55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid - Pagina 4

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55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid
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Altri tre film in concorso, e titoli che si stanno facendo sempre più interessanti, con storie particolari che rappresentano vari modi di intendere il cinema. Cyrus (idem) è un’opera deliziosa film che poggia su di una sceneggiatura perfetta, divertente ma, allo stesso tempo, ricca di possibili tipi di lettura. Un uomo, divorziato da sette anni, entra in crisi quando l’ex gli annuncia che sta nuovamente per sposarsi. In quel momento ha la certezza che un capitolo della sua vita è chiuso e non ha idea quale potrà essere un suo futuro. Va a una festa, incontra bella quarantenne che non si fa pregare per accompagnarlo a casa, finiscono la serata a letto e lei il mattino dopo scompare. Accade anche la notte successiva e decide di seguirla. Scopre che ha un figlio ventunenne difficile o, meglio ancora, che simula gravi problemi per costringere la madre a stargli sempre al fianco e coccolarlo. L’uomo viene apparentemente bene accolto dal giovane che invece, da quel momento, gli fa una guerra senza risparmiare nessun abbietto trucco. Entra in guerra anche l’innamoratissimo divorziato, tra i due nascerà un rapporto conflittuale ma che, forse, si sblocca per amore della stessa donna, per uno madre, per l’altro compagna di vita. Diretto e sceneggiato con estrema bravura dai fratelli Jay e Mark Duplass, il film è prodotto da altri due fratelli: Ridley e Tony Scott, due grandi del cinema che hanno già dimostrato di riconoscere i giovani talentuosi. Ottimi protagonisti sono John C. Reilly, Jonah Hill e Marisa Tomei. E’ vero, alcune forzature ci sono e si notano, ma la godibilità del film non ne risente più di tanto.

À l’origine d’un cri (All’origine di una crisi) è film francofono canadese diretto da Robin Aubert che ha diviso in due fronti spettatori e critica, sia per i difficili temi difficili, sia per una certa violenza, sia, infine, per l’insistita presenza di un cadavere come protagonista. E’ film che non fa sconti allo spettatore, ma, nello stesso tempo, affascina anche per una sceneggiatura ridondante che contiene situazioni buone per almeno tre lungometraggi. Difficile sintetizzare quanto accade. Tutto nasce dalla morte della seconda moglie di un uomo che impazzisce di dolore, dissotterra il cadavere, lo lava, lo riveste e se lo porta in giro come se lei fosse ancora viva. Uno dei figli di primo letto, chiedendo consiglio alla madre cartomante, raggiunge il nonno ricoverato in una casa di riposo e con lui, inizia a setacciare varie zone per incontrare il padre e riportarlo a vita normale. In questo film on the road, cadenzato da note di musica country, incontriamo personaggi variegati che il fuggiasco precede sempre di poco. Nel film c’è una scena iniziale all’Almodovar in cui, senza vedere nulla, si vive l’esperienza di sesso di un maniaco contro un bimbo, un’altra scena alla Bigas Luna, con il cadavere che diviene anche oggetto di desiderio, e altre situazioni non meno forti. Gli interpreti sono ben scelti e offrono il massimo a personaggi a dir poco difficili. Tra loro meritano di essere ricordati soprattutto Jean Lapointe, Michel Barrette, Patrick Hivon e Véronique Beaudet.

Shlichuto Shel HaMemune Al Mashabei Enosh (La missione del direttore delle risorse umane), come En familie presentato ieri, ha come base una panetteria, qui industriale, e anche qui i temi sono drammatici ma trattati con maggiore ironia e con la capacità di parlare della malasorte senza piangersi addosso. Del resto, la matrice ebrea è ben presente nel regista - sceneggiatore Eran Riklis che racconta una vicenda molto attuale e, purtroppo, comune in un paese, Israele, dove la morte è una compagna di vita. Il direttore delle risorse umane di enorme fabbrica di pane, la più grande di Gerusalemme, vive un momento di crisi poiché è separato dalla moglie, la figlia non gli crede più e l’azienda gli fa fare un lavoro che detesta. Quando una lavoratrice straniera muore in attentato suicida e nessuno fa nulla per lei, un giornale accusa di disumanità i datori di lavoro della morta che, in realtà, non sapevano nemmeno di averla tra i dipendenti. Il dirigente parte col feretro per raggiungere lo Stato dove viveva la defunta, ma incontra mille difficoltà, non ultima quella di trovare un parente che possa firmare per la sepoltura: il marito è divorziato, il figlio ribelle è minorenne, la madre della donna vive a mille chilometri da dove è lui e imperversa tempesta una di neve. In questo viaggio, difficile e rischioso, troverà se stesso e l’umanità’. Sempre allego, amaro a tratti, è un film che meriterebbe una circuitazione internazionale.