Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro ··

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Becoming Jane - Il ritratto di una donna contro  ··

ImageJane Austen (1775 – 1817) è la maggiore scrittrice della cosiddetta scuola preromantica inglese, una fase storica che, economicamente, precede la rivoluzione industriale e, culturalmente, viene prima del romanticismo vero e proprio. Nubile, vissuta in famiglia quasi sempre in piccole cittadine, spesso di campagna: Steventon, Bath, Southampton, Chawton, non la lasciato molte tracce biografiche, anche perché i fratelli distrussero gran parte delle carte private che aveva lasciato. Importantissima, invece, la sua eredità creativa che, con Orgoglio e Pregiudizio (Pride and Prejudice, 1813) costruisce un pilastro della letteratura anglosassone. La sua vita schiva si accompagnò anche ad una sottovalutazione della sua opera letteraria da parte degli editori del tempo, tanto che alcune fra le sue opere furono pubblicate postume. Julian Jarrold, regista televisivo inglese specializzato in telefilm e versioni video di testi letterari, dedica il suo secondo lungometraggio, dopo il modesto Kinky Boots (2005), a questa scrittrice, traendone un film che ricalca, con grande professionalità, ma senza alcuna fantasia, il filone del cinema colto britannico.

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Angel ··

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Angel ··

ImageAngel è il titolo di una novella scritta, nel 1957, dall’inglese Elizabeth Taylor (1912 – 1975) che ha per protagonista una giovane inglese che, fra la fine dell’ottocento e il primo dopoguerra, diventa una scrittrice ricca e famosa, ma va in rovina, fisicamente ed economicamente, causa l’amore verso un pittore squattrinato, traditore e, secondo la migliore tradizione romantica, maledetto. Il francese François Ozon, autore di opere interessanti come 8 femmes (8 donne e un mistero, 2002), Le temps qui reste (Il tempo che resta, 2005) e 5x2 (Cinqueperdue - Frammenti di vita amorosa, 2004), ha portato sullo schermo questo racconto scegliendo lo stile del melodramma. Una decisione netta che non teme la costruzione di sequenze roboanti, al limite del ridicolo, che riempie le immagini d’oggetti di trovarobato, genere Luchino Visconti in minore, e che predilige una recitazione costantemente sopra le righe.

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40º Sitges Festival Internacional de Cinema de Catalunya 2007

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Reportage dal 40º Sitges Festival Internacional de Cinema de Catalunya, a cura di Renzo Fegatelli.

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I premi.

Giuria ufficiale: Zoë Bell, Ruggero Deodato, Mark Palansky, Casimiro Torreiro, Eloy Azorín.

Miglior film: The Fall (La caduta) di Tarsem Singh

Miglior regia: Jaume Balagueró & Paco Plaza per il film REC

Miglior attrice: Manuela Velasco interprete di REC di Jaume Balagueró & Paco Plaza

Miglior attore: Sam Rockwell interprete del film Joshua (El Hijo del Mal) (Joshua - Il figlio del male) di George Ratliff

Migliore sceneggiatura: Chung Seo – Kyung, Park Chan-wook per il film  I’m a Cyborg but that’s Ok di Park Chan-wook.

 

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Michael Clayton ····

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Michael Clayton ····

Image A scadenza quasi obbligata arrivano sugli schermi italiani opere che confermano la capacità del cinema americano di coniugare grande spettacolo a osservazioni di forte attualità, mettendo assieme prestigio, abilità narrativa e ricerca di nuovi modi d’espressione. Michael Claynton è l’opera prima, come regista, dello sceneggiatore Tony Gilroy, autore della serie (The Bourne Identity, 2002; The Bourne Supremacy, 2004; The Bourne Ultimatum, 2007) tratta da libri di Robert Ludlum (1927 - 2001) incentrata sull’agente smemorato Jason Bourne (The Bourne Identity, 1980; The Bourne Supremacy, 1986; The Bourne Ultimatum, 1990). Il film racconta di un avvocato, che, in un grande studio, ha l’incarico di aiutare i colleghi a contrastare la class action intentata da decine di contadini contro una società che ha messo in commercio un fertilizzante cancerogeno.

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Il buio nell'anima ··

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Il buio nell'anima ··

Image Nel 1972 Stefano Vanzina, in arte Steno (1915 – 1988) diresse La polizia ringrazia in cui si raccontava di un'Anonima anticrimine, nata all’interno delle forze dell’ordine, con l’appoggio di personaggi importanti, che si incaricava di eliminare noti criminali nei confronti dei quali le forze dell’ordine avevano le mani legate da un burocrazia aggrovigliata o da una magistratura garantista. Due anni dopo l’inglese, attivo a Hollywood, Michael Winner firmò Il giustiziere della notte (Death Wish) che ruotava attorno ad un uomo per bene che si trasforma in massacratore di criminali dopo che alcuni teppisti hanno ucciso sua moglie e stuprato sua figlia. Entrambi i film ebbero un buon successo di pubblico e suscitarono grandi discussioni per la tesi che sostenevano, o sembrava sostenessero, in favore di una giustizia privata laddove quella ufficiale s’impantanava in troppo regole.

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In questo mondo libero ... ····

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In questo mondo libero ... ····

Image Con In questo mondo libero... (It’s a free world...) Ken Loach affronta un drammatico tema sociale, quello dell’emigrazione di milioni di poveri dai paesi dell’ex – impero sovietico verso l’occidente ove sono sfruttati in modo inumano. Il filo conduttore lo offre una giovane che lavora nel campo del lavoro interinale e che sperimenta sulla propria pelle il peso della gerarchizzazione della società. Licenziata perché poco gentile con i capi, finirà quasi in miseria. Per uscirne si farà, a sua volta, aguzzina dei poveri, sino a diventare mercante di neo – schiavi. Il film è ben strutturato nell’esposizione con qualche caduta nella parte in cui sfiora la storia criminale nell’episodio del rapimento del figlio della protagonista da parte di un gruppo di lavoratori truffati.

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Funeral Party ··

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Image Funeral party (Death at a Funeral) di Frank Oz fa parte di quella sorta di genere macabro – farsesco di cui è specialista il cinema britannico. I familiari di un distinto signore, deceduto da poco, si riuniscono nella villa di campagna per le esequie. C’è aria molto British in questa compagine mal assortita, cementata da una rispettabilità più apparente che reale. Le cose si complicano, quando una serie di incidenti travolgono il funerale. Il primo riguarda la salma stessa: al posto di quella attesa ne arriva un’altra.
Poi ci sono vari inghippi che coinvolgono direttamente alcuni partecipanti: al compagno di una delle nipoti danno una pastiglia di un potente allucinogeno, al posto di un tranquillante, e lui comincia a dare di matto, alla cerimonia si presenta un nano che vuole denaro, altrimenti rivelerà l’omosessualità del defunto, infine c’è la paura ossessiva di uno dei dolenti per una misteriosa macchia che gli è comparsa sul polso.

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Piano, solo ···

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Piano, solo ···

Image Luca Flores (1956 – 1995) è stato uno dei più interessanti pianisti jazz italiani. Dopo un’infanzia trascorsa in Mozambico – suo padre era geologo e vi si trasferì con la famiglia per otto anni – e il trauma, mai superato, causatogli dalla morte della madre in un incidente d’auto, ritornò in Italia nel 1970 per conseguire il diploma di pianoforte al Conservatorio Cherubini di Firenze. Durante gli studi ove si fece notare per un’esecuzione magistrale di un brano per solo pianoforte di Rachmaninov. Nel 1974 iniziò a dedicarsi al jazz, partecipando, prima, a un quintetto, poi, ad un trio. La sua notorietà si accrebbe, quando entrò a far parte del gruppo Streams di Tiziana Ghiglioni e, poi, del Matt Jazz Quintet con Gianni Cazzola. Durante la carriera ha suonato con molti musicisti famosi, fra cui Chet Baker (1929 – 1988) e Dave Holland (1946).

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Viaggio in India ···

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Viaggio in India ···

Image La prima cosa da dire a proposito di Viaggio in India di Mohsen Makhmalbaf (Shaere zobale-ha) è che costituisce un esempio delle difficoltà in cui si dibatte il cinema iraniano dopo la presa del potere degli integralisti guidati da Mahmud Ahmadinejad. Quella che, solo pochi anni or sono, era fra le cinematografie più vivaci e anticonformiste del mondo, è stata smantellata pezzo su pezzo. I migliori autori sono stati costretti al silenzio, obbligati ad andare a lavorare all’estero o, persino, spinti a emigrare. Mohsen Makhmalbaf (Viaggio a Kandahar - Safar e Ghandehar, 2001), l’autore più direttamente politico della sua generazione, ha scelto di andare a girare in altri paesi: in Tajikistan (Il silenzio – Sokout, 1998; Sesso e filosofia, 2005) e Afghanistan (Alefbay-e afghan – L’alfabeto afgano, 2002).

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La ragazza del lago ···

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La ragazza del lago ···

Image La ragazza del lago, opera prima d’Andrea Molaioli, è un film colto e ricco di riferimenti sia al cinema sia alla letteratura. Quest’ultima compare come fonte ispiratrice legata al romanzo, uscito in Italia con il titolo: Lo sguardo di uno sconosciuto (Se deg ikke tilbake – Non guardare indietro - 1996), della norvegese Karin Fossum, inventrice della figura dell’ispettore Conrad Sejer di cui questo volume racconta la seconda avventura. I riferimenti più generalmente cinematografici rimandano ad un modo di raccontare lineare, pulito, raffinato, sul genere di quello che ha per maestro Claude Chabrol.

 

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