53mo Karlovy Vary International Film Festival - Pagina 11

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53mo Karlovy Vary International Film Festival
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jumpmanPodbrosy (Il saltatore) del russo Ivan I. Tvrdovskiy potrebbe essere apparentato anch’esso al vecchio film di Roberto Rossellini (1906 – 1977), Dov'è la libertà...? (1954), in cui Totò (1898 – 1967) preferiva la prigione alle ingiustizie e al caos del mondo, opera che abbiamo già citato a proposito di Kardeşier (Fratelli) del turco Ömür Atay. Ancora una volta, infatti, un personaggio, il giovane Denis, sceglie di ritornare in riformatorio piuttosto che proseguire nella difficile esistenza in una società corrotta e violenta. Evaso dalla galera grazie all’intervento, tutt’altro che disinteressato, della giovane Oksana si trova a lavorare per una banda di truffatori capeggiata da un poliziotto e che comprende anche vari operatori sanitari e un giudice. È usato come saltatore, vale a dire simulatore di incidenti stradali che coinvolgono facoltosi proprietari di auto costretti a pagare grosse somme per evitare le denunce di cui, apparentemente, sono responsabili. Si tratta di truffe alla napoletana non inusuali anche da noi, solo che nella nuova Russia assumono caratteristiche particolarmente violente. Dopo alcune esperienze che lo lasciano ferito nel corpo e nella mente, il ragazzo decide di ritornale nell’orfanatrofio da cui è fuggito, tenuto conto che quello, malgrado le costrizioni che vi regnano, è un posto in cui si trova meglio che non nella società pseudo civile. C’era materia per un buon cortometraggio, mentre il regista russo stiracchia la materia per novanta minuti che non aggiungono nulla di nuovo a quanto si è capito sin dai primi venti.
d3f1-sueo-florianopolisIn Sueño Florianópolis (Il sogno Florianópolis) della regista argentina Ana Katz, la regione del titolo è in una città del Brasile, capitale dello Stato di Santa Catarina, conosciuta soprattutto per l belle spiagge che attraggono ogni anno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo, soprattutto dai paesi latinoamericani. Qui si indirizza una famigliola buenosarense - un padre una madre, due figli adolescenti, un maschio e una femmina – che spera di realizzare il sogno di una vacanza da favola. Le cose si mettono male sin dall’inizio: il padre ha dimenticato di fare il pieno alla vecchia Renault per cui a mezza strada rimangono in panne, per loro fortuna trovano un basiliano che, non solo li toglie dai guai, ma li aiuta anche quando scoprono che la casa che hanno prenotato su Internet è solo una vecchia baracca priva di qualsiasi confort. L’amico improvvisato propone in affitto una dimora appena migliore e distante da ogni servizio, ama vicina al mare. In qualche modo la vacanza ha inizio e scopriamo subito che i due genitori sono separati, i figli non brillano d’entusiasmo per la scelta dei vecchi e la comunità con cui hanno a che fare è piena di personaggi strambi. La madre, Lucrecia, ha una fuggevole storia d’amore con il padrone di casa, mentre il marito, Pedro, si fa ammagliare da una vicina. In poche parole tutto va a rotoli o quasi con il figlio che si allontana, la figlia che si fa mettere in cinta da una belloccio locale, l’uomo che subisce un’ennesima, cocente, delusione e la donna che ritorna a casa più sola e inguaiata di quando era partita. È una storia mesta con qualche sprazzo d’umorismo che ricorda certo cinema neorealista italiano, ad esempio Domenica d’agosto (1950) di Luciano Emmer (1918 - 2009), con in più una malinconia del vivere tipicamente sudamericana. In altre parole un film interessante entro una confezione che sembra banale.
(U.R.)