23mo Festival di Trieste 2012 - Pagina 2

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23mo Festival di Trieste 2012
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altSotiris è un poliziotto stanco di un lavoro di cui si occupa con sempre minore interesse, liberando sistematicamente gli arrestati che capitano davanti alla sua scrivania. Il tempo libero lo trascorre fra interminabili bevute e la cura di un brutto plastico che raffigura un panorama immaginario. Un giorno, quasi per caso, uccide una guardia giurata da cui un suo collega pretendeva del denaro. In realtà era andato sul posto solo per spalleggiare l’altro poliziotto, anche se è stato lui a premere il grilletto pur se in uno stato di quasi semi-incoscienza. Unica testimone del delitto è una quarantatreenne passata fra mille mestieri, compresa la prostituzione, e costretta, per vivere, a lavorare per un’impresa di pulizia. Fra l’agente e la donna s’instaura una sorta di scontro, che altro non è se non il fronteggiarsi di due vite sprecate, solitudini sull’orlo dell’autoannientamento. Adicos Kosmod del greco Filippos Tsitos fa parte della numerosa pattuglia di opere che il cinema ellenico sta dedicando allo sbandamento, morale e materiale, d’individui al margine della vita. Il film coglie molto bene alcuni aspetti di questo smarrimento, più sul versante dell’agente che non su quello della donna. Lo fa immergendo personaggi e oggetti in atmosfere livide, slavate, appartamenti popolati da mobili di nessun valore, uffici freddi come carceri. A volere essere, forse, un po’ troppo generosi potremmo dire che è un possibile ritratto individuale di una crisi che ha travolto in modo massiccio le strutture di un intero paese e, con esse, messo in discussione uno specifico modo di vivere. Antonis Kafetzopoulos è molto bravo nella descrizione di un essere umano ai bordi della vita, più prevedibile Theodora Tzinou, che gli è al fianco in questa discesa agli inferi.
altSono personaggi allo sbando, anche se in età ben più verdi, quelli di Avè del bulgaro Konstantin Bojanov. Avè e Kamen s’incrociano casualmente facendo l’autostop da Sofia a Varna. Sin dai primi momenti non legano, il ragazzo è insofferente nei confronti della giovane la cui presenza vive come una fastidiosa intrusione nella sua vita. Lei sfugge alle conseguenze di un fatto non meglio precisato (un incidente d’auto?) di cui ha la responsabilità e che ha causato il coma, prima, la morte, poi, di suo fratello. Ogni automobilista che incontra racconta una storia diversa: è figlia di un diplomatico e ha vissuto a lungo in India, è in viaggio per raggiungere la nonna malata terminale, è appena stata operata e non può avere rapporti sessuale, e via dicendo. Lui, invece, quasi non parla e solo a tratti svela la ragione del suo viaggio: sta andando a Ruse per partecipare al funerale di un amico che si è ucciso dopo aver saputo che la sua fidanzata era andata letto con lui. Il viaggio diventa una sorta di lunga confessione che ha una prima chiusura con l’arrivo nella casa del suicida dove Avè si fa passare per la fidanzata fedifraga. Un secondo finale vede la separazione, dopo una notte d’amore, dei due giovani ma ora le parti si sono invertite ed è Kamen che cercherà di ritrovare la ragazza. E’ il ritratto di un momento preciso nella vita dei giovani, quello in cui ogni evento sembra irreparabile e tutto dipende da un gesto, anche se quasi insignificante. E’ un film abbastanza simile a molti altri, ma ha il pregio di una leggerezza e di un’abilità non banale nella descrizione dei caratteri.
altSono giovani e hanno alle spalle drammi profondi anche i protagonisti di Izlet (Un viaggio) dello sloveno Nejc Gazvoda. Il film ruota attorno alla lunga gita verso il mare compiuta da un terzetto di amici composto di Živa che ha appena subito l’asportazione di un seno, ma non l’ha detto agli altri, Gregor che è un soldato volontario e sta per andare in Afghanistan, Andrej. Quest’ultimo è omosessuale e ha risaldato l’amicizia con Gregor quando, erano ancora al liceo, lui l’ha salvato dai compagni che lo angariavano. Almeno questo è quanto lui crede, anche se la verità è ben diversa. In poche parole un viaggio che svelerà false certezze emetterà a rischio la loro amicizia. Il tema principale sembra essere quello di partire o restare (anche la ragazza sta per andare all’estero per nuove cure) con il sottinteso che chi rimane sono i più deboli, ma anche quelli che ancora credono nel futuro del paese. Il film è assai meno intrigante di quanto ci si possa aspettare e le mattane del trio abbastanza innocue (la cattiveria maggiore che fanno è quella di urinare da un cavalcavia sulle auto che passano sotto), mentre alcuni aspetti – la menomazione della ragazza – appaiono telefonate. In poche parole è un film volenteroso, ma notevolmente vecchio.