53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 4

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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ff4e-crystal-swanL’onore di aprire la sezione East to West quest’anno è stato dato a Il cigno di Cristallo (Khrustal, 2018). Una bella commedia dai toni drammatici che è stata accolta con piacere sia dal pubblico sia da buona parte della critica. Coproduzione bielorussa, tedesca, statunitense e russa, è diretta con bravura da Darya Zhuk, regista bielorussa con molte esperienze all’estero che ha scoperto casualmente questa sua dote artistica mentre studiava Economia ad Harvard e questo le ha fatto cambiare completamente vita. Diplomata in regia del programma MFA della Columbia University, è conosciuta nei Festival per i suoi corti. Nel 2015 ha vinto il premio come migliore autrice-sceneggiatrice assegnato dal New York Women in Film and Television per il suo lavoro su The Real American. In tutti i suoi lavori ha sempre cercato di raccontare storie divertenti, inaspettatamente disordinate, su donne sempre forti, diverse e talvolta scioccanti. Per questa sua opera prima ha saputo rendere in maniera molto credibile un certo periodo politico e sociale, utilizzando, tra l’altro, un finto formato 1,66:1 che dà al film un sapore vintage. Bravissima la protagonista Alina Nasibullina, qui al suo primo ruolo. Si ride, si sorride, ci si immedesima nel piccolo dramma personale di una ragazza russa che che sognava di andare negli Stati Uniti per avere una vita migliore. Per potere realizzare questa sua ossessione lavora in un Museo, in una fabbrica, fa altri compiti occasionali e la sera si trasforma in DJ, apprezzata nella fascia amatoriale. Ha una laurea in giurisprudenza, ma il suo sogno è trasferirsi a Chicago e guadagnarsi da vivere come DJ professionista. È il 1996 e la giovane vive nella Minsk post-sovietica con tutti i problemi, i sogni, le speranze di un cambiamento epocale.
via carpatiaMeno interessante il secondo titolo proposto, Via Carpatia (2018), coproduzione polacca, ceca e macedone. Curioso: nonostante la sua brevissima durata – 75 minuti – bisogna attenderne 11 per vedere i titoli di testa. Il film è diretto da Klara Kochańska, detentrice dello Student Academy Award polacco ma, nonostante la collaborazione alla regia dell’attore Kasper Bajon anche lui all’opera prima, non riesce a creare una storia interessante. C’è una certa confusione nonostante i personaggi base siano solo due (tre con la madre di lui) e che la vicenda scorra senza salti temporali o quant’altro: è un saggio di fine corso diligente ma privo delle caratteristiche principali del vero cinema. È un road movie indipendente in cui non vengono sfruttate le potenzialità di panorami, atmosfere, personaggi inseriti nei vari paesi attraversati. Volendo essere benevoli, si può dire che il taglio sia quasi documentaristico, essendo meno buoni si può far notare che i registi si limitano a mettere in video quanto passa davanti alla macchina da presa, arrivando ad essere cattivi si deve dire che forse non hanno ancor bene capito il mestiere. Infine: gli auguriamo che questo diventi il loro lavoro, ma con altra qualità. Julia Kijowska e Piotr Borowski sono soffocati dalla piattezza della sceneggiatura, gli altri addirittura non si vedono. Julia e Piotr sono una coppia appartenente alla classe media che vorrebbe fare una vacanza da sogno. Su richiesta della madre di lui, invece, la coppia parte per un viaggio attraverso i Balcani, dirigendosi verso un campo profughi sul confine greco-macedone dove sperano di trovare…

(F.F.)