Love + Hate ···

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Love + Hate ···
Image Love + Hate (Amore + 0dio, 2005) dell’inglese Dominic Savage affronta il dramma dei razzismi incrociati, con la storia, ambientata in una cittadina del nord dell’Inghilterra, di una commessa pakistana che s’innamora di un collega inglese e di un ragazzo paki che seduce una giovane britannica. La chiusura della famiglia della ragazza e i pregiudizi del suo compagno lui intralciano le relazioni sino a farle sfociare in un dramma. Una previdenziale fuga a Londra aprirà, forse, nuovi orizzonti.
La nota più interessante del film è nel non limitarsi a denunciare il prevedibile pregiudizio bianco verso gli immigrati, ma mostrare come anche questi ultimi, orgogliosi di una propria identità insidiata dalla forza della società a cui sono approdati, si rinserrino in comunità chiuse e ricambino con altro odio quello che li circonda.

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Dreamgirls ···

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Dreamgirls ···
Image Dreamgirls di Bill Condon, sceneggiatore e regista con una lunga esperienza televisiva, non sembra un musical vecchio stile, piuttosto è uno di quei film d’origine francese in cui i protagonisti passano dalla recitazione al canto senza soluzione di continuità. Ala base c’è uno spettacolo di successo che da ben 25 anni miete allori sui palcoscenici di Broadway raccontando - vagamente ispirata alle Supremes, il gruppo femminile di Detroit capitanato da Diana Ross che negli anni '60 divenne il maggiore successo della società discografica Motown - l’ascesa, la separazione, la riunione e il ritorno al successo di un trio di colore che passa dal semidilettantismo ai grandi trionfi.

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Blood diamond - Diamanti di sangue ··

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Blood diamond - Diamanti di sangue ··
Image I lanci pubblicitari parlano di film impegnato, d’opera denuncia dei traffici di diamanti, di guerriglie che scambiano le preziose pietruzze con armi. In realtà Diamanti di sangue (Blood Diamond) d’Edward Zwick - un regista poliedrico capace di passare dalla trasposizione di un testo teatrale (A proposito della notte scorsa... 1986) alle opere morali (Vento di passioni, 1994) a quelli polizieschi (Attacco al potere, 1998) e ai polpettoni pseudostorici (L’ultimo samurai, 2003) – è un film d’azione di tipo tradizionale. La guerra civile che ha insanguinato la Costa d’Avorio nel 1999 opponendo, soprattutto, ivoriani del sud e del nord, questi ultimi erano, in maggioranza, originari del Burkina Faso, ha offerto occasioni d’oro a trafficanti di diamanti, commercianti d’armi e soldati di ventura.

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Bobby ···

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Bobby ···

Image Bobby d’Emilio Estevez ricostruisce la notte del 6 giugno 1968, quando, nelle cucine dell’Hotel Ambassador di Los Angeles, fu ucciso Robert F. Kennedy che stava per essere consacrato quale candidato democratico nella corsa alla presidenza, poi vinta dal repubblicano Richard Nixon. La tragedia dell’uomo politico è testimoniata molto bene con immagini di repertorio, mentre la storia vera e propria riguarda ben ventidue personaggi che si trovano, per lavoro o come clienti, in vari locali dell’albergo.

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2nd Cyprus Film Days

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Leggi tutto... Il cinema nella città ferita

Le città divise da muri invalicabili sono un retaggio della guerra fredda, ma si sbaglierebbe a considerarle una sorta di reperto archeologico da consegnare a musei o alle riflessioni degli storici. Nicosia, la capitale dell’isola di Cipro, soffre tuttora una simile umiliante ferita, attraversata com’è da un lungo valico, pattugliato da militari delle Nazioni Unite, che divide la parte greca da quella turca. In realtà a fronteggiarsi sono due stati: la Repubblica di Cipro, riconosciuta da quasi tutte le nazioni e parte della Comunità Europea, e la Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dal governo d’Ankara e nata nel 1974 dall’occupazione dell’esercito turco. Oggi il passaggio fra le due parti è burocraticamente semplice, non diverso dal valico di una qualsiasi frontiera, ma le realtà che ti accolgono dalle due parti non potrebbero essere più differenti. Il versante greco ha i caratteri di una qualsiasi città europea, con una parte storica moderatamente preservata, una serie di grattacieli moderni e opprimenti, insegne da cui occhieggiano tutte le grandi marche che operano sul mercato internazionale.

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La guerra dei fiori rossi ···

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La guerra dei fiori rossi ···

Image Yuan Zhang è uno degli autori più coraggiosi del cinema cinese. La sua filmografia comprende titoli che hanno avuto a che fare con le forbici dei censori e, quasi tutte le volte che è riuscito a portare a termine un film, lo ha dovuto ai finanziamenti e agli appoggi stranieri, in prima linea Marco Müller, ora Direttore della Mostra di Venezia, ma anche produttore con la Downtown Pictures. La guerra dei fiori rossi (Kan shang qu hen mei) non è la sua opera migliore, visto che sono ben più ficcanti Mama (Mamma, 1992), su una madre che si rifiuta di affidare alla sanità pubblica il figlio minorato, Beijing za zhong (I bastardi di Pechino, 1993), sui gruppi musicali sgraditi al regime, e Guo nian hui jia (Diciassette anni, 1999), su una detenuta, condannata per l’omicidio accidentale di un’amica, che esce dalla prigione per una licenza premio e non comprende più il mondo che la circonda.

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La ricerca della felicità ··

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La ricerca della felicità ··
Image Che Gabriele Muccino non ami la realtà è cosa che si sapeva sin dai suoi film italiani (Ecco fatto, 1998; Come te nessuno mai, 1999; L'ultimo bacio, 2000; Ricordati di me, 2002). Ora lo si può dire, con maggior ragione, dopo il suo primo film americano, La ricerca della feleicità (The Pursuit of Happyness), che, nonostante sia “ispirato ad una storia vera”, è una favoletta tanto ingenua, vecchiotta e ruffiana da essere quasi patetica.
In una San Francisco dei primi anni ottanta, Reagan presidente, un nero tira la vita con i denti tentando di vendere un costoso apparecchio medicale a cliniche e dottori. Ha a carico una moglie, che lavora in una lavanderia per portare aiuto a misero budget familiare, e un figlio di cinque anni (progenie dello stesso Will Smith, l’attore che interpreta il protagonista del film) piazzato, per ragioni di soldi, in un asilo artigianale gestito da una cinese.

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Casinò Royal ··

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Casinò Royal ··

Image Sono ben 21 e già se n’annuncia un’altro, i film che hanno a protagonista OO7, l’agente segreto britannico con licenza di uccidere nato dalla penna dello scrittore Ian Fleming. Sei attori gli hanno prestato volto e corpo: Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dal ton, Pierce Brosnan e, ora, Daniel Craig. Quest’ultimo è stato scelto dal neozelandese Martin Campbell (La leggenda di Zorro, 2005; Amore senza confini - Beyond Borders, 2003) per una nuova serie d’avventure che prendono il via da Casinò Royal, il primo romanzo dello scrittore inglese, lo stesso usato nel 1967 da ben cinque autori (Ken Hughes, John Huston, Joseph McGrath, Robert Parrish, Val Guest) per un film molto ironico interpretato, fra gli altri da Peter Sellers, Ursula Andress, David Niven, Orson Welles, Woody Allen, Deborah Kerr, William Holden, Charles Boyer.

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L'aria salata ··

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L'aria salata ··

Image Il cinema italiano, particolarmente quello dei giovani autori, ha una particolare predilezione per le storie introspettive che, spesso, sconfinano nell’autobiografia. Chi apprezza questo tipo d’approccio parla di attenzione ai turbamenti dell’anima, chi non lo ama bolla impietosamente questi film come prodotti di un cinema ombelicale, nel senso che sbandiera di storie e sensazioni che ruotano attorno a orizzonti limitati e, qualche volta, onanisti. L’aria salata segna l’esordio dietro la macchina da presa di Alessando Angelini, che debutta dopo una significativa carriera di aiuto regista: Dentro la città (2004) di Andrea Costantini, L'amore ritorna (2004) di Sergio Rubini; Le parole di mio padre (2001) di Francesca Comencini; Preferisco il rumore del mare (2000) e La felicità non costa niente (2002), entrambi a firma di Mimmo Calopresti. 

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Il grande capo ··

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Il grande capo ··

Image Non è la prima volta che un grande regista si assopisce e firma un film banale, irriconoscibile se si pensa alle altre opere che compongono la sua filmografia. E’ capitato a Lars Von Trier che, dopo le splendide prova di Manderlay (2005) e Dogville (2003), si lascia andare ad un commedia che strizza l’occhio alle sue faccende personali e che spaccia sfocature ed errori di ripresa per scelte stilistiche.

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