53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 14

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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amirAmir (2018) aggiunge poco al modo di intendere il cinema in Iran, con impegno sociale e temi spesso drammatici nel loro sviluppo narrativo. Diretto dal debuttante Nima Eghlima, conosciuto per il suo impegno nel sociale è opera composita di cui l’autore dice: Spero sia un film che faccia vedere un'altra prospettiva di noi, dell'ambiente e del tempo. Ho cercato di mostrare un nuovo modo di reazione di una persona in mezzo a condizioni sociali complesse, in particolare una situazione familiare difficile da districare. Ho cercato di rendere Amir un film basato sulle problematiche della vita che mai ti da tregua colorandoli con temi mistici. Il modo di affrontare la storia è sicuramente interessante, capace con poche inquadrature di farci entrare in questo microcosmo difficile solo da pensare possibile. Tutti cercano aiuto dagli altri per potere risolvere i propri problemi e Amir è un po’ il centro di ogni cosa, la persona a cui ci si rivolge per riuscire ad uscire da situazioni non desiderate. Le donne del film appartengono alla nuova società iraniana, non sono succubi, sanno farsi valere, desiderano per sé stesse una vita migliore. Probabilmente, sono i personaggi più interessanti per capire l’evoluzione di quel Paese in cui la tradizione viene messa in discussione. Bravi tutti gli interpreti, ben disegnati dalla sceneggiatura i loro personaggi, buona la direzione che lascia spazio e un pizzico di libertà che permette di evidenziare il valore dei singoli. Incontriamo Amir a trent’anni quando la sua vita diventa l'epicentro dei problemi di amici e di parenti. Al suo amico che accoglie in aeroporto manca l’ex moglie che minaccia di lasciare il paese con suo figlio, una sorella adulta è desiderosa di andarsene di casa nonostante il tentativo dei suoi genitori di tenere unita la famiglia. Non è sicuro che lui voglia aiutare tutti, ma è quasi costretto dalle situazioni contingenti. Il film è una storia sull'attuale generazione iraniana, la cui vita è soggetta a così tante regole che non c'è spazio per il libero arbitrio. Utilizzando inquadrature quasi invasive con riprese perfette, parla di questioni che sono ancora tabù senza mai voler giudicare.
chata -na-prodejOrso con noi (Chata na prodej, 2018) è un film ceco ed è stato scelto dagli organizzatori quale omaggio alla cinematografia di casa che ha nella commedia una delle sue armi vincenti. C’è da dire che la capacità di fare divertire è innegabile ma, nello stesso tempo, manca un qualche cosa da ricordare nonostante il tentativo di raccontare situazioni anche drammatiche: è carente la capacità di staccarsi da stereotipi che rendono ogni cosa prevedibile e poco interessante. Dirige in trentenne Tomáš Pavlíček, con alle spalle un lungometraggio e vari corti presentati in diversi Festival. Siamo di fronte ad una commedia piena di dialoghi che si occupa di una famiglia apparentemente strana, quantomeno speciale. I caratteri sono stati disegnati in maniera tale da piacere al pubblico, ed è così sicuramente, ma diverte soprattutto chi conosce il ceco e le situazioni messe in scena.  Mamma, al momento della stipula del contratto coi nuovi proprietari, non vuole vendere la casa di campagna di famiglia, il padre sì. I figli sono estranei tra loro, il nonno vegeta, la nonna non vuole sentirsi vecchia e crea non pochi problemi: probabilmente è il personaggio più importante della storia. Alla fine la famiglia decide di vendere la villetta in campagna in quanto nessuno ci va più a trascorrere qualche giorno di riposo, ma quella casa contiene così tanti ricordi nostalgici o che la madre quasi cambia idea e impone che tutti passino lì un week end prima che la vendita abbia luogo. Scontri, ripicche, forse riavvicinamenti in un incontro che li segnerà per sempre.

(F.F.)