56ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid - Pagina 5

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56ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid
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altIl festival ha messo in programma anche film divertenti. Starbuck di Ken Scott, sperimentato sceneggiatore canadese di cinema e televisione, ha offerto quasi due ore di buonumore al folto pubblico del Teatro Calderón. Il protagonista è David Wozniak, eterno ragazzo quarantaduenne, figlio d’immigrati polacchi in Québec che lavora nella macelleria del padre, ha ottantamila dollari di debiti, e una poliziotta come fidanzata, Valerie. Quando gli comunica di essere incinta, il giovanotto se ne rallegra. Non sa che quello stesso giorno un avvocato gli comunicherà che è padre di oltre cinquecento giovani. Vent’anni prima, infatti, per guadagnare qualcosa aveva donato sperma e la fondazione aveva sfruttato al massimo i suoi versamenti. Ora tutti quei giovani hanno firmato una petizione per conoscere l’identità del genitore biologico. Più incuriosito che imbarazzato, David legge a caso alcune schede e, senza dichiararsi, si mette in contatto con alcuni. Sono un barista aspirante attore, una commessa con problemi di droga, un ragazzo down. Tentando di aiutarli comincia a maturare, ma nello stesso tempo un suo amico avvocato si occupa della faccenda per mantenere il suo anonimato. Alla fine il tribunale gli riconosce il diritto alla privacy e impone alla fondazione di versargli ben duecentomila dollari. Ora David può vivere tranquillo, protetto dallo pseudonimo di Starbuck, ed è anche in grado di pagare tutti i debiti. O forse no? Ha preso tanto a cuore il ruolo del padre e la protezione dei figli naturali che forse preferirebbe rinunciare ai soldi e sorvegliare i loro destini. Gli attori sono Patrick Huard, Julie Le Breton, Antoine Bertrand, Catherine De Sève, Sebastien Beaulac.
altMentre nella sezione ufficiale passavano alcuni film già visti a Cannes e a Venezia quali La conquệte (La conquista) di Xavier Durringer e Wuthering Heights (Cime tempestose) di Andrea Arnold, nella sezione Cinema spagnolo era in programma il film candidato agli Oscar nella sezione opere non in lingua inglese, Pa negre (Pane nero) di Agustí Villaronga. Curiosa scelta dopo le bocciature, anni or sono, di opere quali Porte aperte (1990) di Gianni Amelio e Da hong deng long gao gao gua (Lanterne rosse, 1991) di Zhang Yimou. Il film è ambientato nel dopoguerra, nell’entroterra catalano e descrive aberrazioni di regime in un clima di miseria e di terrore. Protagonista un bambino, Andreu, che raccoglie le ultime parole di un ragazzo morente, il cui carro è precipitato in un burrone. Lo spettatore ha visto un personaggio mascherato uccidere il padre e spingere il veicolo nel vuoto. Per il bimbo però il fatto è misterioso. La polizia sospetta suo padre che è schedato come simpatizzante comunista. Questi decide di riparare in Francia, lasciando il bambino dalla nonna. In realtà si nasconde in casa. Il giovane conosce bizzarri coetanei, storie di fantasmi e segreti di famiglia. Il padre è un eroe o un traditore? Quando la polizia lo cattura è sicuramente una vittima del regime, ma c’è una donna impazzita che racconta un’altra verità. Il film mette a fuoco la formazione del ragazzo, dai suggerimenti di lealtà del padre al compromesso. Accetta, infatti, di essere adottato da una signora losca e ricca, che gli apre prospettive di studio e di carriera, e si allontana dalla madre. Il film è tetro, girato in luoghi circoscritti, degradati e bui. Narra di abusi e di miserie, parla di un periodo oscuro della storia spagnola e cela segreti che alla fine perdono interesse.