53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 6

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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4de5-53warsEwa Bukowska debutta nel lungometraggio con 53 guerre (53 wojny, 2018), un dramma psicologico basato sul romanzo autobiografico scritto da Grażyna Jagielska che fa conoscere la difficile esperienza della moglie di un corrispondente di guerra che ama profondamente ma che per la tensione, la paura, l’incertezza ogni volta che parta torni vivo, finisce quasi per odiare. Giunta a 52 anni la regista, nota attrice televisiva sposata con il collega Marek Bukowski, ha anche diretto due film visti in Festival – ha deciso di realizzare questo suo sogno scrivendo una sceneggiatura che è riuscita a portare sullo schermo diversi anni dopo. La sua scelta e stata coraggiosa ma non priva di un pizzico di incoscienza perchè il tema sarebbe difficile da gestire anche per autori con maggiore esperienza. Un dramma psicologico evocativo sull'esperienza della guerra di seconda mano poteva essere interessante, quasi coinvolgente, portando avanti un concetto più che condivisibile: non dobbiamo essere al fronte per avere un'influenza distruttiva sulle nostre vite. Con l’uso di spezzoni documentaristici cerca di creare la giusta base per la storia, ma questa alchimia non le riesce e restano ben separati la fiction dal documentario. Anka, una bella donna di mezza età, sta diventando estremamente ansiosa per il suo amato marito Witek, padre dei suoi due figli, corrispondente di guerra. Ogni squillo di telefono per lei rappresenta paura di una ferale comunicazione ma, nello stesso tempo, speranza di sentirlo e di avere buone notizie.  Dove si trova il confine tra realtà e visioni catastrofiche? Difficile da dire e Anka vive ogni cosa con tanto trasporto da rischiare la pazzia. Bello il finale che fa presagire una situazione che viene positivamente capovolta.
aeb9-volcanoVulcano (Vulkan, 2018) è una coproduzione ucraino - tedesca diretta da Roman Bondarchuk, regista di corti e di buoni documentari che debutta nel lungometraggio con una storia molto attuale che parla di missioni umanitarie, di OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe) con un taglio non necessariamente positivo dando una lettura critica di quello che si fa in nome della pace. Lo fa attraverso le disavventure di Lucas impegnato come interprete e autista per una missione dell'OSCE. Si rompe il SUV su cui viaggia nel mezzo del nulla, il suo cellulare non ha campo, i diplomatici lo trattano come una pezza da piedi e gli impongono di andare a piedi a cercare aiuto. Torna ma non trova più né l'auto né i suoi compagni di ventura. Si rivolge ad un uomo di grande potere che lo aiuta, che ha una bella figlia che lo conquista nonostante sia sposato e cerchi in tutte le maniere di resistere. Per un insieme di situazioni tragicomiche si perde nel bel mezzo della steppa nell'Ucraina meridionale. Il suo viaggio verso l'auto-riconoscimento e la felicità sarà affiancato da una serie di strani incontri e situazioni bizzarre. Il film si presenta come una tragi-commedia che attraverso effetti visivi racconta il colorato mondo dell'Ucraina meridionale, un luogo che porta ancora inconfondibile tracce del passato lontano e non troppo lontano. Non siamo di fronte ad un grande film ma alla dimostrazione che possono esistere prodotti medi capaci di interessare e, in più, di fare sorridere. Bravissimo Serhiy Stepansky che pone la giusta ironia al suo personaggio senza per questo fargli perdere drammaticità.

(F.F.)