Cinema Jove 2007

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http://www.cinemajovefilmfest.com/

ImageVALENCIA. S’inaugura stasera, sabato 16, al Teatro Principal, il 22° Festival Internacional de Cine Cinema Jove con l’anteprima del film spagnolo DE ESPALDAS AL MAR di Guillermo Escalona-Ponce. Col patrocinio della Generalitat Valenciana e della Cineteca, il Festival riservato a cineasti che non abbiano compiuto 35 anni è sostenuto anche dall’Institut Valencià de la Joventut e dalla Bancaja. Fiore all’occhiello il Mercado Internacional del Cortometraje giunto alla 13a edizione e che si terrà dal 20 al 22 con circa 400 titoli.

La giuria, presieduta dal regista ceco Jirì Menzel, e composta da Menahem Golan, Gabriella Hamori e la scrittrice Carmen Amoraga, dovrà decidere tra sette lungometraggi in concorso. Accanto a due film molto celebrati: Reprise (Ripresa) di Joachim Trier e Proprietà privata (Nue Proprieté) di Joachim Lafosse, figurano il giapponese Matsugane Rancha Jiken (L'affare casuale Matsugane) di Nobuhiro Yamashita, il croato Ajde.  Dan ... Prodjl (Giorni lenti) di Matija Klukovic, lo spagnolo Dos Miradas (Due sguardi) di Sergio Candel, il finlandese Miehen Työ (Lavoro da uomini) di Aleksi Salmenperä, Sonhos de peixe (I sogni del pesce) di Kirill Mikhanovsky prodotto da Brasile, Russia, Usa. Un’altra giuria, presieduta dalla regista francese Fabianny Deschamps, dovrà invece trovare il corto più meritevole tra nove blocchi di sei cortometraggi.

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Lavoro da uomini

Molti i seminari dedicati al corto (tendenze, distribuzione) che si terranno in differenti punti della città, dall’Institut Valencià d’Art Modern al Museo Valencià de la Il-lustraciò i Modernitat, dalla Fnac all’Instituto Francés. Il Festival, che si conclude sabato 23 con Julie Delpy, che presenta il suo film della Berlinale Deux jours à Paris (Due giorni a Parigi), ha dovuto lottare per occupare i suoi spazi tradizionali a causa della Coppa America, della quale sta per andare in scena la finalissima. Gli alberghi di Valencia, infatti, hanno da tempo appeso il cartello col tutto esaurito.


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Les Doigts dans la Tete

Tra le sorprese del 22 Festival Internacional de Cine Cinema Jove, tre profili di cineasti che hanno dato una marcia in piú ai film a cavallo del Duemila. L’omaggio piú completo è quello al regista francese Jacques Doillon che s’impose all’attenzione internazionale nel 1974 col film Les doigts dans la tête (Le dita nella testa). Con la collaborazione dell’Institut Francés e con la Filmoteca di Valencia, il Festival ha allestito una retrospettiva di oltre venti film, da L’an 01 (L'anno 01), del 1973, a Raja, del 2003. Emerso dopo gli anni della Nouvelle Vague, Jacques Doillon ha esteriorizzato rabbia e sentimenti dei giovani utilizzando interpreti sconosciuti sul grande schermo accanto a personaggi famosi quali Michel Piccoli, Isabelle Huppert, Jane Birkin, Pascal Greggory. Il secondo omaggio è per un cineasta che nasceva quando Jacques Doillon si accingeva alla sua prima regia, il danese Nicolas Winding Refn, anno 1972.

 Il 35enne regista di Copenhagen, dopo aver studiato negli Usa, ha girato sei film che hanno fatto il giro del mondo, da Pusher (Spacciatore)  del 1996 a Gambler (Giocatore) del 2006. Collaborando con professioonisti quali Brian Eno, John Turturro e Larry Smith (direttore della fotografia di Eyes Wide Shut), l’enfant terrible del cinema danese ha offerto un volto inconsueto del cinema europeo. Terzo ospite l’americano Kyle Cooper, esperto di animazione ed effetti visivi, il cui lavoro principale, peró, è quello dei titoli di testa dei film: ne vanta almeno 150 che vanno da Mission ImpossibleSpider Man. Cinefilo convinto, Kyle Cooper ha appreso molto dai registi e dagli autori delle colonne sonore dei film ai quali ha collaborato. Dopo tre giorni di Festival, e in attesa dell’apertura del Mercato del Corto, si sono visti tre film della sezione ufficiale. Il primo, fuori concorso, è De Espalda al Mar (Dietro il mare), del 35enne valenziano Guillermo Escalona Ponce. Circa novanta minuti per raccontare una giornata estiva di tre donne sulla spiaggia di Valencia in attesa dell’eclisse totale di sole. Simile a una domenica mattina, torrida e deserta, la giornata trascorre a fatica sotto un sole cocente.

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Giorni lenti

Secondo film, il giá citato Reprise (Ripresa) del norvegese Joachim Trier. Terzo, l’esordio di un 25enne regista croato, Matija Kuklovic, con Ajde.  Dan ... Prodjl (Giorni lenti). Perplesso il pubblico, annoiato qualche critico dinanzi a un film in bianco e nero di un centinaio di minuti nel quale venti personaggi si producono in primo piano con sequenze di grandi teste lamentandosi della vita a Zagabria, parlando di espatriare in paesi che offrono migliori possibilitá di vita e, ciononostante rimanendo tranquilli seduti al bar, in casa vedendo la televisione o, per alcuni, recitando a teatro. Tranquilli è un modo dire. In realtá ci sono accesi scontri verbali, parolacce per sottolineare proteste, liti e riappacificazioni, ma niente cambia in una sorta di fatalismo nel quale non si esce dal mondo conosciuto. Piú psicodramma radiofonico che film, è stato girato da un giovane che per anni si era dedicato alla pallacanestro. Oggi è previsto in concorso un film nero giapponese Matsugane Rancha Jiken (L'affare casuale Matsugane) di Nobuhiro Yamashita. Ne riparleremo.


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Due sguardi

A volte i miracoli si compiono. E’ successo a Sergio Candel, regista valenziano residente a Madrid, che è riuscito a girare il secondo lungometraggio con diecimila euro che non aveva, ma ha dovuto farseli prestare e deve restituirli entro 4 anni.  Per questo era preoccupato alla conferenza stampa dove ha presentato in concorso Dos Miradas (Due sguardi), girato in Cile nel deserto di Atacama con due attrici, Marta Larralde e Pilar Alonso. Dopo il suo primo film, La fuerza de la gravedad (La forza di gravità, 2005), Sergio Candel è sbarcato a San Pedro de Atacama con due attrici e due tecnici e ha realizzato in 16 giorni un piccolo film che sicuramente è il più fresco e intrigante tra quelli finora visti in concorso. Storia intima, con sfumature erotiche occasionali, si apre con Sofia e Laura a letto in una casa isolata nel paesaggio desertico. Qualcosa non va nel risveglio di Laura, che si alza cercando di non svegliare l’amica. Si fa la doccia, si veste, e, senza far colazione, prende l’auto e va a San Pedro. Da li chiama al telefono Fernando: ascolta la voce ma lei non risponde. Poi compra delle mele e torna a casa dove l’amica ha preparato la colazione. C’è un’aria tesa. Quando Pilar domanda, Laura non risponde. Sembra la fine di una relazione. Laura prepara il bagaglio, ma Pilar non le dà le chiavi dell’auto, e lei parte a piedi tirandosi dietro la valigia con le ruote. Dopo un paio d’ore Pilar prende l’auto e la raggiunge sulla strada principale. E’ assetata e si è seduta sotto un albero nano. Si disputano di nuovo, poi montano in macchina e si fermano al bordo di un laghetto dove si bagnano e si riconciliano. Tonificate, tornano in auto, ma questa volta il mutismo viene da Pilar, che ha letto il diario dell’amica e ne è rimasta scossa. E glielo dice. Fermata la macchina, scendono e si rincorrono sulla sabbia. Si accapigliano, lottano, rotolano tra le dune. E’ il tramonto: stanche, rimangono sedute, un braccio intorno al collo dell’amica, e guardano l’ultima luce del giorno. Girata con i tempi giusti, piena di silenzi eloquenti, questa cronaca di una giornata particolare descrive con pochi dialoghi essenziali l’insoddisfazione di Laura, il tentativo di riallacciare forse una vecchia relazione, l’intuizione che non si può tornare indietro. Di qui la ribellione che si estende all’amica con la quale è in vacanza e che per una notte ha scoperto qualche nuova, probabile partner. E' come quando ti svegli una mattina con l’intenzione di cambiar vita e ti rendi conto che tutti i giorni sono uguali, seguono il cammino del sole, e la  sera ti trovi di nuovo con te stesso, al riparo di vecchie abitudini.


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L’affare casuale Matsugane

Non è nuovo a Cinema Jove il regista giapponese Nobuhiro Yamashita che nel 2003 ottenne una menzione speciale col film Ramblers (Girondone) e che nel 2005 presentò Linda, Linda, Linda il suo più grande successo al botteghino. Il trentunenne regista, ora in concorso col suo quinto film, Matsugane Rancha Jiken (L'affare casuale Matsugane), ha piacevolmente intrattenuto il pubblico con una sorta di commedia nera che si offre anche ad altre interpretazioni. Ambientato negli anni novanta, momento di crisi economica per il Giappone, si apre in una provincia innevata col ritrovamento di una donna ritenuta morta. Giacente nella neve al bordo della strada, viene portata all’obitorio dove scoprono che è ancora in vita e che è caduta da una cunetta, sfiorata da una macchina in corsa. Rilasciata, raggiunge in albergo il compagno, che invece di preoccuparsi della sua assenza pretende un rapporto sessuale. Il caso vuole che incontrino al bar il giovane che ha investito la donna, e quell’incontro rivela la vera natura della coppia. Sequestrano il giovane e lo fotografano nudo per ricattarlo. Poi si installano a casa sua e lo costringono a svelare la localitá dove sono stati nascosti alcuni lingotti d’oro. Ne verranno in possesso, insieme a una testa tagliata e congelata, ma non sapranno come collocarli. Da qui inizia il conflitto tra il giovane e la coppia, che il regista descrive parallelo a quello della sua famiglia disastrata e a quello delle liti col fratello, poliziotto paranoico, il quale è fissato col problema di voler sterminare topi che invadono il villaggio, ma che nessuno ha mai visto. Il film dura 112 minuti, pieno di appunti curiosi, e di personaggi eccentrici e periferici che si muovono attorno a un omicidio con reazioni spesso imprevedibili, a volte sorprendenti. Nobuhiro Yamashita deve aver visto i film di David Lynch e tanto cinema americano, anche se il suo film mette a fuoco caratteri singolari, scene morbose con velature macabre descrivendo un quadro di vita della provincia nipponica, non di quella tradizionale ma di una che potremmo definire di Brutti, sporchi e cattivi.

Differente il racconto della grama, ma felice vita di pescatori di un villaggio del nord del Brasile, Baia Formosa,raccontata in Sonhos de peixe (I sogni del pesce), diretto dal russo Kirill Mikhanovsky in un film prodotto da Russia, Brasile, Usa. Già presentato alla Settimana della Critica di Cannes, mostra la dura vita di pescatori che s’immergono per pescare razze e aragoste. Quando pescano mangiano, quando la pesca va male si nutrono di frutta. Sebbene lontani da centri urbani, hanno un paio di televisori, e la sera, quando possono vedere la telenovela, diventa il momento centrale della loro vita. Imperniato sull’innamoramento di Jusce, pescatore diciassettenne, per la bella Ana, divoratrice di telenovelas, il film mostra la follia dell’adolescente che per conquistare il cuore dell’amata vende casa e va in cittá a comprare un televisore di 62 pollici. E`tanto grande che dovrà abbattere la porta di casa, quella della madre. Il grande schermo diventa il polo d’attrazione della comunità, ma la madre di Jusce non è contenta e mette alla porta figlio e televisore. A parte il montaggio, a volte approssimativo, la vicenda interpretata da giovani del villaggio è a modo suo esemplare e illustra bene la forza di seduzione che può avere un polpettone che s’intitola Il bacio del peccato su una comunitá che vive d’aria, sole e mare. I protagonisti: José Maria Alves, Rúbia Rafaelle Da Silva, Chico Dias.


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2 giorni a Parigi

Per quanto il cartello sia tenuto dalla Coppa America con l’imminente sfida Alinghi-New Zealand, il Festival Internacional de Cine Cinema Jove ha compiuto il suo dovere instaurando da quest’anno anche una sezione per i giovani talenti iberoamericani, patrocinata da IberTalent, sostenuta dall’università internazionale di Valencia. Analoga a quella di Sundance e del Talent Campus di Berlino, IberTalent sostiene e produce film al di qua e al di là dell’Atlantico sostenendo progetti giovani e interessanti, soprattutto rendendo possibile la realizzazione in paesi latini con grosse difficoltà di approccio alla produzione cinematografica. Negli ultimi tre giorni di Cinema Jove, paralleli ai tre giorni del Mercado del corto, IberTalent ha presentato con successo alcuni film realizzati nell’ultimo anno. E non resta che la chiusura con Deux jours à Paris (Due giorni a Parigi), il film di Julie Delpy, presente alla premiazione. La giuria internazionale presieduta dal regista ceco Jiri Menzel e composta da Menahem Golan, Gabriella Hamori e la scrittrice Carmen Amorata, ha dato una menzione speciale a Dos miradas (Due sguardi) di Sergio Candel sottolineando che il film è costruito intorno all’importanza dell’immagine. E potremmo dire, ritornando su quanto già pubblicato, che i miracoli continuano a compiersi, e non per il premio: del tutto meritato, ma per lo schivo Sergio Candel, miracolato per aver realizzato il suo secondo film, e ora apprezzato da un regista quale Jiri Menzel, premio Oscar per il film Ostre sledované vlaky (Treni strettamente sorvegliati, 1966).      

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Lavoro da uomini
L’ultimo ad essere stato presentato in concorso, il finlandese Myehn Tyő (Lavoro da uomini) del trentaquattrenne Aleksi Salmenperä, è quello che ha vinto la Luna de Valencia de Oro, dotata di 18.000 euro. Secondo film dopo Lapsia ja aikuisia - Kuinka niitä tehdään? (Bambini e adulti: come sono fatti?, 2004), che nel 2005 venne candidato all’Oscar, questo film del 2007 mette in evidenza la vita infelice di una piccola famiglia finlandese. Juha lavora in fabbrica, sua moglie soffre di depressione, il figlio sta terminando le scuole elementari e sogna auto fuoriserie. Per risollevare le sorti della famiglia, l’uomo decide di trovarsi un secondo lavoro presso una pompa di benzina, ma questo non basta. Quando un amico gli suggerisce alcuni incontri galanti ben retribuiti, lui accetta anche se si tratta di partner anziane o disabili che spesso non richiedono neanche prestazioni sessuali. Tuttavia incontra anche donne prepotenti e litigiose, ma riesce a cavarsela, sempre coperto dall’amico che inventa scuse per giustificare le sue assenze a casa. Un giorno che accetta controvoglia di esibirsi in uno spogliarello nella casa di alcune amiche che vogliono festeggiare, cade dal tavolo e batte la nuca. Portato in ospedale, riceve la visita dell’amico e della moglie alla quale, questa volta, non sarà facile mentire. E quindi decide di dirle la verità: è facendo quello che ha fatto che ha potuto comprare una nuova auto e una nuova lavatrice. La moglie, che si sentiva trascurata e che stava preparando una vacanza insieme all’amico del marito, reagisce male. Lui tenta di avvelenarsi e perde conoscenza. Mentre è in attesa dell’ambulanza, la moglie prende un martello e gli spacca il malleolo. Si salverà, ma ne avrà per sei mesi più la riabilitazione. Eppure quando esce dall’ospedale, la moglie gli sorride e gli tende una mano. Film cupo che ben descrive quanto miseria più depressione costituiscano una miscela esplosiva in un paese dove la notte invernale sembra senza fine. Assegnando il premio, la giuria l’ha definito: un dramma con spunti umoristici, una commedia intelligente che provoca sorrisi complici, ma agrodolci.

I 6.000 euro collanti al premio per il miglior cortometraggio sono andati al rumeno Lampa Cu Calicula (Il tubo con il cappello) di Jude Radu, un road-movie sui rapporti padre - figlio e sull’importanza delle piccole cose della vita, fra cui…la televisione.