The prestige ···

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The prestige ···

Image Christopher Nolan (Londra 1970) ha un interesse particolare per i temi legati alla memoria (Memento, 2000), lo scontro fra personalità opposte (Isomnia, 2002) e la difficoltà di far fronte al proprio ruolo (Batman Begins, 2005). Sono argomenti che troviamo riassunti in The prestige, ispirato dall'omonimo romanzo di Christopher Priest, in cui il regista mette in scena, sullo sfondo della Londra e dell’America di fine ottocento, il lungo conflitto fra due illusionisti, uno d’origini proletaria, l’altro di stirpe nobiliare.

Lo scontro è feroce e senza esclusione di colpi e chi riuscirà trionfatore, dovrà pagare un prezzo altissimo in termini di ferite fisiche e morali. La scrittura è debitamente gotica e la struttura narrativa abbonda (troppo) in salti temprali e flash back. Il film, nonostante questi difetti, ha un suo fascino, individuabile sia in termini di svelamento dei trucchi a cui ricorrono i due maghi, sia in direzione di una ricostruzione ambientale non banale.

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30° Festival Internazionale del Film de Il Cairo

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Leggi tutto... Il Festival del Cinema de Il Cairo porta bene al cinema italiano in difficoltà. Due anni or sono premiò il bel film di Luciano Odorisio Guardiani delle nuvole arrivato alla manifestazione egiziana senza una distribuzione nazionale e che, purtroppo, non l’ha ancora trovata. Quest’anno è stata la volta di Sotto la stessa luna diretto da Carlo Luglio, già in concorso al Festival di Locarno, ma tuttora privo di noleggio. Il film, ha vinto il premio riservato alla sezione dedicata ai film narrativi girati in digitale e racconta la storia di un gruppo di gitani travolti dalle guerre di camorra che impazzano nel quartiere napoletano di Scampia. La storia – l’amore di un giovane rom per la donna di un boss locale – non è molto originale, lo stile zoppica alquanto e la recitazione latita. In poche parole, è un’opera più ricca di buoni sentimenti e spirito di denuncia che non stilisticamente originale.

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Le rose del deserto ····

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Le rose del deserto ····

Image Molti recensori, nell’affrontare l’ultimo film di Mario Monicelli Le rose del deserto, sono partiti dalla venerabile età del cineasta che, a novantadue anni, è il regista più anziano in attività al mondo, secondo solo al portoghese Manoel de Oliveira che d’anni ne ha ben novantotto. Il dato può anche essere interessante da un punto di vista cronachistico, ma ha ben poco a che vedere con una valutazione oggettiva di un’opera sulla cui confezione hanno pesato lunghe e ingarbugliate vicende produttive, che ne hanno influenzato in modo negativo l’approdo finale. Le ristrettezze economiche e gli inciampi nella chiusura della produzione si sono riflessi in scenari poveri, sceneggiatura zoppicante, ridotto respiro narrativo.

Il film muove da due celebri romanzi - Il deserto della Libia (1951) di Mario Tobino e il brano Il soldato Sanna tratto da Guerra d’Albania di Giancarlo Fusco (1961) - e ha al centro una compagnia di sanità che, nel 1940, si trova a vivacchiare alla periferia della guerra di Libia, nell’attesa dell’immancabile vittoria e del consolidamento dell’impero a scapito della perfida Albione.

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Cuori ·····

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Cuori ·····

Image Alain Resnais ha un lungo sodalizio con il drammaturgo inglese Alan Aychbourn, culminato con lo straordinario Smoking/No Smoking (1993). L’accordo si consolida con la versione cinematografica di Private Fears in Public Places (Piccole paure condivise, 2004), che esce nei cinema con il titolo Cuori, che il regista francese ha tratto dall’omonimo testo teatrale del drammaturgo britannico. Sono tre storie che s’intrecciano.

Il dirigente di un’agenzia immobiliare tenta di sedurre una sua collaboratrice, all’apparenza bigotta, in realtà ossessionata da pratiche erotiche segrete. Quest’ultima è assunta come badante da un barman melanconico affinché si curi del padre, iracondo e sessualmente sovraeccitato, lo farà così bene da causare un infarto al vecchio. Nello stesso tempo uno dei clienti del barista, un militare congedato con disonore per un oscuro affaire, è in crisi con la sua compagna, la abbandona e tenta, senza riuscirci, di ricostruirsi una storia con una giovane donna, sorella del dirigente dell’agenzia che affitta appartamenti.

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Passaggi di tempo - Il viaggio di Sonos ‘e memoria ····

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Passaggi di tempo - Il viaggio di Sonos ‘e memoria ····
ImageGrazie all’opportuno e insostituibile Missing Film Festival, organizzato come da molti anni dal Club Amici del Cinema di Sampierdarena, i genovesi hanno la possibilità di vedere sul grande schermo questo bel documentario musicale girato da Gianfranco Cabiddu (Disamistade, Il figlio di Bakunin) già premiato al MusicDoc Fest 2005. Si tratta del racconto della genesi e realizzazione dello spettacolo musicale ‘Sonos ‘e memoria’ che da diversi anni gira per il mondo con grande successo di pubblico e critica. Una celebrazione della Sardegna, terra del regista, con bellissime immagini d’epoca conservate nell’archivio dell’Istituto Luce e rimontate con il supporto di una colonna sonora eseguita dal vivo che integra le forme più conosciute della musica popolare sarda, il canto a tenores, le launeddas, la musica a ballo con la sperimentazione del jazz di Paolo Fresu e Antonello Salis.

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24° Torino Film Festival

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Leggi tutto... La 24ma edizione del Torino Film Festival ha confermato la condizione transitoria in cui si trova questa manifestazione. Dopo le prime gestioni guidate da Alberto Barbera, segnate da scelte precise in favore di un cinema di qualità non privo di valori commerciali, e quelle più radicali e, a tratti, snobistiche di Stefano della Casa, le edizioni firmate da Giulia D’AgnoloVillan e Roberto Turigliatto sono apparse prive di un netto filo conduttore.
Da un lato c’era la tendenza a prediligere le opere marginali rispetto al gran circuito internazionale, come ha testimoniato, quest’anno, l’inserimento in concorso d’alcuni titoli realizzati in video, dall’altra il desiderio di puntare sulla rivisitazione critica d’autori, spesso americani, la cui opera, seppur con connotati originali, si colloca all’interno di un preciso itinerario industriale. In questo modo è stato composto un calendario dai toni lievemente schizofrenici, come dimostra la vicinanza d’opere che sfiorano l’amatoriale a grandi produzioni.

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47° Festival Internazionale del Film di Salonicco

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Leggi tutto... Da un paio d’edizioni il Festival del Cinema di Salonicco, la più importante manifestazione greca del settore, ha imboccato una strada segnata da due costanti: il gigantismo e un’attenzione particolare verso il commercio e la produzione cinematografiche. Quest’anno le due cose si sono espresse in un nuovo padiglione, non lontanissimo, ma separato dal centro tradizionale della manifestazione e in una massa di titoli spropositata: più di trecento. Omaggi e retrospettive si sono moltiplicate e lo spazio riservato al cinema nazionale è stato dilatato includendo, non solo lungo e corto metraggi, ma anche materiali video.

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Shut Up! Robert Altman R.I.P.

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Leggi tutto...Aveva inventato un sistema di registrazione audio su più piste in modo che i suoi attori potessero contemporaneamente parlare tutti insieme e tutti insieme essere ascoltati : per l’essere anche capiti ci saremmo arrivati dopo. Siamo sempre arrivati dopo Altman, lui che è sempre sembrato vecchio, che assomigliava al papà di Nikka Costa (direttore d’orchestra per Sinatra e comparsa nelle sigle finali del Grillo Rai del Te la do io l’America) e che ti saresti immaginato specchiarsi compiaciuto con una divisa della confederazione del Sud, ieri ha spento il suo riflettore e si è portato via i burattini parlanti del suo raccontare, lasciandoci la baracca di un cinema che oramai si vede anche sul telefonino.

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A casa nostra ··

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A casa nostra ··

ImagePreceduto dalla fama di essere un film sulla Milano dei nostri giorni, "A casa nostra", opera terza di Francesca Comencini, fin dalle prime inquadrature non nasconde le sue ambizioni. Un pranzo di lavoro tra alcuni super manager della finanza (il più importante impersonato da un livido Luca Zingaretti) e il politico di turno che promette copertura appropriata alla piratesca operazione in allestimento (Bebo Storti), introduce lo spettatore nella Milano dei ricchi, quella dei ristoranti giapponesi, delle modelle/amanti che aspettano impazientemente il loro turno nella super suite di un hotel sul Duomo e intanto seminano il numero di cellulare per la gioia dell'ingenuo magazziniere di un supermercato di periferia. A far da contraltare la Milano degli onesti e della buona gente, con Valeria Golino, coraggioso capitano della Guardia di Finanza che prudentemente vive in una casa di ringhiera, e Giuseppe Battiston, benzinaio con la fedina penale macchiata da un brutto delitto e la passione dell'opera, che cerca redenzione e amore in una prostituta che arriva dell'est. Molti argomenti, molte storie, che si sfiorano, si intrecciano, inconsapevolmente, anche solo per un istante.

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I figli degli uomini ····

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I figli degli uomini ····

Image I figli degli uomini (Children of Men) porta la firma del regista d’origine messicana Alfonso Cuarón, cui si deve l’ultima versione delle gesta di Harry Potter, Il prigioniero di Azkaban, (Harry Potter and the Prisoner of Azkaban, 2004), ma, soprattutto, della straordinaria commedia amara Y tu mamá también (Anche tua madre, 2001). La sceneggiatura rielabora un romanzo di P.D. James, pubblicato nel 1992, e colloca la storia in un immaginario futuro, il 2027, in un mondo ove, da ben 19 anni, non nascono più bambini. Le tensioni fra ricchi e poveri, inoltre, hanno portato ad uno stato di guerra permanente con la reclusione in campi di concentramento degli immigrati, il susseguirsi degli attentati, la costruzione di zone iperprotette riservate alle elite del potere.

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