53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 3

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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La scomparsa delle lucciole (La disparition des lucioles) del canadese Sébastien Pilote parafrasa, nel titolo, un celebre scritto di Pier Paolo Pasolini (1922- 1975). ma le somiglianze con il grande scrittore e cineasta friulano finiscono qui. Il film traccia in modo preciso e commuovente il ritratto di una giovane alla soglia del diploma e davanti alla quale non si aprono vere speranze. Léo sta per affrontare l’esame di diploma, abita con la madre risposata in una casa isolata vicino ad una città che un tempo è stata un importante centro industriale e che ora sta discendendo una china in fondo alla quale c’è solo la rovina totale. Lei odia il patrigno, un tempo capopopolo stimato e che ora lavora per una radio del Sindacato, s’innamora, non rimata, di un ragazzo, appena più adulto di lei, che le insegna a suonare la chitarra e che, a sua volta, piomba in una depressione profonda alla morte della madre, suo unico ancoraggio all’esistenza. Quello descritto dal regista è un universo di disperazione e abbandono in cui per i giovani ci sono solo piccoli lavoretti senza futuro. Quando, con un colpo di vita che ricorsa il finale de I vitelloni (1953) di Federico Fellini (1920 – 1993), la giovane decide improvvisamente di abbandonare ogni cosa per ricominciare una nuova vita a Montreal, si apre per lo spettatore un’inaspettata via d’uscita che trasforma tutto ciò che precede in una cartella clinica chiusa da una prognosi non infausta. Del resto prima c’era stato l’allenamento al buio che richiama, anche se alla lontana, un altro finale, quello di Blow-Up (1966) di Michelangelo Antonioni (1912 – 2007), segno che il nostro cinema classico è ben vivo nella cultura dei giovani autori.
8cee-history-ofloveZgodovina ljubezni (Storia d’amore) della slovena Sonja Prosenc è una coproduzione fra vai paesi fra i quali compare anche la nostra RAI. Il film racconta una storia in precario equilibrio fra realismo e surreale. Nella sostanza la vicenda è quella di una relazione (amorosa?) fra un giovane tuffatrice, un maturo direttore d’orchestra e il fratello della ragazza. Ci sono, oltre ai numerosi salti narrativi, un bel po’ di situazioni incoerenti: una normalissima boscaglia assunta a luogo misterioso, un fiume - su cui si sviluppa il prefinale – che si rivela a ben guardare, poco più di un ruscello un po’ turbolento, senza contare l’immagine conclusiva in cui la protagonista, fortunosamente scampata a varie disgrazie, sta per spiccare il salto da un trappolino da dieci metri: un’immagine che appare del tutto fuori contesto. In poche parole un prodotto culturalmente scadente che vanta un solo merito: l’interpretazione dell’attrice teatrale Doroteja Nadrah, vero astro nascente della cinematografia slovena, che dimostra ancora una volta come bravura e intensità non abbiano nulla a che fare con la bellezza fisica.
(U.R.)