55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid - Pagina 8

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55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid
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Nell’ultima giornata in cui erano proposti film in concorso appartenenti alla Sezione Ufficiale, due sono stati i titoli, molto differenti tra loro ma ugualmente interessanti, anche se riteniamo sia difficile possano concorrere ai premi principali. Vidas pequeñas (Vite senza importanza) è un film spagnolo a tratti romantico, spesso divertente, sempre interessante. Diretto dal regista argentino Enrique Gabriel riconta in uno stile semplice ma efficace la vita, e la morte, in una particolare zona di Madrid, un sobborgo che non è altro se non un insieme di caravan e di casette di legno. Barbara è una stilista che non conosce più il successo, con una figlia che vive assieme al padre in Canada e una famiglia benestante che la vorrebbe aiutare. Vive fra i di debiti, ma con un’auto di lusso, veste bene ma non ha i soldi per vivere e non ha nemmeno un tetto sotto di cui dormire. Un giorno incontra in un grande magazzino strano artista di strada, vestito come un gentiluomo fine ottocento che si esibisce seduto su di un WC leggendo un libro di Virgilio. L’uomo la vuole aiutare, lei dapprima rifiuta ma poi accetta di seguirlo nel camping Vista Hermosa (Bellavista) dove vivono scrittori falliti, venditori ambulanti, artisti anonimi, parrucchieri, proletari disoccupati, affaristi che per sopravvivere rubano. Questa è l’ultima spiaggia in cui crede di dovere soccombere Barbara, invece ben presto si rende conto che qui è tutta umanità, vera. Affascinata da un mondo così diverso dal suo, la donna apprezza l’incontro con tante persone, tante piccole vite tutte degne di essere vissute e conosciute. Ospite in questa roulotte senza bagno dell’artista di strada che la rispetta e, forse, inizia ad amarla, capisce che il suo mondo è qui, non sotto i riflettori che si accendono in un tuo momento di gloria e restano tragicamente spenti quando sei inviso allo star system. Gli ottimi protagonisti sono Ana Fernández e Roberto Enríquez ma tutti gli altri interpreti sono ben scelti dalla bravissima Ángela Molina per arrivare a Emilio Gutiérrez Caba. Non un grande film ma, sicuramente, un titolo che merita di essere visto da ampie platee.

The Fourth Portrait (Il quarto ritratto) ha rischiato di non arrivare in tempo per le proiezioni a casa dello sciopero in atto in Francia. Diretto da Chung Mong-hong, questa produzione di Taiwan ha caratteristiche tipiche del cinema cinese e pare a tratti quasi di propaganda della Cina (personaggi che vogliono tornare al LORO paese appena possibile). E’ un film poco originale, privo di veri motivi d’interesse. Xiang, un bambino di dieci anni affronta da solo la morte del padre, seguendolo nel lungo periodo di agonia trascorso dall’uomo in ospedale. Ha pochi mezzi per sopravvivere, ma il vecchio portiere della scuola lo aiuta insegnandogli l’arte della raccolta di oggetti usati. Quando Xiang comincia a recuperare serenità, la madre decide di farlo venire a vivere assieme a lei e al patrigno, un losco figuro con passato e presente poco rassicurante. Xiang ha un fratello maggiore che era andato a vivere con sua madre anni fa e che era misteriosamente scomparso. Davanti alla scuola conosce un piccolo delinquente che gli diviene amico e di cui si trasforma in complice. E’ un buono e debole, ma non certo cattivo. La madre è tenutaria di case d’appuntamento, il figlio è deriso dai compagni. Pian piano, il ragazzo scopre la verità sulla scomparsa del fratello e, aiutato dalla Polizia, ma non dalla madre, riuscirà, forse, a fare giustizia e a diventare uomo equilibrato. Ci sono toni da melodramma, sceneggiatura fin troppo esile, attori poco convincenti.

Nel pomeriggio, a conclusione del bellissimo ciclo Universo Chabrol di cui il grande regista francese avrebbe dovuto essere protagonista personalmente a Valladolid, è stato consegnato da Carlos Saura il premio alla carriera nelle mani della figlia, produttrice di Bellamy (idem) ultimo film realizzato prima di morire, che è stato presentati in anteprima spagnola. Dispiace vedere che è opera poco riuscita, seppur bene interpretata da ottimi attori quali Gérard Depardieu, Clovis Cornillac e Jaques Gamblin. E’ film molto parlato in cui poco accade e dove, spesso, la noia imperversa. D’estate, il commissario Paul Bellamy arriva a Nîmes per trascorrere alcuni giorni con la famiglia, anche se sua moglie avrebbe preferito fare una crociera in paesi esotici. Paolo è molto innamorato della donna, ma odia viaggiare. Questa volta ha più di una scusa per non allontanarsi: suo fratello, un playboy ubriacone che non è mai divenuto adulto, arriva a sorpresa e un poliziotto che lui conosce gli chiede aiuto e consiglio. L’uomo si divide tra il fratello e l’altro uomo che gli ha chiesto disperatamente aiuto, ma fallisce con ambedue.