55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid - Pagina 3

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55ma SEMINCI - Semana Internacional de Cine - Valladolid
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Prima giornata di Festival con la presentazione di tre film di buon interesse anche se difficilmente tra questi c’e’ chi vincerà la Spiga d’oro. Copie conforme (Copia conforme) di Abbas Kiarostami, coprodotto dai francesi con Italia (Rai cinema) e Irlanda, è girato completamente in Toscana, con location a Lucignano e Arezzo. Racconto di un saggista inglese che presenta il suo ultimo libro in un incontro voluto dal suo traduttore e amico italiano. Il libro tratta del valore che può avere, che spesso ha, una copia di un’opera d’arte, valore uguale o superiore all’originale. Bella gallerista francese, che ha un negozio di antichità, non segue con attenzione quello che lui dice perché distratta dalla presenza del figlio quattordicenne, ma compera sei copie del libro e invita lo studioso a trascorrere il pomeriggio con lei in giro, senza meta, per le colline toscane. Salgono in auto, si dirigono verso Lucignano: tra i due nasce un rapporto particolare in cui finzione e realtà si mescolano, in un gioco che permette loro anche di credere e di vivere come una coppia sposata da quindici anni. Ottimamente interpretato da Juliette Binoche e William Shimell, il film è realizzato con ottimi tecnici italiani (la splendida fotografia e di Luca Bigazzi), è bene sviluppato dal punto di vista del racconto ma, nello stesso tempo, ha momenti che poco convincono, soprattutto l’insistente utilizzo di musiche napoletane in Toscana e la realizzazione della scena nella trattoria. E’ comunque una nuova dimostrazione come il settantenne autore iraniano ha ancora la possibilità di stupire, di cercare sempre nuovi sviluppi per il suo cinema.

La mosquitera (La zanzariera) di Agustí Vila è un film catalano e spagnolo, in cui il protagonista alternano le due lingue per tutto il tempo. E’ commedia dalle risate esplosive ma, soprattutto, una storia piena di situazioni possibili che racconta della crisi di una coppia consolidata, agiata e con figlio adolescente. Il ragazzo, il cui buon cuore lo porta ad accogliere sei cani e vari gatti, è il centro della vita dei genitori, è motivo di gioie e d’interminabili discussioni. Accade che la madre perda la testa per amico del figlio e che il padre s’innamori della bella cameriera latino - americana: la coppia si disunisce e vive momenti di grande intensità emotiva, che sembra portarli allo scioglimento definitivo dell’unione. Il film sarebbe molto bello se non cercasse troppo spesso la complicità del pubblico con scene che lo soddisfano ma che potevano essere tranquillamente evitate. Il regista, noto in Spagna soprattutto per la sua produzione televisiva, deve molto della riuscita del film a Martina García (la moglie), Eduard Fernández (il marito) ed Emma Suárez (la cameriera). Nel ruolo della madre di lui (ma anche come collaboratrice alla realizzazione del film) Geraldine Chaplin che non profferisce parola ma che attraverso il suo volto attonito dice mille cose.

En familie (Una famiglia) e’ diretto dalla danese Pernille Fischer Christensen e racconta di una famiglia di panificatori, fornitori della Casa Reale, che nel corso di varie generazioni ha portato avanti e sviluppato questa attività tanto da rimanere artigiani ma con oltre trenta dipendenti. Tutto parte da quando l’attuale titolare ha un tumore ai polmoni: lavora lo stesso, convive con giovane dipendente da cui ha avuto due figli, ha un’ex moglie e due figlie adulte. Quando l’uomo ha la certezza di non avere più il tumore, sposa la convivente con una festa in cui, con grande gioia, partecipano tutti i figli, indistintamente. Una di queste, la prima e la favorita, è gallerista e decide di accettare lavoro di prestigio a New York decidendo col compagno di abortire. Ben presto si scopre che il padre ha altri tumori, questa volta letali, al cervello. La ragazza rinuncia agli Stati Uniti, ha rinunciato al figlio e ora è al fianco del padre che la vorrebbe come nuovo direttore della panetteria ma che deluderà. Inutile dire di più: il film ha una sceneggiatura robusta ma, nello stesso tempo, non priva di momenti fin troppo debordanti nel melo’. Attori ottimi come Jesper Christensen, molto conosciuto e non solo in patria per la sua variegata attività in molteplici attività artistiche, e la ‘televisiva’ Lene Maria Christensen, qui figlia devota e molto convincente, donano al film una drammaticità vera, che la regista sviluppa attraverso un impianto narrativo teatrale.