54mo Karlovy Vary International Film Festival

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Leggi tutto...28 giugno – 6 luglio 2019

sito web:http://www.kviff.com/en/homepage

Karlovy Vary, (in tedesco Karlsbad, letteralmente Terme di Carlo) è una città della Repubblica Ceca che trae il nome dall'imperatore Carlo IV di Lussemburgo che la fondò nel 1370. Oggi è una grande località termale, la principale delle tre che compongono il triangolo del benessere (le altre due sono Mariánské Lázně – cinematograficamente più nota col nome tedesco di Marienbad - e Františkovy Lázně). La città è posta a pochi chilometri dalla frontiera con la Germania per cui è una delle mete del turismo tedesco. Qui dal 1948, ma la fondazione data dal 1946, si tiene un Festival internazionale del cinema che è più importante nella Repubblica Ceca e uno dei maggiori appuntamenti cinematografici mondiali. Il programma propone ogni anno una dozzina di film che partecipano alla competizione, oltre a qualche altro fuori concorso.

 

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Rapina a Stoccolma

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Rapina a Stoccolma

Il film, diretto da Robert Budreau e interpretato da Ethan Hawke nel ruolo del malvivente dal cuore tenero, propone questa anomala storia vera, dal sapore tragicomico, nella quale il ‘cattivo’ riuscì con i suoi modi bizzarri ad accattivarsi le simpatie e l’aiuto dei suoi sequestrati, soprattutto di una ragazza che si innamorò di lui: tutti assieme si rivoltarono contro le autorità per tentare di ottenere il perdono giudiziario per il loro sequestratore. Rapina a Stoccolma è una crime comedy basata su fatti realmente accaduti, una rapina dai risvolti psicologici complessi tuttora studiati e citati. Il film prende spunto dalla rapina avvenuta nel 1973 presso la Kreditbank di Stoccolma, dove un uomo prese in ostaggio tre dipendenti della banca. 

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La Bambola Assassina

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La Bambola Assassina

Distribuito nei cinema italiani da Koch Media attraverso la propria etichetta horror Midnight Factory, il film è remake e reebot dell’omonimo horror realizzato nel 1988 da Tom Holland; nel corso degli anni, sei film si sono basati su questa idea per creare prodotti di diversa qualità, tutti accomunati da un certo humor nero, che ha permesso alla perfida bambola di divenire un’icona della paura. L’idea base è abbastanza debole ma grazie al mestiere dei vari sceneggiatori che si sono alternati nella realizzazione, Buddi la bambola assassina ha saputo sopravvivere a se stessa. 

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Arrivederci professore

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Arrivederci professore

Girato nel giugno 2017 in Canada, ha dovuto attendere un anno per essere presentato in anteprima allo Zurich Film Festival. Opera seconda di Wayne Roberts – aveva debuttato dietro la macchina da presa con il dramma Katie Says Goodbye (2016) mai distribuito in Italia - non ha saputo interessare, coinvolgere, portare avanti una storia in maniera accettabile. Nonostante si sviluppi in soli 90 minuti, il film riesce ad annoiare, confermando anche la crisi di Johnny Depp che continua ad attraversare  un periodo particolarmente negativo: sembra impossibile pensare che sia stato un attore in grado di emozionare con interpretazioni di ottimo livello.

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Beautiful Boy

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Beautiful Boy

Giunge con buon ritardo sui nostri schermi un film drammatico basato sul bestseller Beautiful Boy di David Sheff e Tweak, l’autobiografia scritta dal figlio Nic Sheff. Padre e figlio, giornalista e tossicodipendente uniti dalla stessa disperazione. Il film è sicuramente interessante soprattutto per il tipo di vicenda che racconta, con una famiglia apparentemente perfetta che si trova a combattere tutta assieme per aiutare a riemergere dal tunnel dei paradisi artificiali il figlio maggiore, che inconsciamente diviene drogato dopo avere provato dall’età di 12 anni varie sostanze; la sua è una sperimentazione che sfugge nella sua gravità all’attenzione dei genitori.

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Blue My Mind - Il segreto dei miei anni

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Blue My Mind - Il segreto dei miei anni

Realizzato in Svizzera, diremmo quasi in famiglia (l’altro sceneggiatore, Dominik Locher, è marito della regista), soffre di molte ingenuità che lo riducono ad un insieme scomposto di varie idee male amalgamate tra di loro. In Goliath (2017) da lui diretto lei era cosceneggiatrice: bello questo affiatamento tra loro ma, forse, la presenza di collaboratori più esperti avrebbe permesso ad entrambi di realizzare opere migliori. Troppi momenti ‘detti’ ma non giustificati dalla storia, idee che non hanno uno sviluppo o giustificazione. È sicuramente onesto negli intenti, ma si limita ad essere semplicemente un’occasione perduta. Una quindicenne sta attraversando un periodo di forte trasformazione che le fa mettere in discussione tutta la sua esistenza, arrivando anche a sospettare di essere stata adottata (e i genitori mai le dicono che sbaglia). Diventa amica di Gianna, ragazza problematica che ha già sperimentato ogni cosa. Per sentirsi accettata da lei e dalle sue amiche accetta una naturale sessualità un po’ disinibita ma ben presto annega nell’alcool, si dedica a furti nei centri commerciali e si esibisce con magliette alzate in cima a un cavalcavia. L’adolescente ha trasformazioni del corpo, ma non solo nelle sue funzionalità fisiche: il corpo è interessato a strani cambiamenti, inizialmente minimi ma proseguendo nel tempo sempre più radicali e sconvolgenti. Cerca di combattere la Natura, ma per lei non c’è nulla da fare neanche cercando una via d’uscita nel sesso e droghe. Se non accetta queste trasformazioni, sarà incapace per sempre di trovare un equilibrio con sé stessa. Ha paura di sé stessa e di quello che sente potrebbe essere il suo futuro di adulta diversa dagli altri.

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Climax

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Climax

Gaspar Noé è un regista che divide in maniera notevole sia pubblico che critica: i suoi ammiratori sono pari a quanti lo considerano l’icona della negatività nel cinema cosiddetto d’autore. Il cinquantacinquenne argentino crea film che fanno sempre discutere perché volutamente contorti e spesso urtanti. 

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Pets 2: Vita da animali

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Pets 2: Vita da animali

Lo sceneggiatore Brian Lynch è molto quotato dopo avere azzeccato due dei massimi successi del cinema d’animazione degli ultimi anni, entrambi  scritti in solitaria: Minions (2015) e Pets - Vita da animali (The Secret Life of Pets, 2016).

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Il Grande Salto

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Il Grande Salto

Giorgio Tirabassi è attore che spazia dal comico al drammatico con grande bravura, riuscendo ad essere sempre il personaggio che interpreta in quel momento, con tutte le sue sfumature. Avvicinandosi alla regia, ha cercato di realizzare un film in cui siano presenti comico, commedia, melodramma ma, dopo la prima parte in cui l’equilibrio è bene presente (anche se la comicità è componente più elevata) il regista sembra non avere la capacità di scegliere uno stile, rendendo molto frammentario quello che appare sullo schermo.

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American animals

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American animals

American animals, in programmazione in questi giorni nelle sale italiane, è una pellicola del 2018, sceneggiata e diretta dal giovane documentarista Bart Layton, classe 1974, al suo esordio alla regia. La vicenda raccontata si ispira ad una storia realmente accaduta nel 2003, quando quattro studenti universitari intentano il furto di un rarissimo manoscritto, dal grande valore e custodito con limitate misure di sicurezza, nella biblioteca della Transylvania University di Lexington in Kentucky. Sorprendentemente l’impresa riesce e per i quattro è l’inizio di un viaggio destinato al fallimento in un susseguirsi di tentativi goffi e maldestri ma soprattutto vani di rivendere la refurtiva. Nel ruolo dei quattro studenti, si cimentano quattro giovani promesse delle serie televisive americane: Evan Peters, nel ruolo di Spencer, un annoiato e svogliato studente d'arte che sente nella sua vita l'assenza di qualcosa di significativo che lo ispiri, Berry Koeghan (Warren), nei panni dell’amico d’infanzia, giocatore di calcio ma insoddisfatto del college e della sua mediocre vita di privilegi; Blake Jenner e Jared Abrhamson, nei panni rispettivamente di Erik e Chas, anch’essi compagni di college che si lascano coinvolgere con falese promesse, più per noia che per una reale motivazione. Layton è bravo nel mescolare realtà e commedia nel ricostruire uno spaccato della provincia americana, bianca e benestante, incarnata da una generazione di trentenni, insoddisfatti, senza prospettive e ideali, a cui non manca di niente ma è priva di quegli anticorpi necessari per vivere e farsi strada con le proprie forze nella società. Buona la scelta da parte del regista di inframezzare la narrazione con le interviste di commento ai veri protagonisti della vicenda, che hanno sbagliato e hanno pagato un prezzo importante, ciascuno latore di una versione dei fatti. L’esito è una commedia agrodolce, che ha ritmo e aspetti anche ironici, con un finale aperto su come siano davvero andate le cose.

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