53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 10

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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e424-suleiman-mountainLa montagna di Suleiman (Suleiman Gora, 2017) è uno dei pochi realizzati in Kyrgyzstan: purtroppo, per ottenere un interesse internazionale prosegue in quanto già tracciato dai film che lo hanno preceduto che raccontano solo di una parte di questo paese visto come legato completamente alla Natura, a un microcosmo che, ormai, non lo rappresenta più. Del resto è più facile trovare coproduttori se si racconta un qualche cosa in questo particolare film gradito alla Russia che per anni è stata padrona in casa loro. Questo limita l’effettivo interesse per un film peraltro discretamente realizzato, opera prima della talentuosa Elizaveta Stishova. Girato sul posto all'interno e intorno al mistico sito Patrimonio dell'Umanità della montagna Suleiman di Osh, in Kyrgyzstan, il film racconta la storia della maturazione di un uomo adulto che deve prima perdere l'amore per poi ritrovarlo e, forse, mantenerlo. Karabas è un uomo difficile: gioca d'azzardo, è un forte bevitore, un immaturo che mette sé stesso prima della famiglia. Quando sua moglie Zhipara lo chiama per dirgli che ha trovato il loro figlio scomparso, Uluk, l’uomo si precipita da lei con grande sgomento della sua molto più giovane ed incinta seconda moglie che non accetta dall’uomo di provare interesse per la sua ex. Presto le nuove dinamiche familiari si estendono oltre i loro limiti, e Karabas entra in crisi cercando di fare convivere le sue vecchie abitudini e le due donne madri di suoi figli: uno rinato e uno ancora da venire. Ora questa famiglia inusuale deve decidere se coesistere o lacerarsi a vicenda mentre le vecchie ferite vengono riaperte e l'inganno diventa la regola del giorno. Bello, nonostante un substrato melodrammatico.
deep riversFiumi profondi (Glubokie reki) è opera prima del non giovanissimo Vladimir Bitokov con esperienze soprattutto da sceneggiatore. Nato dalla scuola cinematografica russa che del verismo fa il suo migliore vessillo, dimostra di avere imparato la lezione dei grandi di quel magico genere. La sua scommessa, vinta, è quella di raccontare una vicenda drammatica ma non necessariamente coinvolgente, priva di vere situazioni trainanti, con uno stile scarno e chiedendo agli attori di identificarsi anche nella attività fisica dei personaggi a cui devono dare vita. Un paesaggio spoglio, un ambiente spietato, un lavoro estenuante e intensi conflitti all'interno della cerchia familiare - un circolo vizioso - il cui fardello è accentuato anche dal ritorno in questa famiglia di boscaioli del fratello più giovane, che deve prendere il posto del padre malato. Sotto l'occhio attento di Aleksandr Sokurov, presente nella produzione con la sua esperienza, arriva un altro esordio vividamente vivido e visivamente notevole con un profondo richiamo umanistico. Foto scarne e particolarmente belle, colonna sonora inesistente. Nell'angolo più isolato delle montagne caucasiche, una famiglia di boscaioli porta a valle ogni giorno il legname per ottenere un contratto con la segheria. Quando suo padre si ferisce gravemente causa un albero che cade malamente, il più giovane dei fratelli, che ha abbandonato da tempo il paese per la più vivace città, deve prenderne il suo posto. L’arrivo del ventiquattrenne che non sa tenere in mano nemmeno un’ascia apre vecchie ferite e solleva conflitti sia in famiglia sia in un villaggio a loro ostile da sempre. Finale prevedibile che non disturba perché privo di artificialità, senza uso di sottofinali che spesso possono rendere un film indigesto.
(F.F.)