33° Festival Internacional de Cine de Guadalajara - Pagina 2

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33° Festival Internacional de Cine de Guadalajara
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DUgPTXKU8AAVoIJIl FICG è un Festival aperto ai giovani in una città universitaria tra le più importanti della Iberoamerica, con la capacità di coinvolgere una metropoli di oltre 5 milioni di abitanti. La manifestazione è ormai nella storia, un working in progress col desiderio di essere parte trainante della vita culturale locale e non solo. Fondato come semplice Borsa del cinema da un gruppo di entusiasti, tra cui l’allora giovanissimo Guillermo Del Toro, è divenuto una realtà da 226 titoli presentati di cui ben 116 trovano posto nelle sezioni in concorso. Il Premio Mezcal è il più amato e seguito, con la scelta controcorrente per un Festival di questo peso di affidare la selezione dei titoli vincenti a 30 studenti di università di cinema e spettacolo che rappresentano la realtà dei paesi del Centro e Sud America, con l’aggiunta di un giurato proveniente dalla Catalogna, paese ospite quest’anno. Dieci film di fiction, altrettanti documentari scelti tra la migliore e più recente produzione messicana, presentando un bel panorama di quanto possa offrire la cinematografia di un paese che punta molto sul cinema. Una buona proposta la offre Juan y Vanesa (Giovanni e Vanessa, 2018) diretto dal noto attore Ianis Guerrero qui al suo primo lungometraggio dopo avere realizzato tre corti. La storia è interessante ma non originalissima, in alcuni passaggi di sceneggiatura appare un po’ troppo votato a una creazione del dramma vicino al melodramma, ha comunque una certa freschezza dovuta anche alla buona prova offerta dai protagonisti Fabian Robles e Karen Martí. Quando Juan, un camionista di 33 anni viene a sapere che sua figlia è appena nata decide di diventare più responsabile per tentare di riconquistare anche la moglie e la famiglia. Abbandona l'alcol e ottiene un'ultima possibilità per mantenere il suo lavoro alla guida di un camion destinato alle grandi distanze. In una stazione di servizio, lungo la strada, incontra Vanessa, una Lolita dai capelli rosa scolpiti che lo convince a portarla con sé. È un’adolescente ribelle che ha molti segreti, una ragazza che cerca di trovare sé stessa fuggendo da una realtà che non la soddisfa. Le tentazioni sono sempre alla porta, ma anche la voglia, soprattutto per l’uomo, di trovare in sé la forza di divenire quello che gli altri vorrebbero da lui.
indexRita, el documental (Rita, il documentario, 2018) è il ritratto estetico-politico di un'epoca molto importante per il Messico letta attraverso la biografia dell'artista messicana Rita Guerrero (1964-2011) che si è espressa in svariati campi, principalmente nella musica e nel teatro anche se, come attrice, era più che una promessa. Era la cantante del gruppo rock Santa Sabina, di cui era la figura più importante, l’autentico vessillo anche ideologico. Si era impegnata con vari movimenti sociali, ma soprattutto come assoluta sostenitrice del movimento di liberazione nazionale zapatista e della sinistra elettorale. Morì a 46 anni a causa del cancro al seno. La sua voce e la sua musica che hanno segnato una generazione, sono proposte ed apprezzate tuttora un po’ in tutto il Centro America. Diretto forse con un po’ troppa partecipazione emotiva da Arturo Díaz Santana – qui alla sua opera prima – riesce comunque a raccontare e fare conoscere una figura artistica e culturale che ha segnato il modo di intendere la musica nel suo paese, riuscendo anche a far apprezzare quella Barocca che era riuscita ad imporre negli ultimi anni della sua vita. Belli i documenti originali usati per fare conoscere il suo mondo e la sua realtà – ma si esagera un po’ nell’uso di spezzoni di concerto – assolutamente di maniera le varie interviste che dipingono Rita in maniera fin troppo agiografica.