Settimana del cinema magiaro 2006

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A Budapest fra polemiche e immagini disperate

Leggi tutto...La 37ma settimana del cinema magiaro si è aperta all’insegna della rovente polemica innescata dall'articolo, pubblicato sul settimanale Elet és Irodalcom (Vita e letteratura), in cui si rivelava che István Szabó, all'epoca non ancora ventenne, aveva fornito informazioni alla polizia politica sui suoi compagni di corso alla scuola di cinema. Erano gli anni immediatamente successivi alla rivolta antisovietica del 1956 e la classe di cui faceva parte il regista di Mephisto (1981) sarebbe passata alla storia come quella che sfornò alcuni fra i maggiori autori del nuovo cinema magiaro degli anni sessanta: Pál Gabor, Imre Gyöngyössy, Ferenc Kardos, Zsolt Kézdi-Kovács, István Gaál e János Rózsa. Nel corso della manifestazione c'è stata una conferenza stampa a cui hanno partecipato alcuni di quegli ex-compagni di scuola, che hanno confermato la loro solidarietà al collega e offerto varie testimonianze sul clima dell'epoca. Zsolt Kézdi-Kovács, in particolare, ha rivelato che anche lui ha fornito informazioni alla polizia politica e ricordato che lo ha fatto dopo essere stato imprigionato e minacciato d’espulsione dalla scuola di cinema.

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Sesso e filosofia ···

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Sesso e filosofia ···

ImageMoshen Makhmalbaf è uno dei grandi nomi del cinema iraniano. I suoi film, spesso fortemente politici, hanno disturbato le autorità di Teheran costringendolo ad una sorta di volontario esilio. Dopo Sokout (Il silenzio, 1998), girato in Tajikistan, Safar e Ghandehar (Viaggio a Kandhar, 2001) e Alefbay-e afghan (Alfabeto afgano, 2002), girati in Afghanistn, con Sesso e filosofia (2005) il regista ritorna in Tajikistan, per realizzare quella che è la sua opera più poetica. Un coreografo riunisce, in occasione del suo quarantesimo compleanno, le quattro donne con cui ha avuto le relazioni più intense, spesso in contemporanea.

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Anche libero va bene ···

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Anche libero va bene ···

ImageNonostante i soli 37 anni, Kim Rossi Stuart è attore di densa filmografia: ben 35 titoli fra lungometraggi e telefilm. Eccolo ora esordire dietro la macchina da presa con Anche libero va bene, un’opera dalla forte struttura psicologica e l’ottima costruzione. Renato è un operatore televisivo costretto a vivere con i due figli, un maschio e una femmina, dopo che la moglie, donna sessualmente inquieta e psicologicamente suggestionabile, se n’è andata di casa per seguire uno dei tanti amanti, belli e ricchi. La vita della famigliola non è facile, le condizioni economiche precarie, il carattere del padrone di casa instabile e tendente al collerico. I due giovani finiscono col fare le spese d’ire improvvise e repentini slanci d’affetto che si alternano mettendo a dura prova il loro equilibrio psicologico. Tommi, in particolare, risente dell’atmosfera casalinga e tenta di acquietarla compiacendo il padre sino a praticare uno sport, il nuoto, che non ama, oppure isolandosi pericolosamente sui tetti neil casermone in cui abita.

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Mission: Impossible III ··

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Mission: Impossible III ··

ImageI film commerciali sono sempre stati uno dei punti di forza di Hollywood che, per decenni, ha saputo fare del cinema di genere l’asse portante della sua produzione. Erano materiali che si muovevano entro binari ben definiti, ma che consentivano anche agli autori, soprattutto a quelli dotati di maggior forza creativa e/o contrattuale, di inserirvi elementi personali, libertà espressive, riferimenti ad umori sociali di grande forza. Dall’avvento degli effetti speciali tutto questo è stato sepolto in favore di un cinema iperspettacolare in cui la personalità del regista e, spesso, anche quella degli attori sono quasi del tutto ininfluenti e facilmente sostituibili. Questa è una delle ragioni che stanno alla base di un fenomeno altrimenti inspiegabile, quello che vede affidati ad autori di basso profilo o, persino, a quasi esordienti, operazioni i cui bilanci coinvolgono molti milioni di dollari.

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Il regista di matrimoni ····

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Il regista di matrimoni ····

ImageUn regista di una certa fama è in crisi, deve dirigere una versione de I promessi sposi, ma non riesce a trovare l’ispirazione. Il matrimonio della figlia con un giovane cattolico accentua le sue difficoltà psicologiche, inducendolo a partire, solo, per la Sicilia. Giunto nell’isola incontra, casualmente, un operatore televisivo che svolge con passione il suo piccolo mestiere di regista di matrimoni. Incrocia anche un altro autore, che si è fatto credere morto per ottenere la fama e i riconoscimenti che gli sono stati sinora negati. Sempre per caso riceve l’incarico da un nobile locale, cinofilo completamente spiantato, di filmare il matrimonio della figlia che sta per andare sposa ad un ricco borghese che non ama. Seguendo, vagamente, l’onda del capolavoro manzoniano decide, o sogna, di liberare la sua Lucia dallo spettro dell’unione forzata. Forse ci riesce o, forse, tutto il film è solo la materializzazione di un suo sogno.

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Inside Man ····

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Inside Man ····

ImageSpesso un film straordinario nasce se un’ottima sceneggiatura arriva nelle mani di un grande regista, capace di trasformare anche un testo di genere in un’opera di grande spessore espressivo. E’ quanto capita con Inside Man di Spike Lee, che parte della banda di rapinatori che si asserraglia, con un bel po’ d’ostaggi, in una banca. I malviventi se ne stanno lì dentro, circondati da un nugolo di poliziotti, nell’attesa che le loro richieste (un autobus e un aereo per fuggire) siano esaudite. Tuttavia, nulla è come sembra e il film si dipana su un crescendo di colpi di scena sino ad un finale, preannunciato da pezzi degli interrogatori cui saranno sottoposti i reclusi dopo la liberazione, fra i più imprevedibili. Il regista inserisce nel racconto, con abilità e armonia, temi importanti come il razzismo, l’olocausto, l’affarismo senza scrupoli.

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Il Caimano ····

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Il Caimano ····

ImageIl Caimano di Nanni Moretti è un film bello e complesso. E' bello perché girato magnificamente, interpretato da attori straordinari, originale nello sviluppo della storia, narrativamente cadenzato in modo perfetto. E' complesso perché affronta e consente di discutere molteplici punti di vista. C’è il lato immediatamente politico – la denuncia degli orrori culturali e materiali del berlusconismo – c’è una bella storia familiare che affronta, con rigore e delicatezza, la fine di un rapporto, le relazioni con i figli, i mille guai che si accompagnano ad ogni separazione. C’è un atto d’amore nei confronti del fare cinema, così come s’imbastiva una volta, con tanta fantasia e pochi soldi. Ci sono anche il disprezzo per ciò che il cinema è diventato, la sua sudditanza al dominio televisivo, la miseria del servaggio politico, la povertà materiale delle realizzazioni, le tronfie ipoteche degli attori di successo, la latitanza delle idee.

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Il mio miglior nemico ··

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Il mio miglior nemico ··

ImageCarlo Verdone è, fra i comici italiani, quello che può vantare, stilisticamente parlando, un bagaglio fra i più raffinati e meno volgari. I sui film, anche quelli meno riusciti, hanno sempre una dignità formale e una capacità d’osservazione dei difetti della vita di oggi non comuni nel nostro cinema. E’ proprio partendola da queste premesse che è lecito segnalare la delusione offerta da questa sua ultima fatica, in cui ritroviamo le peggiori scopiazzature del cinema lacrimevole, i più improbabili snodi narrativi, le più superficiali notazioni di costume. Il mio miglior nemico racconta l’incontro tempestoso di due fallimenti sentimentali: quello dei un dirigente alberghiero, fortunato professionalmente quanto familiarmente depresso e quello di un ragazzo proletario, solo e familiarmente incasinato.

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The weather man ···

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The weather man ···

ImageCon The weather man - L'uomo delle previsioni (The weather man) il regista Gore Verbinski, già conosciuto per opera singolari come The Mexican - Amore senza sicura (The Mexican, 2001) e La maledizione della prima luna (Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl, 2003), imbocca la strada della metafora sul dolore di cui gronda sogno americano e sui prezzi da pagare per raggiungere il successo. David Spritz è il responsabile delle previsioni meteorologiche di una televisione locale di Chicago. Per la verità più che un lavoro scientifico – lui non ha studiato la materia – il suo sembra il compito di un improvvisatore che si arrangia a capire, puntando più sulla fortuna che la scienza, che tempo farà. La riprova si ha nelle immondizie che ogni tanto qualcuno gli tira. Nonostante questo, ha raggiunto un certo prestigio, tanto che un’importante rete nazionale medita di assumerlo.

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Arrivederci amore, ciao ··

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Arrivederci amore, ciao  ··

ImageLa figura dell’ex terrorista deluso o, quantomeno, dell’alternativo finito ai margini della legge, sta diventano uno stereotipo per certa letteratura noir italiana. Dopo Sandrone Dazieri de La cura del Gorilla, ecco ora Arrivederci amore, ciao di Massimo Carlotto che arriva sullo schermo per la regia di Michele Soavi, un autore che ha una particolare predisposizione per l’horror oltre ad una frequentazione assidua con le fiction televisive targate Mediaset. Giorgio Pellegrini è un ex-terrorista che, dopo un periodo di prigione, ha venduto i suoi compagni in cambio di uno sconto di pena. Ora vuole acquistarsi a tutti i costi un a rispettabilità borghese e ci riuscirà a prezzo di delitti efferati, rapine e omicidi commessi con la complicità di un dirigente della Digos che lo ricatta. Il film ha un fastidioso sapore qualunquista con poliziotti e politici ancor più corrotti e crudeli dei delinquenti.

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