53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 8

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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94fb-momentsMomenti (Chvilky, 2018) è realizzato da una coproduzione ceca e slovacca la cui regista è la trentatreene Beata Parkanová, sceneggiatrice del non riuscito Andílek na nervy (2015) diretto da Juraj Sajmovic e qui anche responsabile unica dello script. Ha un titolo molto azzeccato che evidenzia la scelta di proporre momenti della vita della protagonista, una ragazza che non riesce a trovare una propria identità troppo attenta a non contrariare nessuno che faccia parte della sua esistenza. Sono situazioni spesso non eclatanti ma che fanno meglio capire le caratteristiche di questa bella ragazza senza una vita propria. È condizionata dalla nonna a cui vuole molto bene, dal crollo intellettuale della madre che è cerebralmente regredita, dal padre che ha una vita autonoma, dal nonno per cui prova molta pena perché ricoverato in un pensionato dove vegeta, e dal suo boyfriend che, in realtà, è un camionista molto più adulto di lei con moglie e figli. Ogni cosa faccia è criticata, la sua vita è una specie di inferno con un’esteriorità felice. Prevale più la scrittura che non la regia, e questo è sicuramente un limite, limite accettabile per lo sforzo dell’autrice di cercare di creare qualcosa di originale. Potrebbe sembrare che la vita di Anežka non sia la sua: tutta la famiglia vuole essere coinvolta in ogni aspetto non lasciandole spazio decisionale. La giovane donna cerca di accontentare tutti, ma sta gradualmente perdendo ciò che è più importante, il controllo e la gestione di sè stessa. L’umorismo prevale sul dramma ed è particolarmente brava la ventiseienne Jenovefa Bokova nel donarci un personaggio a tutto tondo.
pausePausa (Pafsi, 2018) è primo lungometraggio di Tonia Mishiali, personaggio molto importante non solo a Cipro dove è nata. Fino ad ora ha realizzato corti in cui ama trattare temi sociali e femminili. Tra l’altro, è membro della European Film Academy, della Berlinale Talents, alunna, del direttore artistico del Cyprus Film Days International Festival e membro della European Women's Audiovisual Network. I suoi cortometraggi Dead End (2013) e Lullaby of the butterfly (2014) sono stati premiati in concorso rispettivamente ai festival internazionali di Locarno e Sarajevo. Entrambi questi suoi lavori hanno partecipato a più di 60 festival internazionali. Ovvio che ci fosse nel mondo dei Festival una certa aspettativa, peraltro non delusa. Anche qui si occupa di una donna e della sua crisi esistenziale fatta esplodere dal suo passaggio alla menopausa, descritta con oltre 40 sintomi dal ginecologo che la visita. È una casalinga che si confronta con i primi segni della menopausa mentre è intrappolata in un matrimonio senza amore con un uomo dispotico che domina lei e la sua vita trattandola da schiava e privandola di tutto quello che si rende conto potrebbe renderla felice. Insieme ai cambiamenti fisici che prova, tuttavia, anche la sua mente e la sua percezione della realtà sono gradualmente influenzate tanto da trasformarla nella donna che avrebbe voluto essere da sempre. Siamo di fronte ad un dramma psicologico formalmente maturo che affronta le questioni relative alla posizione delle donne in una società patriarcale. Ha imperfezioni ma una carica tale che permette di giudicarlo come piacevole opera prima di un’autrice che tratta temi interessanti con un linguaggio particolarmente cinematografico.

(F.F.)