Bombón, el perro ····

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Bombón, el perro ····

ImageBombón, el perro (Bombón, il cane) di Carlos Sorin conferma la grazia e leggerezza di tocco del regista di Historias mínimas (Piccole storie, 2002). Questa volta a girovagare per il desolato territorio patagonico è un benzinaio disoccupato riciclatosi in venditore di coltelli artigianali. Un giorno aiuta una ragazza in panne, questa lo invita a casa e sua madre gli regala un cagnone argentino con tanto di prezioso pedigree. L'animale, incredibilmente mansueto nonostante l'aspetto, suscita le mire di un allevatore che convince il nuovo padrone a farlo partecipare ad un concorso.

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Volver ····

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ImageVolver (Tornare) di Pedro Almodóvar è un gran film. Il regista spagnolo continua il discorso sulle donne e la famiglia che ha avviato sin da Todo sobre mi madre (Tutto su mia madre, 1999). Lo fa ricorrendo all’abituale costruzione melodrammatica per raccontare una vicenda ricca d’incesti, morti nascoste, falsi decessi, tradimenti, riscatti apparentemente impossibili. Una donna volitiva, che lavora in un’azienda di pulizia all’Aeroporto di Madrid, ha la possibilità di coronare il sogno della sua vita: gestire un ristorante. L’opportunità gliela offre la troupe di un film che cerca un posto ove andare a mangiare.

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Festival di Setubal 2006

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Dedicato alla Norvegia

sito ufficiale: http://www.festroia.pt/
Leggi tutto...Il Festival del cinema di Setubal ha subito il dolore della scomparsa, a pochi giorni dalla chiusura dell’edizione di quest’anno, del suo presidente e fondatore: lo scrittore Mario Ventura.
La manifestazione portoghese è dedicata ai paesi la cui produzione cinematografica non supera la trentina di titoli a stagione. Questa scelta, che ha segnato l’iniziativa dall’inizio, si è tradotta, nel tempo, in una forte attenzione verso alcune nazionalità solitamente trascurate dai grandi circuiti festivalieri, in particolare, i paesi del nord Europa.

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Festival di Cannes 2006

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Festival di Cannes 2006 - Giorno per giorno.

sito ufficiale: http://www.festival-cannes.fr/
Leggi tutto...Mercoledì 17 maggio – Primo Giorno.
Il 59mo Festival Internazionale del Film di Cannes si è aperto con un film, Il codice da Vinci, tratto da un romanzo che ha venduto, sino ad ora, più di quaranta milioni di copie. Un testo di gran successo, dunque, il cui cammino è stato segnato da aspre polemiche con la gerarchia cattolica, alcune importanti personalità della quale hanno invitato i fedeli a boicottare il film. Tanto scalpore per la tesi, non originalissima, ma indubbiamente dirompente, che pone l’accento sulla femminilità del Cristo. In altre parole si sostiene che Gesù ha avuto una vita umana normale tanto, da essersi sposato con Maria Maddalena che gli avrebbe dato alcuni figli. La donna, poi, sarebbe stata da lui designata come vera fondatrice della Chiesa Cattolica. Una tesi basata su interpretazioni tratte dai vangeli apocrifi, testi vari di storia della cristianità e su molte opere d’arte, prime fra tutte quelle di Leonardo da Vinci. Il film, dal bilancio di oltre 120 cento milioni di dollari, è stato affidato alle mani di Ron Howard, un sapiente confezionatore d’opere superspettacolari (Cocoon, 1985; Apollo 13, 1995; A Beautifull Mind, 2001; Cinderella Man, 2005). Il risultato finale mostra tutti i quattrini spesi, ma non va oltre. La storia, già debole nel libro la cui struttura assomiglia più alla sceneggiatura di un film di serie B che non ad un grande romanzo, perde ancora in verosimiglianza al punto che, nella proiezione stampa, sono risuonate varie risate in momenti che la regia pensava dovessero risultare, al contrario, molto drammatici. L’opera non funziona neppure sul versante puramente poliziesco e avventuroso, quello legato alla ricerca dei documenti che proverebbero la primogenitura ecclesiale di Maria Maddalena, la cui salma, ci si dice alla fine, sarebbe sepolta sotto la punta della piramide rovesciata che marca l’ingresso al Museo del Luovre. La storia è scombinata, piena di colpi di scena telegrafati un miglio prima, con intere parti in cui la decifrazione è affidata a fiumi di discorsi, segno che le immagini latitano e che al regista non passa per la testa neppure la più labile idea di cinema. In altre parole la contaminazione fra cultura alta, d’impostazione europea, e superspettacolarità hollywoodiana ha prodotto un clamoroso fallimento espressivo. Davvero un brutto inizio per il Festival.

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Festival Internazionale del Film di Istanbul 2006

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Le strade del cinema turco

http://www.iksv.org/film/english/

Leggi tutto...Il Festival Internazionale del Film di Istanbul ha raggiunto le venticinque edizioni e, oltre alle celebrazioni di rito, ha annunciato una vera e propria rivoluzione delle strutture. Esce dalla scena, dopo ventiquattro anni, Hülya Uçansu, la gran signora che lo ha guidato, con intelligenza e mano ferma, facendolo crescere da piccola rassegna locale a grande manifestazione di prestigio internazionale. Al suo posto andrà Azize Tan, per anni sua assistente, e la cosa potrebbe far pensare ad un armonico cambio generazionale, sennonché una certa tensione e le note propensioni ai clamori divistici di Şakir Eczacibaşi, gran patron della manifestazione e presidente della Fondazione nel cui ambito la rassegna opera, fanno supporre un cambio di rotta in favore della ricerca di grandi star e una parallela riduzione di risorse e attenzione al versante culturale.

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Settimana del cinema magiaro 2006

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A Budapest fra polemiche e immagini disperate

Leggi tutto...La 37ma settimana del cinema magiaro si è aperta all’insegna della rovente polemica innescata dall'articolo, pubblicato sul settimanale Elet és Irodalcom (Vita e letteratura), in cui si rivelava che István Szabó, all'epoca non ancora ventenne, aveva fornito informazioni alla polizia politica sui suoi compagni di corso alla scuola di cinema. Erano gli anni immediatamente successivi alla rivolta antisovietica del 1956 e la classe di cui faceva parte il regista di Mephisto (1981) sarebbe passata alla storia come quella che sfornò alcuni fra i maggiori autori del nuovo cinema magiaro degli anni sessanta: Pál Gabor, Imre Gyöngyössy, Ferenc Kardos, Zsolt Kézdi-Kovács, István Gaál e János Rózsa. Nel corso della manifestazione c'è stata una conferenza stampa a cui hanno partecipato alcuni di quegli ex-compagni di scuola, che hanno confermato la loro solidarietà al collega e offerto varie testimonianze sul clima dell'epoca. Zsolt Kézdi-Kovács, in particolare, ha rivelato che anche lui ha fornito informazioni alla polizia politica e ricordato che lo ha fatto dopo essere stato imprigionato e minacciato d’espulsione dalla scuola di cinema.

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Sesso e filosofia ···

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Sesso e filosofia ···

ImageMoshen Makhmalbaf è uno dei grandi nomi del cinema iraniano. I suoi film, spesso fortemente politici, hanno disturbato le autorità di Teheran costringendolo ad una sorta di volontario esilio. Dopo Sokout (Il silenzio, 1998), girato in Tajikistan, Safar e Ghandehar (Viaggio a Kandhar, 2001) e Alefbay-e afghan (Alfabeto afgano, 2002), girati in Afghanistn, con Sesso e filosofia (2005) il regista ritorna in Tajikistan, per realizzare quella che è la sua opera più poetica. Un coreografo riunisce, in occasione del suo quarantesimo compleanno, le quattro donne con cui ha avuto le relazioni più intense, spesso in contemporanea.

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Anche libero va bene ···

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Anche libero va bene ···

ImageNonostante i soli 37 anni, Kim Rossi Stuart è attore di densa filmografia: ben 35 titoli fra lungometraggi e telefilm. Eccolo ora esordire dietro la macchina da presa con Anche libero va bene, un’opera dalla forte struttura psicologica e l’ottima costruzione. Renato è un operatore televisivo costretto a vivere con i due figli, un maschio e una femmina, dopo che la moglie, donna sessualmente inquieta e psicologicamente suggestionabile, se n’è andata di casa per seguire uno dei tanti amanti, belli e ricchi. La vita della famigliola non è facile, le condizioni economiche precarie, il carattere del padrone di casa instabile e tendente al collerico. I due giovani finiscono col fare le spese d’ire improvvise e repentini slanci d’affetto che si alternano mettendo a dura prova il loro equilibrio psicologico. Tommi, in particolare, risente dell’atmosfera casalinga e tenta di acquietarla compiacendo il padre sino a praticare uno sport, il nuoto, che non ama, oppure isolandosi pericolosamente sui tetti neil casermone in cui abita.

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Mission: Impossible III ··

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Mission: Impossible III ··

ImageI film commerciali sono sempre stati uno dei punti di forza di Hollywood che, per decenni, ha saputo fare del cinema di genere l’asse portante della sua produzione. Erano materiali che si muovevano entro binari ben definiti, ma che consentivano anche agli autori, soprattutto a quelli dotati di maggior forza creativa e/o contrattuale, di inserirvi elementi personali, libertà espressive, riferimenti ad umori sociali di grande forza. Dall’avvento degli effetti speciali tutto questo è stato sepolto in favore di un cinema iperspettacolare in cui la personalità del regista e, spesso, anche quella degli attori sono quasi del tutto ininfluenti e facilmente sostituibili. Questa è una delle ragioni che stanno alla base di un fenomeno altrimenti inspiegabile, quello che vede affidati ad autori di basso profilo o, persino, a quasi esordienti, operazioni i cui bilanci coinvolgono molti milioni di dollari.

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Il regista di matrimoni ····

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Il regista di matrimoni ····

ImageUn regista di una certa fama è in crisi, deve dirigere una versione de I promessi sposi, ma non riesce a trovare l’ispirazione. Il matrimonio della figlia con un giovane cattolico accentua le sue difficoltà psicologiche, inducendolo a partire, solo, per la Sicilia. Giunto nell’isola incontra, casualmente, un operatore televisivo che svolge con passione il suo piccolo mestiere di regista di matrimoni. Incrocia anche un altro autore, che si è fatto credere morto per ottenere la fama e i riconoscimenti che gli sono stati sinora negati. Sempre per caso riceve l’incarico da un nobile locale, cinofilo completamente spiantato, di filmare il matrimonio della figlia che sta per andare sposa ad un ricco borghese che non ama. Seguendo, vagamente, l’onda del capolavoro manzoniano decide, o sogna, di liberare la sua Lucia dallo spettro dell’unione forzata. Forse ci riesce o, forse, tutto il film è solo la materializzazione di un suo sogno.

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