S TALES (I racconti di donne di Miu Miu)
Shako Mako di Hailey Gates
Brigitte di Lynne Ramsay
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 EVENTI SPECIALI
Mio fratello rincorre i dinosauri di Stefano Cipani
House of Cardin (La casa di Cardin) di P. David Ebersole, Todd Hughes
Il prigioniero di Federico Olivetti
Scherza con i fanti di Gianfranco Pannone
Mondo Sexy di Mario Sesti
Burning Cane (Canna ardente) di Phillip Youmans
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NOTTI VENEZIANE
La legge degli spazi bianchi di Mauro Caputo
Emilio Vedova, dalla parte del naufragio di Tomaso Pessina
The Great Green Wall (Il grande muro verde) di Jared p. Scott
Cercando Valentina di Giancarlo Soldi
Sufficiente di Maddalena Stornaiuolo, Antonio Ruocco
American Skin (Pelle americana), scritto, diretto e interpretato da Nate Parker
Beyond the Beach: The Hell and the Hope (Oltre la spiaggia – L’inferno e la speranza) di Graeme A. Scott e Buddy Squires

La settantaseiesima Mostra del Cinema di Venezia si è aperta in un piacevole clima di festa popolare quasi che artisti e frequentatori della rassegna volessero manifestate la lo gioia per la caduta del governo giallo-verde che non ha perso occasione per manifestare la sua ostilità all’impostazione di questa manifestazione, che, ancora una volta, si è aperta con un film, The Perfect Candidate  (Il candidato perfetto) della saudita Haifaa Al Mansour che denuncia la terribili condizioni in cui sono costrette le donne di quel paese. Mariyam è Una dottoressa di vaglia che opera in un pronto soccorso a cui si accede da una strada perennemente infangata a causa dei lavori di discutibile qualità messi in opera da un imprenditore amico dei politici locali. Oltre a questo deve vedersela con pazienti che non voglio essere toccati da una donna anche se è la migliore e la più motivata tra i medici del servizio. Quando deve andare a Dubai per seguire un corso professionale si vede bloccata all’aeroporto in quanto il permesso di viaggio rilasciato da suo padre, un musicista che sta facendo una tournée, risulta scaduto. Cercando un parente maschio che possa rilasciarne un altro documento s’imbatte in un funzionario governativo che, equivocando, la iscrive come candidata nella campagna amministrativa che sta per aprirsi. Con l’aiuto delle due sorelle che formano la sua famiglia dopo la morte della madre, accetta la sfida elettorale. Ne uscirà sconfitta anche perché l’imprenditore edile vanifica il punto di forza delle sue promesse alla cittadinanza asfaltando la strada che porta al pronto soccorso proprio pochi giorni prima del voto. Apparentemente una sconfitta, in realtà la prova che molte cose devono e possono essere cambiate.
AdAstraStorie parentali anche in Ad Astra dell’americano James Gray dove un cosmonauta inviato dalla Nasa su Marte scopre che suo padre, pure lui astronauta, non era morto eroicamente come l’Agenzia aveva fatto credere a tutto il mondo, ma si era scomparso dopo essersi ribellato agli ordini quando aveva scoperto che la missione di cui era al comando consisteva nel far esplodere una bomba atomica destinata a distruggere un’ipotetica civiltà spaziale in conflitto con quella terrestre. Il film ruota attorno alla meraviglia del pilota sia per la scoperta dell’esistenza in vita del padre, sia per la malvagità dell’ente a cui anche lui soggiace. La forza del film è, in primo luogo, nella maestria tecnologica che rende accettabili e realistiche immagini e azioni proiettate nello spazio. Poi c’è la bravura degli attori, Brad Pitt e Tommy Lee Jones, che assecondano alla perfezione l’intento del regista di mostrare che lo spazio è un luogo tremendamente ostile per l’uomo.
MarriageAncora rapporti interpersonali, questa volta tra maglie e marito in Mariage Story (Storia di un matrimonio) in cui Noah Baumbach racconta il difficile divorzio fra un’attrice sull’onda televisiva (Scarlett Johansson) e un regista di teatro sperimentale (Adan Driver) che l’ha lanciata quando era una sconosciuta. I due hanno avuto un figlio che ora è uno delle difficoltà della separazione, vista che entrambi se ne contendono l’affido. Niente di molto originale dopo che Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman aveva affrontato con ben maggiore maestria.

U.R.


SindacoIl sindaco del rione Sanità per la regia di Mario Martone. Il testo prende spunto e segue con sostanziale fedeltà il dramma scritto e interpretato da Eduardo De Filippo all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso. Sin dalla prima apparizione di questo testo alcuni illustri critici storsero il naso considerando che il personaggio principale era un capocamorrista che Eduardo aveva trasformato in personaggio positivo. A queste critiche rispose lo stesso autore ricordando che Don Antonio Barracano non è un "padrino" ma un uomo che ha vissuto sulla propria pelle l'ingiustizia e che, per amore della giustizia e sfiducia negli uomini, se la fa da sé con i mezzi a propria disposizione. Queste critiche segnarono anche alcune delle molte riedizioni emesse in scena di questo dramma, di esse si è ricordato anche Mario Martone che, da uomo di cinema e teatro, ha scelto di virare al dramma anti mafioso l’intero spettacolo ad iniziare dall’età del protagonista che, nell’originale, è un uomo maturo inaridito dall’ingratitudine degli uomini e  che qui diventa un poco più che quarantenne che utilizza spregiudicatamente i comportamenti del mondo in cui è immerso. In questo cambiamento di prospettiva assume un ruolo determinante la figura del Professore, un medico che per tutta la vita ha vissuto a lato del sindaco e che lo accompagna fino alla morte non trascurando di ricordagli, anche in questo momento, quanto sia ingiusto ciò che ha fatto e sta facendo. In poche parole un film solido che riconcilia con la migliore tradizione del cinema italiano.
jaccuse  polanski dreyfusPer quanto riguarda la competizione si è visto anche J’accuse di Roman Polanski. Il riferimento è, ovviamente al famoso affaire Dreyfus che, alla fine del 1800, sconvolse la vita politica francese facendo emergere il strisciante antisemitismo che inquinava i ranghi militari. Un film solido, documentatissimo, godibile dalla prima all’ultima sequenza in cui spiccano le interpretazioni, davvero magistrali di Jean Dujardin e Louis Garrel.

U.R.


joker-20-maxw-824Joker è il nome del cattivo per antonomasiua e Todd Philips lo ha usato per rappresentare in modo emblematico la malvagità del monodo. In una Gotham City copert d'immondizia, invasa da ratti giganteschi ed espostaa ad ogni violenza un aspirante comico, squattrinato e sballottato da un insuccesso all'altro, vive con la madre sognando una gloria che non arriverà mai. Ne pieno della disperazione uccide tra ubriachi della buona società che lo avevavo aggrdito e deriso. E' l'inizio di una fina che si rivelerà grandante sangue e simbolicamente all'america dei nostri giorni. E' un film fantasioso e, nello stesso tempo, ammonitore che si guarda con gusto non disgiunto da preoccupazione. 

adultsAdults in the room  (Adulti nella stanza) del franco - greco Costantin Costa - Gavras ricostruisce puntigliosamente gli scontri fra Unione Europea a governo greco che acccompagnarono la crisi di alcuni anni or sono, in particolare fra il ministro delle finanze Costantin Varufakis e quello tedesco. Un film -documento utillissimo a ricordare, ma cinematograficamente non molto creativo.

U.R:


wasp-network-il-nuovo-film-di-olivier-assayas-maxw-814Alla fine degli anni novanta i servizi di sicurezza cubani riuscirono a stabilire a Miami una rete di agenti, detta il giro delle vespe, con il compito di contrastare le nascenti attività anticastriste tese a prevenire i continui attentati alla vita di Fidel Castro i ripetuti attacchi alle attività turistiche del paese e, di passaggio, sviluppare un proficuo (per gli organizzatori) traffico di droga con altri paesi latinoamericani. Il francese Olvier Assayas ha nesso in scena la vita di questi rivoluzionari cubani in un film, Wasp Network, che ha la solidità di un giallo e la capacità di svelare uno dei tanti lati oscuri della politica americana sotto a presidenti delle più diverse origini politiche. È uno straordinario servizio televisivo al cui centro stanno uomini e donne che credono fortemente nella dignità del loro paese. Qualche eccessiva semplificazione di fa perdonare con la generosità dell’assunto nel suo complesso e con la scelta di campo decisamente inusuale.
The-Laundromat-Trailer-NetflixSempre rimanendo in ambiente latinoamericano abbiamo visto anche The Laundromaat (Lavanderia a gettoni) che Steven Soderberg, onusto di gloria commerciale come autore della serie Ocean’s, ha tratto dalla messa in scena del libro Secrety Word: inside the Panama Papers, Investigation on illicit Money Netwoeks and the global Elite del Premio Pilitzer Jake Bernstein. Come si evince sin dal titolo è una ricognizione nel documenti che vanno sotto il titolo di Panana Papers usciti dalle segrete di un famoso studio legale di quel paese e che hanno dimostrato con quanta facilità fosse possibile ai ricchi schermare le loro sostanze o commettere vere e proprie truffe ai danni di ingenui utenti di compagnie assicurativo o finanziarie. Il regista non trascura il lato umoristico della vicenda (ad un certo punto la sua voce fuori campo dice: anche io ho usato un paio di queste società-guscio per non pagare tasse) ma picchia forte sulla complicità oggettiva del potere politico. Un film intelligente, importante e, nonostante tutto, piuttosto divertente. Lo interpretano, nei ruoli principali, Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas.   

U.R.


34sicallthisvictory01Jeedar El Sot, opera prima del giovanissimo Ahmad Ghossein (classe 1981) in concorso nella Settimana della Critica, prende spunto da fatti realmente accaduti nel corso 2006, nel pieno del conflitto armato tra Hezbollah e Israele, nel corso di un cessate il fuoco di ventiquattro ore. Protagonista della pellicola è Marwan un giovane libanese che decide di approfittare della situazione per raggiungere il padre che rifiuta di lasciare la propria casa malgrado il villaggio in cui vive sia soggetto a continui bombardamenti. Il giovane si muove per obbligare il genitore a tornare a Beirut. Nulla va per il verso giusto: Marwan non trova il padre, già fuggito, ma solo macerie e, suo malgrado, rimane prigioniero con altri quattro malcapitati, in una casa nel mezzo della ripresa dei combattimenti tra le due fazioni. L’autore racconta in 90’ minuti con stile asciutto una storia di segregazione ma al tempo stesso di resilienza alla barbarie e alla violenza della guerra; l’uso di tanti piani sequenza, consente di cogliere non solo i volti dei protagonisti, ma le fragilità ed i pensieri più intimi degli stessi, in quella condizione di sospensione tra paura e speranza che non li abbandona mai. Allo stesso modo è fatto uso della fotografia e del suono, che rende ancora più intensa la storia, alternando ambienti particolarmente angusti ai pochi spazi aperti fatti di macerie, dal silenzio dell’attesa, carico di paura, al suono assordante dei colpi di mortaio. Un buon film che tiene viva, anche se flebile un’idea di speranza e riscatto ed aiuta interrogarci, ancora una volta, sull’assurdità dei conflitti e sul bagaglio di orrori, di dolore e sofferenze di cui sono portatori.

A.S.


anderssonRoy Andersson è un regista svedese che ha caro in tipo di cinema del tutto particolare: scene girate con macchina ferma, staccate le une dalla altre e con un audio quasi indipendente dalle immagini. I suoi film descrivono in modo impietoso una società un cui la rispettabilità si incrocia con il degrado, l’immoralità con una cura ossessiva degli aspetti esteriori. Anche Om det oandliga (Sull’infinito) condivide questo metodo narrativo rivolto alla descrizione, sono parole dell’autore, di una riflessione sulla vita umana in tutta la sua bellezza e crudeltà. Ne risulta un film inusuale, a tratti di un’ironia spiazzante non disgiunta da una malinconia sprezzante.
1920px-Guest of honour thewlisGuest of Honour (Ospite d’onore) di Atom Egoyan mette in scena il rapporto fra un padre e una figlia, insegnate di musica in un liceo, detenuta per una colpa che non ha commesso ma che è convinta di meritare. È un film complesso che nasce da uno scherzo finito male e si conclude tragicamente. È uno sguardo complesso su una società, quella canadese, tutt’altro che rappacificata e priva di conflitti. Il regista pinta il dito sul complesso rapporto fra padre e figlia che agiscono stranamente per ragioni che nessuno dei due riesce a comprendere.

U.R.


93993 pplShanghai prima settimana del 1942, la guerra del Pacifico sta per iniziare e prenderà il via con l’attacco giapponese del 7 dicembre alla base navale americana di Pearl Harbour. La città cinese, ancora segnata da legazioni occidentali che se ne spartiscono il territorio, pullula di trafficanti e spie che cercano, di soddisfare le esigenze di chi le ha ingaggiati. In questo clima torbido arriva la celebre attrice Jean Yu chiamata a recitare in un testo teatrale Sturday Fiction che sarà diretto da un suo amante. Il regista Lou Ye ha guidato Lanxin Dajauyusn pensando a un film di grande spettacolo in cui le strutture psicologiche dei personaggi contano meno della grandiosità delle ricostruzioni. È un’opera di grande respiro e molta azione, particolarmente nel finale, in cui ciò che più conta è la dimostrazione della capacità produttiva della Cina.
maxw-824The Painted Bird (L’uccello dipinto) è il titolo di un romanzo che ha avuto un grande successo e che il regista cecoslovacco Vaclav Marhoul ha trasformato in film investendovi quasi tutte le sue risorse di cui disponeva. Un testo che racconta il calvario di un ragazzino ebreo che il padre affida a una parente prima di essere internato in un campo di sterminio. Scelta sciagurata, visto che il giovane, rimasto solo per una serie di circostanze sfortunate, percorrerà un calvario lunghissimo passando dalle mani di pedofili incalliti, mariti violenti, commercianti di uccelli suicidi, sacerdoti ambigui e via elencando. Il tutto sino ad arrivare ai primi giorni dopo la fine della guerra quando sarà accolto da una compagnia dell’Armata Rossa i cui membri si dimostrano non meno sanguinari dei nazisti.  È un film in cui la violenza, anche compiaciuta abbonda non sempre salvata dall’intento di denuncia dell’orrore della guerra e la bestialità delle abitudini barbariche dei contadini. Intenti pregevoli e da valutare attentamente, ma che rischiano di naufragare in un mare di orrore non del tutto esente da un buon livello di compiacimento.
babyteeth-1030x615Babyteth (Dente di latte) dell’australiano Shannon Murphy ha l centro la storia d’amore di una ragazzina ammalata terminale di tumore e di un piccolo spacciatore che vive alla giornata rubacchiando e sfruttando i coetanei. Quante volte, negli ultimi anni, abbiamo visto storia d’amore in cui uno dei protagonisti era un malato terminale? Tante che questo potrebbe essere classificato come un genere vero e proprio. Questo film non aggiunge nulla a quanto già sappiamo, compresi i genitori compiacenti e incapaci, per cui non si comprende la ragione per cui compare nel concorso di quest’anno.

U.R.


GLORIA-MUNDIRobert Guédiguian è un regista di cinema e teatro che ha scelto Marsiglia e i suoi lavoratori come asse del suo lavoro e a essi rimane fedele anche in Gloria Mundi ruota attorno a un nucleo familiare in cui i vecchi continuano un’esistenza faticata e difficile, mentre i giovani cercano di affermarsi anche con metodi moralmente discutibili. Tutto ruota attorno a uno dei capifamiglia da voco scarcerato dopo aver scontato una lunga pena per aver partecipato a una rissa in cui è morto un suo amico. Sarà lui a rimettere le cose sulla retta via addossandosi un secondo delitto, in realtà commesso da uno dei giovani che, in un impeto di rabbia, a voluto così punire il membro della famiglia più arrogante e disposto a tutto pur di riuscire. E’ un film perfettamente in linea con la filmografia di questo regista da sempre schierato dalla parte degli umili e avverso a qualsiasi forma di usurpazione. Un film molto tradizionale, ma anche molto lineare e condivisibile.
MV5BMmY0MGMyYjktYWFkOS00MTZhLTgyZWUtNjIwMGQ4Nzg0MTNkXkEyXkFqcGdeQXVyNjg1NTY4MA. V1 SY1000 CR007321000 AL

Il portoghese Tiago Guedes ha portato nel concorso della Mostra A herdade (Il dominio) in cui si racconta un quarto di secolo di vita del paese attraverso le vicende che segnano una grande proprietà agricola. Non è la prima volta che il cinema o la letteratura si avvalgono della metafora di un’esistenza o della vita di un’azienda per raccontare la storia di un paese. Questa volta il discorso appare particolarmente convincente e tale da giustificare la lunghezza, oltre tre ore, del film anche se dal punto di vista del linguaggio non vi sono guizzi particolarmente originali.

U.R.


La-mafia-non-e-piu-quella-di-una-volta-copertinaIl terzo film italiano nella competizione alla 76ma Mostra D’arte cinematografica di Venezia è stato La mafia non è più quella di una volta diretto da Franco Marenco ex sodale di Daniele Ciprì. Meglio, più che un film si tratta di una sorta di documentario sull’impresario di manifestazioni neomelodiche Ciccio Mira, una sorta di sodale con la mafia e sulla fotografa Letizia Battaglia il cui lavoro ha documentato le peggiori nefandezze del potere criminale. Sin dall’inizio, situato nel 25mo anniversario della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il film, che ha il taglio di un documento e sembra voler dimostrare che i palermitani hanno del tutto dimenticato quei due magistrati e si dimostrano, almeno, restii a denunciare o condannare la Mafia. Discorso non privo d’interesse se fosse possibile analizzarne le ragioni di questi comportamenti, ma che il regista assume come una sorta di dogma venato di razzismo antimeridionale. In questo modo il film perde interesse, anzi sembra giustificare uno dei peggiori caratteri della gente del sud.
Waiting for the Barbarian (Aspettando i Barbari) del brasiliano Ciro Guerra ricorda nell’impostazione uno dei grandi film italiani del passato: Il deserto dei tartari che Valerio Zurlini trasse, nel 1976, da un romanzo di Dino Buzzati.
T6ZhkiI0-696x392.jpg.pagespeed.ce.3U8hBpMPChLa scena è quella della Fortezza Bastiani, ultimo avamposto ai confini settentrionali del Regno, che domina la desolata pianura chiamata "deserto dei Tartari", un tempo teatro di rovinose incursioni da parte dei nemici. Nel film di oggi lo scenario non è molto diverso, ma il regista guarda con particolare interesse allo scontro tra un colonnello, feroce imperialista, e un magistrato che è dominato dal rispetto per gli esseri umani. Un film molto scenografico che sfrutta i paesaggi e le situazioni per sviluppare un racconto in cui non mancano i momenti violenti, ma che racconta una metafora tutt’altro che banale sulla violenza che domina le nostre società.

U.R.


the-prince-5In concorso nella sezione della Settimana della Critica della 76 kermesse veneziana, “Il principe”, rappresenta il debutto sul proscenio della cinematografia internazionale, del giovane cineasta cileno Sebastian Muñoz, classe 1973. La sceneggiatura, opera dello stesso regista, è basata sull’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo, scritto nei primi anni '70 da Mario Cruz, il cui soggetto, ambientato nel comune di San Bernardo, nella provincia di Santiago, racconta la storia di detenzione di un giovane condannato per l’omicidio del migliore amico e il suo rapporto con gli altri carcerati, tra istinto di sopravvivenza e ricerca di potere.
E’ un film forte ma al tempo stesso cupo e tragico dove non si fa mistero di mostrare il corpo maschile in tutto il suo vigore o disfacimento, dove si indugia sugli atti di violenza, tra detenuti e ma anche sui soprusi perpetrati dai carcerieri, non solo come indice di un’omosessualità latente che lentamente si disvela, ma come frutto di una condizione restrittiva in cui gli istinti più basilari trovano appagamento senza troppi convenevoli. Muñoz dirige con mano ferma, ripercorrendo la parabola del giovane Jaime (Juan Carlos Maldonado), “il principe”, ricorrendo a continui flash back: dall’infanzia difficile segnata dal rifiuto del padre di provvedere ai suoi bisogni, ai primi turbamenti ed esperienze amorose, dalla violenza del primo rapporto sessuale omosessuale, alla scoperta dell’amore con il suo protettore. Nel complesso un buon film, non nuovo tuttavia nel trattare certe temi

rare-beasts-2019-recensione-cov932-932x460Di tutt’altro tenore è la pellicola Rare Beasts di Billie Piper al suo esordio alla regia, in concorso nella sezione La Settimana della Critica. La Piper per l’occasione oltre a dirigere è anche interprete di Mandy, una donna in piena crisi esistenziale, con un figlio piccolo da crescere, la separazione dei genitori da gestire, una carriera professionale poco soddisfacente a cui dare una svolta e una difficile relazione sentimentale con Pete, il collega di lavoro, fervente religioso, anch’egli in cerca di identità. Rare Beasts è la tipica black comedy, condita di umorismo spiazzante a tratti cinico che mette a nudo e gioca con le paranoie, le nevrosi e gli stereotipi della società odierna, che di “sociale” ha  più ben poco. E’ un film nel suo complesso semplice, ma non banale da scrutare attentamente per coglierne la rilevantissima carica di umanità affidata ai due personaggi protagonisti, due facce di una stessa, universale medaglia.

49914-rialto - tom vaughan-lawlor and tom glynn-carney  credits - rialto production ltd -h 2019Sempre alla sezione della Settimana Internazionale della Critica appartiene il film Rialto esordio del regista Peter Makie Burns, che ha costruito il doloroso ritratto di un quarantenne, alle prese con le difficoltà del vivere con problemi sul luogo di lavoro, i difficili rapporti con i figli adolescenti, una vita coniugale ormai insoddisfacente, una madre vedova da dover gestire. Solo tra le braccia di Jay, uno sbandato che si prostituisce per mantenere una figlia piccola, Colm, questo il nome del protagonista, sembra trovare appagamento e ricevere comprensione. È un percorso di congiunzione fra due solitudini che non riescono a trovare il giusto spazio, per vivere intensamente ogni singolo istante della propria esistenza in comunità, solo apparentemente tollerante e comprensiva. Un film non nuovissimo ma girato con abilità e percorso da una malinconia del vivere che profuma di sincerità. Buona la prestazione dell’interprete principale, Tom Vaughan-Lawlor, che rende credibile sino in fondo una figura macerata dai dubbi e lacerata dai sensi di colpa.

A.S.


tony-driver-3 jpg 960x0 crop q85Per la regia di Ascanio Petrini al suo esordio, Tony Driver, in concorso nella sezione della Settimane della Critica, è la storia di Tony, all’anagrafe Pasquale Donatone, origini italiane, emigrato in giovanissima età con la famiglia negli Stat Uniti, dove ha vissuto per oltre 40 anni, lavorando come tassista, sino a quando viene arrestato a causa del suo “secondo lavoro”: trasportare migranti illegali negli Stati Uniti attraverso la frontiera messicana. Tony, che ha due figli ed una moglie americana dalla quale ha divorziato è costretto a rientrare in Italia, a Polignano a Mare, in terra di Puglia, secondo la procedura di deportazione prevista dalla legislazione statunitense per coloro che, privi della cittadinanza, hanno commesso un crimine. Ma Tony non è disposto ad arrendersi, si sente profondamente americano, ha il desiderio di rivedere i suoi figli, farebbe qualunque cosa, anche commettere il reato di oltrepassare clandestinamente il confine che separa il Messico dagli Stati Uniti. L’autore racconta con lo stile che gli è più consono, quello del documentario, una storia di emarginazione e di emigrazione. E’ Attraverso le parole del protagonista, che possiamo leggere in sottofondo le contraddizioni delle società occidentali, molto libere in campo economico e finanziario ma molto poco nei confronti della dignità dei migranti.

A.S.


Imagen-27-7-19-a-las-9.52La pellicola Madre del giovanissimo ma già pluripremiato cineasta spagnolo Rodrigo Sorogoyen è la continuazione in chiave drammatica dell’omonimo cortometraggio che tra 2017 e 2018 ha impressionato le giurie dei maggiori festival internazionali ottenendo riconoscimenti ovunque. Nella versione, in concorso nella sezione Orizzonti della 76° kermesse veneziana, in forma di lungometraggio, una convincente Marta Nieto riveste i panni di Elena a dieci anni dalla scomparsa del figlio, il piccolo Ivan, abbandonato dal padre in una spiaggia del sud della Francia e mai ritrovato. Elena è ormai una quarantenne che a fatica si è ricostruita una vita nonostante i segni indelebili che quella vicenda ha lasciato: ha una nuova casa, un nuovo lavoro ed anche un nuovo partner; tutto sembra volgere al meglio, quando improvvisamente un giorno incontra l’adolescente Jean (Jules Porier), in vacanza con la famiglia, che nei tratti somatici gli ricorda l’amato figlio. I tentativi per Elena di mettersi il passato alle spalle falliscono miseramente. Jean, questo il nome del ragazzo, ovviamente non è il figlio scomparso, eppure Sorogoyen riesce a mantenere per l’intera durata della pellicola, la suspense a instillare il dubbio, l’idea di uno spiraglio nella direzione di un epilogo a lieto fine, che non ci sarà ma che sarà comunque inaspettato. Madre è un bel film, pieno di umanità, attento alla fragilità delle persone e che riesce a coniugare abilmente, grazie ad una robusta sceneggiatura e da una buona fotografia, dramma e commedia agrodolce, emozioni e turbamenti ma anche qualche sorriso.

A.S.


 I premi

LEONE D’ORO per il miglior film a:
JOKER
di Todd Phillips (USA)

LEONE D’ARGENTO - GRAN PREMIO DELLA GIURIA a:
J’ACCUSE
di Roman Polanski (Francia, Italia)

LEONE D’ARGENTO - PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA a:
Roy Andersson
per il film OM DET OÄNDLIGA (ABOUT ENDLESSNESS) (Svezia, Germania, Norvegia)

COPPA VOLPI
per la migliore interpretazione femminile a:
Ariane Ascaride
nel film GLORIA MUNDI di Robert Guédiguian (Francia, Italia)

COPPA VOLPI
per la migliore interpretazione maschile a:
Luca Marinelli
nel film MARTIN EDEN di Pietro Marcello (Italia, Francia)

PREMIO PER LA MIGLIORE SCENEGGIATURA a:
Yonfan
per il film JI yuan tai qi hao (no.7 cherry lane) di Yonfan (Hong Kong SAR, Cina)

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
LA MAFIA NON È PIÙ QUELLA DI UNA VOLTA
di Franco Maresco (Italia)

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI
a un giovane attore o attrice emergente a:
Toby Wallace
nel film BABYTEETH di Shannon Murphy (Australia)

Orizzonti

La Giuria Orizzonti della 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Susanna Nicchiarelli e composta da Eva Sangiorgi, Álvaro Brechner, Mark Adams, Rachid Bouchareb, dopo aver visionato i 19 lungometraggi e i 13 cortometraggi in concorso, assegna:

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR FILM a:
ATLANTIS
di Valentyn Vasyanovych (Ucraina)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE REGIA a:
Théo Court
per il film BLANCO EN BLANCO (Spagna, Cile, Francia, Germania)

il PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ORIZZONTI a:
VERDICT
di Raymund Ribay Gutierrez (Filippine)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE a:
Marta Nieto
nel film Madre di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE a:
Sami Bouajila
nel film BIK ENEICH – UN FILS di Mehdi M. Barsaoui (Tunisia, Francia, Libano, Qatar)

il PREMIO ORIZZONTI PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA a:
Jessica Palud, Philippe Lioret, Diastème
per il film REVENIR di Jessica Palud (Francia)

il PREMIO ORIZZONTI PER IL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO a:
DARLING
di Saim Sadiq (Pakistan, USA)

il VENICE SHORT FILM NOMINATION FOR THE EUROPEAN FILM AWARDS 2019 a:
CÃES QUE LADRAM AOS PÁSSAROS (DOGS BARKING AT BIRDS)
di Leonor Teles (Portogallo)

Venezia Classici

La Giuria presieduta da Costanza Quatriglio e composta da 22 studenti - indicati dai docenti - dei corsi di cinema delle università italiane, dei DAMS e della veneziana Ca’ Foscari, ha deciso di assegnare i seguenti premi:

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR DOCUMENTARIO SUL CINEMA a:
BABENCO – ALGUÉM TEM QUE OUVIR O CORAÇÃO E DIZER: PAROU (BABENCO – TELL ME WHEN I DIE)
di Bárbara Paz (Brasile)

il PREMIO VENEZIA CLASSICI PER IL MIGLIOR FILM RESTAURATO a:
EXTASE (ECTASY)
di Gustav Machatý (Cecoslovacchia, 1932)

Premio Venezia Opera Prima

La Giuria Leone del Futuro - Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” della 76. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, presieduta da Emir Kusturica e composta da Antonietta De Lillo, Hend Sabry, Terence Nance e Michael Werner, assegna il:

LEONE DEL FUTURO
PREMIO VENEZIA OPERA PRIMA “LUIGI DE LAURENTIIS” a:
YOU WILL DIE AT 20
di Amjad Abu Alala (Sudan, Francia, Egitto, Germania, Norvegia, Qatar)
GIORNATE DEGLI AUTORI

nonché un premio di 100.000 USD, messi a disposizione da Filmauro, che sarà suddiviso in parti uguali tra il regista e il produttore.

Venice Virtual Reality

La Giuria internazionale della sezione Venice Virtual Reality, presieduta da Laurie Anderson e composta da Alysha Naples e Francesco Carrozzini, dopo aver visionato i 27 progetti in concorso, assegna:

il GRAN PREMIO DELLA GIURIA PER LA MIGLIORE OPERA VR IMMERSIVA a:
THE KEY
di Céline Tricart (USA)

il PREMIO MIGLIORE ESPERIENZA VR IMMERSIVA PER CONTENUTO INTERATTIVO a:
A LINHA
di Ricardo Laganaro (Brasile)

il PREMIO MIGLIORE STORIA VR IMMERSIVA PER CONTENUTO LINEARE a:
DAUGHTERS OF CHIBOK
di Joel Kachi Benson (Nigeria)